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Robegano: inaugurato dal Vescovo il restauro della chiesa-santuario

I lavori erano iniziati il 5 aprile, subito dopo Pasqua, e sono durati otto mesi.“Questo cammino non è ancora concluso - ha commentato don Filippo -. La speranza nasce quando c’è ancora da camminare, da crescere, da scoprire ciò che il Signore ha in serbo per noi. Grazie a tutta la comunità per quello che sa donare”

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Robegano: inaugurato dal Vescovo il restauro della chiesa santuario

“Una chiesa bella per essere belli” ha titolato don Filippo Facchin il suo editoriale su Comunità Aperta, il periodico della parrocchia di Robegano, presentando la conclusione dei lavori di restauro e di risanamento conservativo che hanno interessato i muri, gli intonaci, sia internamente che esternamente, il tetto, il pavimento e l’impianto elettrico della chiesa dei SS. Giacomo e Cristoforo e santuario della B.V. delle Grazie. Lavori iniziati il 5 aprile, subito dopo Pasqua e durati otto mesi.

Domenica 5 dicembre Robegano ha vissuto una vera giornata di comunità con mons. Michele Tomasi, vescovo di Treviso, invitato a benedire la chiesa dopo il restauro. Don Filippo ha detto che la chiesa “non è una bellezza appariscente, sfrontata nei colori, perfetta nelle proporzioni, uniformata a stili o gusti personali. È quella bellezza (eredità dei nostri padri) che è come la vita: ha colori, ma sono tenui e delicati, vanno cercati e gustati; ha armonia, ma non è frutto di uniformità”. Ma al cuore di tutto ha indicato che la vera bellezza è Dio. “Possiamo essere belli come la nostra chiesa, convertendoci, mettendoci assieme, ritrovando il gusto delle cose vere e semplici, in fondo, ritrovando e restaurando la nostra fede”.

Essere benedizione per questa terra e per questo tempo. Il vescovo Michele, subito dopo la relazione dei lavori, presentata da un componente del Consiglio pastorale, prendendo la parola ha ringraziato coloro che hanno messo il loro impegno e ha fatto i complimenti per il lavoro di restauro. “Ci sono due immagini: la chiesa come edificio è molto bella, è davvero bella - ha detto il vescovo - ed è un segno del nostro amore per la comunità e soprattutto per Dio. Ma la comunità parrocchiale deve essere più bella della chiesa, deve essere più accogliente, e lo è! Non deve escludere nessuno. Dobbiamo fare quella fatica che hanno fatto i nostri padri e le nostre madri costruendo la chiesa, e costruirci come comunità fondata sulla pietra angolare che è Gesù Cristo, con la sua capacità di amare e con la sua capacità di non sentirsi mai da soli. Con Gesù possiamo fare tutto, con Lui non abbiamo paura, con Lui quello che gli chiediamo ci viene concesso, se ogni cosa che viviamo realizza questo comando: Amatevi, vogliatevi bene gli uni gli altri. Non c’è limite che tenga, amare non è mai abbastanza. Allora questo è un segno bello: che voi insieme a questa bella chiesa siate comunità bella che cammina con il pastore bello e buono che è Gesù e possiamo insieme essere benedizione per questa nostra terra, per questo nostro tempo, che è un po’ difficile e complicato, e perciò ha bisogno di forza, di gioia e di speranza”.

La speranza e la fiammella. Prendendo lo spunto dalle letture della liturgia della II domenica di Avvento, mons. Tomasi ha centrato la sua omelia sulla virtù cristiana della speranza. “Il fatto stesso che siamo qui, vuol dire che ci aspettiamo ancora qualcosa dalla vita. Ormai nessuno va a messa per abitudine. Siamo qui per vedere e incontrare persone con cui condividere la vita. Siamo qui per sentirci comunità insieme. Abbiamo bisogno di vederci, abbiamo bisogno di sentire che non siamo soli, abbiamo bisogno di trovare sempre di nuovo le ragioni per volerci bene, per essere persone che vivono l’amore di Dio concretamente al servizio gli uni degli altri e poi dei piccoli, dei poveri, dei sofferenti, degli ammalati, delle persone sole. Ma stiamo ancora aspettando qualcosa dalla vita e facciamo bene la domenica, facciamo bella la chiesa. Perché si fa bella la chiesa? Non è un museo, non ci interessa l’opera d’arte in sé, ma sappiamo che è casa nostra perché è la casa del Signore, è la casa dove incontro i fratelli e le sorelle e allora la faccio bella. Basterebbe un capannone per dire messa, eppure facciamo belle le dimensioni della nostra vita perché ci aspettiamo che adesso venga quello che fa bella tutta la vita, Colui che ci aiuta ad amare quando non vorremmo e ci dà la capacità di stare dove siamo. Quella fatica, quel dolore per celebrare la Risurrezione è la bellezza della speranza. Per questo, anche quest’anno, abbiamo bisogno di Avvento”.

Don Filippo ringraziando il vescovo Michele per la sua presenza, ha detto che “questo cammino non è ancora concluso. La speranza nasce quando c’è ancora da camminare, da crescere, da scoprire ciò che il Signore ha in serbo per noi. Grazie a tutta la comunità per quello che sa donare”. E il vescovo Michele ha replicato dicendo “basta una fiammella per vincere il buio della notte: teniamola alimentata”.

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