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A Spinea un cammino per tre

Il 28 gennaio  il Vescovo arriva nella Collaborazione di Spinea,  che comprende tre parrocchie, unite fino a 50 anni fa, guidate da due pastori. Una città che soffre i problemi comuni di altri paesi del territorio, ma anche una realtà vivace e partecipata specialmente a livello sociale ed ecclesiale.

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A Spinea un cammino per tre

Una città che soffre i problemi comuni ad altri paesi del territorio: crisi lavorativa, popolazione anziana, fragilità della famiglia. Ma anche una città molto vivace, attiva, molto partecipata specialmente a livello sociale e di comunità cristiana. Una realtà che ha delle grandi potenzialità perché c’è una grande partecipazione di laici responsabili e attenti. Ecco Spinea, oltre 27 mila abitanti con tre parrocchie, secondo quanto emerge ascoltando il racconto dei sacerdoti che guidano questa parte di territorio diocesano. Un contesto urbano ai confini della diocesi di Treviso che il Vescovo si appresta a visitare, dal 28 gennaio al 1° febbraio.
“Senz’altro il nostro Vescovo troverà una realtà positiva e dalle grandi potenzialità – conferma don Marcello Miele a capo delle comunità di Orgnano e Crea -. Le nostre parrocchie vivono in un territorio ben definito, ovvero quello della periferia di Venezia. Spesso è proprio qui che si scarica il disagio della grande città. La parrocchia di Santa Bertilla, e anche quella di Crea, è composta in prevalenza da persone anziane che hanno lavorato in fabbrica, nella Porto Marghera di un tempo. La crisi di Marghera è stata molto sentita: quando chiude una fabbrica il numero dei lavoratori coinvolti è alto. Abbiamo poi la presenza di un buon numero di case popolari del Comune di Venezia con persone che si sentono prima di tutto veneziane e con problematiche non facilmente risolvibili. Nonostante tutto, però, le famiglie chiedono quasi tutte la formazione cristiana per i propri figli, e a catechismo si registrano ancora livelli molto alti di partecipazione, intorno al 95 per cento. Anche da noi c’è meno richiesta di battesimi che sono in diminuzione rispetto agli anni scorsi, anche per un calo demografico generalizzato. Tiene la richiesta di seppellire i propri cari in modo cristiano, quindi sono molti i funerali che celebriamo, mentre quella che è caduta in maniera esponenziale è la richiesta di matrimoni: noi siamo fermi a 10 matrimoni in un anno”.
Dall’altra parte della città c’è Crea. La parrocchia ha subìto lo smembramento a causa del Passante di Mestre e della camionabile. Chi è rimasto di qua della camionabile e del Passante non riesce ad andare a Crea perché rischia la vita, così è più agevole raggiungere Mirano. “In questo contesto – continua don Miele - la comunità vive una dinamica molto difficile. Nonostante tutto non ci siamo persi d’animo ed abbiamo voluto puntare sempre di più sulle famiglie adattando e adeguando le strutture per le attività delle famiglie e dei gruppi organizzati. Con gli scout dell’Agesci e con l’Azione cattolica, per esempio, sono emerse molte potenzialità a livello di famiglie giovani che forse fino a poco tempo fa non emergevano. Così oggi sono diverse le famiglie con bambini anche piccoli, che sono coinvolte nella catechesi, nel Grest, nell’Eucaristia domenicale, in uno spazio comunitario che rende visibile la comunità cristiana nel suo essere comunità viva”.  
“Per me che sono arrivato da poco a Spinea – aggiunge il parroco di San Vito e Modesto don Flavio Gobbo – è ancora prematuro poter esprimere una valutazione sistematica e approfondita della parrocchia. Provenendo da comunità numericamente più piccole  dove era più immediata la percezione di una reale vicinanza, qui oggi mi trovo in mezzo a tanta gente con molte situazioni diverse. L’elemento positivo che sto constatando è il desiderio di fare, di camminare insieme, di costruire, di collaborare, e questo lo ritengo un buon auspicio per il mio ministero e per il fatto di portare avanti iniziative ed esperienze pastorali che coinvolgono tutti”.
Uno sguardo sul pianeta giovanile lo offre il vicario parrocchiale di San Vito e Modesto, don Paolo Slompo. “Senza dubbio i giovani rispetto a 15-20 anni fa trovano molte proposte sul territorio. Mi sono accorto, venendo qui a Spinea, che è la realtà sportiva quella che coinvolge maggiormente il loro tempo. Certo c’è la scuola, però subito dopo viene lo sport. Le proposte che rivolgiamo ai gruppi delle superiori, ma anche agli over 25, cercano per esempio di raccogliere le loro domande più profonde, domande sulla felicità, sul futuro, sui progetti di vita. Forse quelle domande che altri impegni o svaghi non riescono a «tirar fuori». Un compito sicuramente molto importante e anche difficile, ma che se ben proposto può portare molti frutti”.

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