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Le parole di una mamma di Noale: "Benedico il grest"

“Si gioca, si canta, si prega, si sta insieme. E in mezzo a questa meraviglia, di sicuro, Gesù c’è”

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Le parole di una mamma di Noale: "Benedico il grest"

“Sia benedetto il grest!”. Quest’anno mi sono ritrovata spesso a ripetere questa frase. I motivi sono tanti e tutti verificati e sperimentati personalmente e anche indirettamente tramite i miei tre figli. La parrocchia di Noale è certamente attiva su molti fronti e le proposte a ragazzi e ragazze non mancano di certo. L’appuntamento del grest è attesissimo non solo per chi vi partecipa, ma sento di poter dire che lo è, anche e forse soprattutto, per noi genitori. Sono molteplici le motivazioni che mi portano a benedire il grest.

Sia benedetto il grest per il costo. L’estate è un periodo lunghissimo di vacanza per i nostri ragazzi e le nostre ragazze. Il calendario scolastico italiano si basa ancora sui tempi di raccolta del grano, e prevede 3 mesi di chiusura delle scuole. Periodo che, nella stragrande maggioranza dei casi, non coincide con le ferie dei genitori. E’ un dato di fatto, dunque, che d’estate, ogni estate, si pone il problema: “Dove li mettiamo sti figlioli mentre noi genitori lavoriamo?”. Sì, ci sono i centri estivi. Che sono validi, ci mancherebbe, ma hanno costi che non tutti si possono permettere. I grest hanno costi democratici e nessuno, mai, viene tagliato fuori per motivi economici.
Sia benedetto il grest perché accoglie tutti e tutte. Non importa se fai parte dei gruppi parrocchiali, se durante l’anno ti sei fatto vedere poco in parrocchia o in oratorio. Non importa se sei di un’altra confessione religiosa o se sei lì solo perché ci va qualcuno che conosci.

Il grest non solo apre le porte a chiunque voglia partecipare, ma lo fa con competenza, preparazione e cura, anche grazie all’impegno di animatori e giovani sacerdoti. Il grest mette sul piatto il valore della condivisione e, davvero, è un luogo di aperture, ponti e mani tese all’altro.
Sia benedetto il grest perché crea legami e fa comunità. Nel caso di Noale, il grest dura 4 settimane. I ragazzi e le ragazze che vi partecipano, divisi in squadre, di età diverse e, spesso, non ancora amici tra di loro, imparano a conoscersi. Imparano a giocare insieme, a supportarsi, a mettersi in gioco. Imparano a condividere sentimenti e preghiere. Imparano ad ascoltare la Parola uno accanto all’altro, sotto un tendone, seduti per terra, schiena contro schiena. Un setting diverso dal solito, che sicuramente impatta nella vita di ciascuno. L’immagine che mi si materializza è quella del semino gettato nel petto di ciascuno. E mi pare bellissimo.

Sia benedetto il grest per i volontari e le volontarie. Più di una volta ho chiesto al nostro parroco perché fosse prevista solo la mattina. Giustamente mi è stato fatto notare che il grest esiste grazie all’impegno di volontari e volontarie. Giovani e adulti che spendono il loro tempo e le loro competenze a servizio dei nostri figli e figlie. Preziosi testimoni di scelte che sono, per davvero, di un valore inestimabile.
Sia benedetto il grest per la gioia di ritrovarsi con Gesù. Io sono assai felice quando, nei giorni del grest, passo vicino all’oratorio e vedo e sento che stanno pregando. Sento voci sottili e timide mischiate a vocioni di ragazzi e ragazze più grandi. Sento ridere e sento cantare le canzoni liturgiche che tutti e tutte conosciamo. Sento cantare i classiconi da oratorio (“E la strada si apre, passo dopo passo…”) che restano in testa tutto il giorno e che i miei figli, di ritorno a casa, fischiettano mentre apparecchiano la tavola per il pranzo. Sembra poca cosa. Ma, in mezzo a questa meraviglia, di sicuro, Gesù c’è.

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