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A Scorzè la nuova cappella eucaristica, opera di Marko Rupnik

Rappresentata la Gerusalemme celeste e una pittura "a secco" con due scene del Nuovo Testamento. Presenti anche san Benedetto, santa Teresa e Chiara Corbella

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A Scorzè la nuova cappella eucaristica, opera di Marko Rupnik

Si sono conclusi la settimana scorsa i lavori di realizzazione della nuova cappella dell’Eucaristia all’interno della chiesa di Scorzè. L’ideazione e l’esecuzione dell’opera è stata affidata a padre Marko Rupnik, noto teologo e artista gesuita, coadiuvato da tredici membri del centro Aletti di Roma. Da cinque anni la comunità parrocchiale di Scorzè attendeva quest’opera, che risponde al desiderio di avere un luogo di preghiera, adorazione e incontro intimo e raccolto con Cristo per diventare noi una sua manifestazione nel mondo, come ha sottolineato il parroco, don Massimo Gallina.

Una catechesi esplicativa
Giovedì sera 10 giugno, quando i lavori erano quasi al termine, padre Rupnik ha tenuto una catechesi esplicativa della sua opera, nella quale, oltre a descrivere le pitture e i mosaici realizzati a Scorzè, ha raccontato la storia e il significato delle decorazioni musive e figurative delle nostre chiese. Esse infatti dovrebbero rappresentare il corpo di Cristo, esserne il suo autoritratto, e i fedeli che vi entrano dovrebbero sentire di entrare immediatamente in comunione con Lui e con tutta la comunità dei credenti. Ecco dunque che una cappella eucaristica, luogo privilegiato che ospita Cristo Eucaristia, si configura come un luogo in cui non si sta “con Cristo, ma in Cristo”, un luogo in cui si entra in comunione profonda con Lui e con tutta la comunità dei credenti, un luogo che non è solo di culto ma di vita vera e propria.

Nella piazza d’oro della Gerusalemme celeste

In particolare, a Scorzè, il fedele che entra nella nuova cappella si trova già nella piazza d’oro della Gerusalemme celeste, rappresentata da un muro al di fuori del quale si trova il tabernacolo, cibo per entrare in essa. Accanto al tabernacolo, il trono con l’Agnello immolato ai cui lati si trovano Maria, colei che ha dato la vita a Cristo, e san Giovanni Battista, colui che lo ha rivelato al mondo. Alla destra sono visibili tante finestre delle case e dei palazzi che si affacciano alla piazza d’oro. Si tratta di volti di bambini, che ci ricordano come siamo tutti figli di Dio; volti di santi o altri fedeli che, come noi, guardano verso l’Agnello: san Benedetto, patrono di Scorzè, santa Teresa di Lisieux con i genitori (i santi coniugi Louis e Marie-Azélie Martin), la serva di Dio Chiara Corbella Petrillo con i suoi due bambini già con lei in cielo, Maria Grazia Letizia e Giovanni Davide. Ecco allora che si compie l’unione tra la Chiesa della gloria e la Chiesa della storia: tutti assieme, in una comunione spirituale che supera le barriere temporali, guardiamo e camminiamo verso la gloria di Cristo. Il tabernacolo, in particolare, si trova costruito sul colore nero, simbolo della notte nella quale tante volte Egli si è manifestato, a ricordare la sua azione salvifica, che viene a risollevarci proprio quando ci troviamo nelle nostre oscurità

Una pittura “a secco”
Sul lato sinistro della cappella padre Marko ha realizzato una pittura “a secco” che rappresenta due scene del Nuovo Testamento: Gesù che riporta in vita la figlia dodicenne del capo della sinagoga (Talità kum) e Pietro che, dipinto proprio sui piedi di Cristo, riporta in vita la discepola Tabità-Gazzella. Ecco allora il significato: la nostra vita unita a Dio sia un continuo manifestare la presenza di Cristo tra noi, anche nei nostri gesti, che ci permettono di portare vita come Lui ha fatto con noi. All’uscita, infine, un altro dipinto: la scena di Abramo alle querce di Mamre, luogo in cui egli, con la moglie Sara, si apre a un’accoglienza stupenda verso i tre ospiti che lo visitano e dimostra quindi di essere pronto ad accogliere la vita di quel figlio che attendeva da tanto tempo come un dono di Dio. Questa scena accompagna il fedele all’uscita dalla cappella, con l’invito a manifestare in gesti di amore e accoglienza verso gli altri quanto sperimentato nell’intimità dell’amore di Cristo.
La comunità parrocchiale di Scorzè ha vissuto davvero una settimana feconda: la presenza di padre Marko, che ha celebrato la messa tutte le mattine offrendo nelle omelie la sapienza spirituale della Chiesa, è stata occasione di crescita nella fede. Vedere l’armonia e la comunione con cui hanno lavorato i membri dell’équipe del centro Aletti, provenienti da luoghi e anche nazioni diverse, è stato per tutti un segno di unità e comunione tra cristiani.

La settimana precedente suor Sonia Guerini, in un incontro preparatorio sull’arte liturgica come bellezza che nasce dalla comunione tra persone, aveva sottolineato come in realtà una cappella eucaristica non viene del tutto portata a termine dall’artista che la realizza: essa si trasforma continuamente con le preghiere di chi la vista e la vive, con le gioie e le fatiche presentate ogni giorno a Cristo. Con questo augurio e questo invito, padre Marko ha consegnato alla parrocchia e a tutta la Chiesa la sua opera, affinché essa sia non qualcosa da ammirare ma da vivere continuamente, per assaporare in essa la gioia della comunione nel Risorto e con la Chiesa intera.

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