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Messa in piazza per i defunti a Mirano, per la festa del Corpus Domini

“Un evento memorabile - ha detto il parroco don Artemio Favero durante l’omelia - non solo per chi abbiamo salutato senza una preghiera, ma anche perché siamo qui, diversi anche nelle fedi e nelle idee, per vivere un momento di fraternità, nella piazza che è stata avanguardia di umanità e sacrificio”.

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Messa in piazza per i defunti a Mirano, per la festa del Corpus Domini

“In un grande abbraccio abbiamo voluto stringere tutti quei fratelli e sorelle che abbiamo salutato senza un funerale. Li abbiamo voluti tutti con noi! E’ stato un evento forte, corale, vissuto con il cuore, carico di silenzio e di affetti. Abbiamo provato a disegnare una pagina di futuro. Forse un domani diverso passa di qui: nella ricerca di sinergie, di ciò che unisce più di ciò che divide, nel saper dire «basta» a violenze e squalifiche e cominciare a vivere «con e per» l’altro”. E’ questa la riflessione che il parroco di Mirano, don Artemio Favero, dopo la messa  che domenica scorsa, nella solennità del Corpus Domini, è stata celebrata nel luogo simbolo, anche da punto di vista civile, della città: piazza Martiri. Il motivo di questa celebrazione “speciale” è stato quello di ricordare i trenta defunti che nel periodo del Covid-19 non avevano avuto una messa funebre e non erano stati “salutati” adeguatamente, per motivi di forza maggiore, dai famigliari, dagli amici, dalla comunità tutta.

Rispettando le disposizioni previste per prevenire eventuali contagi, erano presenti anzitutto i famigliari dei defunti, e sono stati numerosi i fedeli che hanno partecipato alla messa, nel luogo dove, nel dicembre 1944, vennero uccisi sei giovani miranesi, e poco lontano altri sette.

“Un evento memorabile - ha detto il parroco durante l’omelia - non solo per chi abbiamo salutato senza una preghiera, ma anche perché siamo qui, diversi anche nelle fedi e nelle idee, per vivere un momento di fraternità, nella piazza che è stata avanguardia di umanità e sacrificio”. Un sacrificio che ricorda il dono più grande, di “un Dio che si spezza per te fino a farsi corpo e sangue da mangiare e bere”. Don Artemio ha ricordato le parole del Papa, “peggio della crisi c’è solo il dramma di sprecarla”. E allora, ha ammonito, “cogliamo questa occasione per rialzare lo sguardo e donarci agli altri”. (B.D.)

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