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Spresiano: il "Sì" di Federico Parise

Ordinazione sacerdotale il 19 febbraio a Roma, tra i gesuiti. La vocazione dentro a un percorso di fede altalenante. Importante l’esperienza nell’Agesci

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Spresiano: il "Sì" di Federico Parise

La comunità di Spresiano torna a festeggiare un nuovo sacerdote. Si tratta di Federico Parise, 37 anni, che dopo il percorso portato avanti nella Compagnia di Gesù sarà ordinato a Roma, nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, sabato prossimo, 19 febbraio. Tra i concelebranti ci sarà anche il parroco di Spresiano, don Giuseppe Viero; oltre ai familiari, sarà presente un gruppo di spresianesi, soprattutto dell’Agesci, l’associazione scoutistica frequentata da Federico.

Una vocazione adulta, quella di Federico, concretizzatasi dentro a un percorso di fede altalenante e una passione per la Cina, importante nella scelta di diventare sacerdote gesuita.
“Da ragazzo, come molti, ho frequentato la parrocchia di Spresiano e soprattutto gli scout - racconta -. Poi, però, la mia fede, come accade a tanti giovani, si è affievolita, la mia ricerca si è interrotta. Ho dedicato energie allo studio, al liceo Scientifico Da Vinci di Treviso, e poi, sempre a Treviso, nella facoltà di Traduzione e interpretariato di Ca’ Foscari. Mi sono specializzato in lingua cinese e già a quei tempi ebbi modo di conoscere la figura di Matteo Ricci, il gesuita evangelizzatore della Cina. Dopo la laurea, ho lavorato a Montebelluna, anche con mansioni di responsabilità”.

Un giorno, i vecchi amici scout si fecero vivi: “Mi chiesero di collaborare a un campo come cambusiere. Anche se non si trattava di un servizio educativo, fu un’esperienza bella e toccante, tornai a contatto con i ragazzi. Così tornai a far parte dell’Agesci, mi chiesero di entrare nella comunità capi. Ero gratificato nel mio lavoro e anche tornare a fare servizio mi piaceva molto. Ma cercavo qualcosa di più”.

Ecco, dunque, farsi strada la vocazione. Riemerse anche il ricordo di Matteo Ricci, e Federico si recò a Padova, al Prato della Valle, al centro Antonianum dei gesuiti. Era il 2009, e da lì iniziò il suo percorso: due anni di noviziato a Genova, due anni di Filosofia a Roma, un’estate in Cina e un’esperienza missionaria in Albania a Scutari. “Dei gesuiti - continua - ma ha affascinato la spiritualità dei due poli, centrata su Dio e sulll’impegno nel mondo, sulla sequela dell’umanità di Cristo incarnato, capace di coniugare trascendenza e attenzione appunto al mondo, visto anche nella sua positività. Rimane il desiderio missionario, anche se non è necessariamente legato alla Cina”. E resta forte anche il legame con Spresiano: “Ci sono sempre tornato, ogni anno, a casa dei miei genitori. Conservo relazioni di amicizia con i capi scout, che in questi anni mi hanno accompagnato e sostenuto, sento la vicinanza e l’amicizia anche degli amici che non credono. I genitori e mia sorella mi sono sempre stati vicini e sono i primi a essere emozionati”.

Pensando al suo percorso di fede si sente di chiedere una cosa alla Chiesa: “La mia esperienza mi porta a dire che la relazione con Dio la viviamo rileggendo la nostra storia, la Chiesa deve instaurare relazioni positive, scommettere sull’umanità e accompagnarla, senza puntare su ritorni immediati”. Intanto, dopo l’ordinazione, la comunità di Spresiano si prepara a festeggiarlo domenica 27 febbraio.

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