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Tra Breda e Maserada campanili più vicini

Il Vescovo arriva nel vicariato di Spresiano e la prima tappa è la collaborazione di Breda-Maserada. La gente del Piave è legata alle proprie parrocchie, ma si sta aprendo al nuovo cammino, che interpella in profondità preti e laici.

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Tra Breda e Maserada campanili più vicini

Due comuni, unificati dalla presenza del Piave, che scorre a nordest degli abitati. 7 parrocchie, mediamente non molto grandi, da sempre punto di riferimento per la popolazione. Territori laboriosi, a vocazione agricola, ma non privi di importanti aziende, come la Monti a Varago. E’ la veloce carta d’identità di Maserada e Breda di Piave, con le loro parrocchie. Proprio la collaborazione di Breda-Maserada è la prima tappa della visita pastorale del vescovo Gianfranco Agostino Gardin nel vicariato di Spresiano.
Un dato è particolarmente significativo: solo cinque-sei anni fa, in ciascuna delle sette parrocchie, anche nelle più piccole, come Candelù, Saletto e San Bartolomeo, risiedeva un parroco, in qualche caso parecchio anziano. Oggi i parroci sono quattro e tre di loro seguono due parrocchie. L’eccezione è don Mirco Moro, parroco di Maserada, la parrocchia più popolosa, con circa 5 mila abitanti. Le altre due parrocchie del comune, Varago e Candelù, hanno come parroco don Riccardo Zanchin. Se ci spostiamo nella vicina Breda, vediamo che il parroco del capoluogo, don Stefano Vidotto, segue anche Saletto, mentre don Giorgio Tamai ha la cura pastorale di Pero e San Bartolomeo. Nei mesi scorsi tra le sette comunità è stata istituita ufficialmente la Collaborazione pastorale. Un cammino inedito, sul quale abbiamo sentito i quattro parroci.
Spiega don Stefano Vidotto, parroco di Breda e coordinatore della Collaborazione: “Il percorso non è improntato solo al fare, siamo in fase di elaborazione e riflessione, cosa vuol dire essere chiesa oggi? Ci siamo ritrovati con i consigli pastorali allargati di tutte le parrocchie e la visita del Vescovo è un’occasione per iniziare a collaborare nei diversi ambiti pastorali. Certo, la collaborazione su alcune cose è viva già da tempo, ma è più facile viverla dentro ciascuna realtà comunale”.
“Ci si muove  a piccoli passi - conferma don Giorgio Tamai -, il contatto le persone più impegnate in parrocchia porta a mettere insieme servizi ed iniziative, è uno stile che cresce piano piano. Dobbiamo ammettere, però, che in questa integrazione tra parrocchie ci sono due livelli: riusciamo a raggiungere coloro che partecipano alla vita pastorale, mentre per gli altri la cosa è più difficile”. Non mancano però segni che avanzano e aprono alla speranza, come fa notare don Mirco Moro: “A livello di operatori pastorali la rete si è infittita, la cosa è più evidente nella Caritas e nella catechesi”.
Don Riccardo Zanchin fa notare che “le novità, soprattutto a livello di sacerdoti, sono vissute con più fatica soprattutto dagli anziani, abituati ad avere il prete come punto di riferimento. Tra i collaboratori pastorali c’è comprensione e riflessione, sentono il cambiamento come noi preti, necessario e inevitabile. Poi c’è una terza area, gli spettatori o indifferenti, preoccupati spesso di avere il servizio. Ma anche chi è lontano dalla pratica religiosa mostra di tenere alla parrocchia e al campanile. La realtà sta cambiando in fretta, anche nei piccoli paesi. Mantengono l’identità attorno al campanile ma la realtà cambia, l’aspetto religioso è vissuto con accentuazione personale, le scelte sono mie. Aumentano cristiani sulla soglia”.
Una fede spesso “fai da te”, cammini che procedono “per eventi”, in modo frammentato, sono alcuni dei problemi colti dai parroci: “A Maserada - dice don Mirco - gli stessi gruppi famiglia vivono momenti di difficoltà, gli incontri per genitori sono partecipati da una minoranza”.
Conferma don Stefano: “Le iniziative sono tante, la risposta non sempre c’è. Fatichiamo ad incrociare la realtà delle famiglie. Anche se le iniziative non mancano, a Breda ad esempio ci sono tre gruppi famiglie, quasi tutti composti da famiglie «foreste»”.
La relazione personale è un altro aspetto problematico, riflette don Giorgio: “C’è la domanda ma noi facciamo fatica, eppure un contatto più frequente ci farebbe leggere più da vicino la realtà delle persone”. La conversazione si sposta sul positivo rapporto che le parrocchie hanno con il territorio, con le numerose realtà del terzo settore e del volontariato. Le scuole materne, presenti quasi in ogni parrocchia, anche se con assetti diversi (da quest’anno si sono unificate le realtà di Saletto e S. Bartolomeo), sono una realtà importante e consolidata, anche se oggi stanno soffrendo. La crisi, poi, si fa sentire, “in modo forte per il 20% della popolazione - riflette don Riccardo -, in buona parte tra gli stranieri. Altri hanno ridotto i consumi, soprattutto per  timore del futuro. Ma credo che anche questo momento sia un passaggio, anche nella difficoltà c’è dal leggere l’azione dello Spirito e la richiesta per una chiesa più umile”.

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