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Monastier reagisce al coronavirus con baby sitter e nuove forme solidali

La comunità , nella scorsa seconda settimana di scuole chiuse per prevenzione da contagio, è stata protagonista di una bella iniziativa di auto-mutuo-aiuto, informale, promossa dalla sindaca Paola Moro insieme alla sua Amministrazione comunale.

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Monastier reagisce al coronavirus con baby sitter e nuove forme solidali

La comunità di Monastier, nella scorsa seconda settimana di scuole chiuse per prevenzione da contagio, è stata protagonista di una bella iniziativa di auto-mutuo-aiuto, informale, promossa dalla sindaca Paola Moro insieme alla sua Amministrazione comunale. Un servizio di assistenza momentanea, su base volontaria, pensato per famiglie con bambini piccoli che non hanno una rete familiare o amicale vicina, magari impossibilitate a pagare una babysitter per così tanti giorni di fila.

“L’idea ci è balenata - ha spiegato la sindaca di Monastier - quando abbiamo saputo che le scuole sarebbero rimaste chiuse ancora una settimana (ora due, ndr). Per esperienza diretta (Moro è mamma di tre figli e nonna di tre nipotini), so bene quanto sia difficile per le famiglie conciliare lavoro, casa e magari gestione di figli piccoli. Così, come Amministrazione comunale, ci siamo consultati rapidamente, abbiamo verificato la fattibilità della proposta e domenica a mezzogiorno abbiamo cominciato a diffondere l’idea attraverso canali informali, come le chat dei genitori e i contatti nostri personali”.

Nel messaggio inoltrato c’era scritto più o meno così: “La solidarietà è sempre stata il nostro punto di forza! La prossima settimana le scuole continueranno a rimanere chiuse per le misure stabilite dal Ministero della Salute e dalla Regione Veneto, su consiglio del Comitato scientifico. Questo crea notevoli disagi, uno dei quali è la difficoltà per alcune famiglie ad avere un servizio di babysitter per i bambini. Si tratta di genitori che non hanno rete familiare o da poco residenti a Monastier. Chiedo se ci sono casi così descritti, di cui siete a conoscenza, e se eventualmente c’è qualcuno di voi disposto a fare qualche ora di servizio per questo disagio. Abbiamo anche la disponibilità degli ragazzi grandi del clan/fuoco Agesci di Monastier e del gruppo scout. Naturalmente, nella massima libertà! Abbiamo pure l’assenso del direttore dell’Ulss2, pur con il rapporto di uno a uno, e purché tutte le persone coinvolte siano in buona salute, senza presentare sintomi influenzali. Stiamo sperimentando qualcosa di nuovo, quindi, chiedo comprensione reciproca”.

L’originale iniziativa è stata gestita direttamente dalla sindaca Moro, che ha creato il contatto tra i volontari e le famiglie che hanno richiesto supporto. Tre in totale le famiglie con bimbi di età primaria/medie che hanno chiesto aiuto; con qualche difficoltà negli “incastri”, per tutti si è trovata una soluzione. Insomma, a Monastier si è sperimentata concretamente una nuova forma di solidarietà tra famiglie e una rete solidale, informale, ha preso forma, a vantaggio di tutti. Un’esperienza che potrebbe fare nascere ulteriori iniziative di supporto, chissà. 

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