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Conoscere papa Francesco: due serate a Mirano con don Nicolini e Stefania Falasca

Francesco, “l’argentino venuto a Roma a fare il papa”, è stato l’oggetto di due belle conversazioni promosse dalla parrocchia. La giornalista di “Avvenire”, che conosceva Jorge Mario Bergoglio già da cardinale, ha individuato il “filo d’oro” del ministero di papa Francesco nel suo considerarsi “un peccatore perdonato, uno a cui Cristo ha guardato”.

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Conoscere papa Francesco: due serate a Mirano con don Nicolini e Stefania Falasca

Francesco, “l’argentino venuto a Roma a fare il papa”, è stato l’oggetto di due belle conversazioni che la parrocchia San Michele di Mirano si è regalata in questa primavera. “Il 17 aprile abbiamo ascoltato don Giovanni Nicolini, sacerdote di Bologna e assistente nazionale delle Acli, che ci ha affascinati con sapienza e semplicità sul tema dell’«uscire» come cifra globale del ministero di Francesco - spiegano i promotori -; la serata è stata una bella e commossa lettura della parabola del Padre Misericordioso, «che rimane con il naso appiccicato alla finestra e dal quel vetro non si sposta mai, tanto che a un certo punto vede suo figlio quand’è ancora lontano. A quel punto corre fuori, gli salta addosso, gli getta le braccia al collo e lo bacia… I criteri del buon senso sono capovolti. Esattamente come sta facendo l’Argentino!»”. Papa Francesco ci ricorda che Dio è come questo padre, che “i suoi figli se li vuole portare tutti a casa: il nostro è un Dio-fuori che chiede alla sua Chiesa di uscire”, perché “questo è il momento non del giudizio, ma del soccorso e dell’accoglienza”. Francesco con le sue Lettere “inondate di misericordia” ci dice che nessuno più è fuori della Chiesa, nessuno è escluso dalla santità: quello testimoniato da Francesco è un amore “di madre”, sempre pronta a varcare i confini per riportare la pace tra i figli. Come nel capitolo 25 di Matteo, “Dio Padre strizza l’occhiolino a suo figlio Gesù, e lo invita a riunire tutte le genti, tutte queste variopinte popolazioni del mondo, stupite e meravigliate” che la santità sia cosa anche per loro.
Il 3 maggio Stefania Falasca, giornalista di “Avvenire”, che conosceva Jorge Mario Bergoglio già da cardinale, ha individuato il “filo d’oro” del ministero di papa Francesco nel suo considerarsi “un peccatore perdonato, uno a cui Cristo ha guardato”. Tale sguardo di Cristo è ciò che Francesco sempre vuole comunicare, attraverso gli incontri personali, i gesti ecumenici, i viaggi in tutti i luoghi (“lui che da vescovo di Buenos Aires non si muoveva mai!”), con il Giubileo della Misericordia. La Falasca, presentata da Bruno Desidera, giornalista della Vita del popolo, ha descritto come “sola vera rivoluzione” di papa Francesco la sua scelta di cominciare tutte le giornate con la messa in Santa Marta: attraverso la predicazione, egli rimette al centro della Chiesa Cristo e il Vangelo. Tutte le strade da lui battute con accenti nuovi, infatti, sono le stesse strade tracciate dal Concilio Vaticano II: sinodalità, povertà, collegialità, unità dei cristiani. E proprio la familiarità e il linguaggio “conversevole” di Francesco, che lo caratterizzano, non sono un cedere alla moda dei tempi, ma una chiara scelta teologica affinché “il messaggio arrivi a tutti: altrimenti, ne va della salvezza di ognuno” (S. Agostino). Ha concluso Falasca: “San Giovanni XXIII sul letto di morte disse: «Non è il Vangelo che cambia, siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio». Con papa Francesco abbiamo questa grande possibilità”.
Due serate stimolanti, dunque, che hanno rafforzato non solo la simpatia per papa Francesco, ma anche la consapevolezza di alcune vie per le quali, attraverso il suo ministero, lo Spirito Santo ci invita a camminare.

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