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Casale: nel paese del "focolaio"

Casa Cosulich, gestita dall'associazione Ca' dei Fiori, aveva 107 posti letto. Ora gli ospiti sono rimasti un’ottantina e i contagiati sono più della metà. Positivi molti operatori. Abbiamo raccolto le testimonianze del parroco, del sindaco, di presidente, direttore e cappellano della casa di riposo. “Mi ha colpito il dolore per la mancanza di un ultimo saluto, di un conforto collettivo, di un abbraccio - ci dice il parroco -. Ci sono figli che da un mese non avevano potuto più vedere la loro mamma, e ora la vedono uscire dalla casa di riposo dentro a una bara già chiusa. 

Casale: nel paese del "focolaio"

“Otto la prima settimana, poi sei, poi quattro”. Sono i riti funebri, celebrati con una benedizione al cimitero senza messa – come accade oggi in quasi tutto il mondo – dal parroco di Casale sul Sile, don Daniele Michieli. Tutti rimangono scolpiti nella sua mente, assieme al muto dolore dei familiari.

 

Un dolore profondo

“Mi ha colpito il dolore per la mancanza di un ultimo saluto, di un conforto collettivo, di un abbraccio - ci dice il parroco -. Ci sono figli che da un mese non avevano potuto più vedere la loro mamma, e ora la vedono uscire dalla casa di riposo dentro a una bara già chiusa. Quello che segna di più è la solitudine con cui si vive questo distacco. Ho cercato di accompagnare questi passaggi dando il maggior conforto possibile, di stare vicino ai pochi parenti che potevano assistere alla sepoltura. Credo che in queste circostanze sia molto importante un lavoro interiore, poter essere aiutati a elaborare il lutto e a leggere quanto avviene alla luce della fede”.

Molti di questi mesti riti di sepoltura, anche se non tutti, hanno riguardato persone affette da Covid-19. Casale sul Sile, in rapporto agli abitanti, è probabilmente il comune più colpito dal virus nel nostro territorio. La causa principale è ben nota: il contagio che ha coinvolto in modo massiccio la casa di riposo Cosulich gestita dall’associazione Ca’ dei Fiori, provocato da un paziente dimesso dal reparto di Geriatria di Ca’ Foncello pochi giorni prima del decesso della prima paziente morta a Treviso con il coronavirus. Tra l’altro, diversi ospiti della struttura sono di altri Comuni e il rito funebre non è avvenuto a Casale.

 

Il focolaio “Ca’ dei fiori”

Da oltre un mese la casa di riposo (107 posti letto e 20 ospiti diurni prima dell’emergenza) è blindata e vi ha accesso solo il personale sanitario. “Io seguo le vicende da casa; il direttore, anch’egli risultato positivo, anche - ci dice il presidente di Ca’ dei Fiori Luigi Buratto -. Nei primi giorni abbiamo messo le persone risultate positive in una villa a parte, dove avevano trovato posto gli ospiti dell’altra struttura che abbiamo, a Quarto d’Altino, nel periodo in cui lì c’erano stati lavori di ristrutturazione. Ma non è bastato e abbiamo dovuto dividere i pazienti per piani. All’inizio i tamponi sono stati fatti a gruppi, non c’era la disponibilità per tutti, c’è voluto tempo”. Il virus, così si è diffuso, contagiando più di metà degli ospiti e una quindicina di operatori.

“Viviamo questa emergenza sanitaria e insieme l’emergenza del personale. Chi è rimasto sta svolgendo turni massacranti, con una dedizione che ha dell’incredibile - racconta Buratto -, è difficile trovare persone che accettino ora di andare lì dentro. Anche la Protezione civile ci ha dato una mano”. Continua il direttore Michele Basso: “Del personale in realtà è arrivato. Ringrazio in particolare le vicine case di riposo di Silea e Roncade, è stata durissima e ora si respira. Io sono in via di guarigione, ma non ho avuto particolari problemi”. E’ il direttore a darci i numeri aggiornati a martedì 31 marzo: “Oggi nella casa di riposo ci sono 82 ospiti, 43 i positivi, tutti isolati dagli altri, seguiti dalla task force dell’Ulss con i dottori Moretto e De Marchi. Sui decessi fatico a dare cifre precise, qualcuno è morto anche per altre cause, qualcuno è stato ricoverato”. Ma il numero di ospiti presenti, rispetto alla situazione di partenza, rivela che sono stati probabilmente una ventina.

 

Una storia di volontariato

Ca’ dei Fiori è una realtà importante per il territorio, non solo casalese. L’altra casa di Quarto d’Altino, recentemente ristrutturata, ha cinquanta posti letto (attualmente gli ospiti sono circa 35 e nessuno è stato contagiato). E’ interessante la genesi di queste strutture, che ci viene ricordata dal sacerdote che le segue entrambe, don Gianni Fazzini, prete del patriarcato di Venezia. “Era il 1964, ero cappellano a Quarto d’Altino. I proprierari terrieri liquidavano i mezzadri, ognuno aveva il suo pezzo di terra e si faceva la sua casetta, per stare da solo con la propria famiglia. Ma i nonni restavano a terra… Per questo decidemmo di dar vita alla prima comunità di Quarto. Poi, nel 1980, arrivò anche Casale, Ca’ dei Fiori, per statuto, è sempre stata gestita da persone che svolgevano questo incarico per volontariato, con grande dedizione. E questo accade anche oggi”. Don Gianni andava a dire messa tutte le domeniche alla casa Cosulich: “Ed era una festa, gli anziani avevano sempre qualcosa da raccontare ed esprimevano una fede grande, il Vangelo aveva da dire qualcosa a tutti. Non vedo l’ora di tornare”. In questo momento, aggiunge, “l’unica cosa che possiamo fare è cercare, a distanza, di mettere in collegamento ospiti e famiglie, e di dare informazioni”.

 

Il grazie del sindaco

Il sindaco di Casale, Stefano Giuliato, viene da giorni intensi: “In questo momento (lunedì 30 marzo, ndr) abbiamo 68 contagiati, 50 dei quali nella casa di riposo, meno di quelli riportati dalla Regione. Sono comunque tanti, siamo stati oggetto del focolaio della casa di riposo. Devo ringraziare i volontari Anpas, che ci stanno dando una grande mano, oltre al dottor Moretto dell’Ulss. Ovviamente, è grande la preoccupazione per i nostri anziani e per le nostre famiglie, ci sentiamo loro molto vicini”. Il sindaco, inoltre, ci tiene a ringraziare i cittadini: “Hanno rispettato le regole, sono stati molto diligenti, al di là del fatto che abbiamo comunque coinvolto, oltre ai vigili, anche i carabinieri e l’Associazione carabinieri in congedo per il pattugliamento della Restera. Ma non sono stati necessari interventi di rilievo”.

Commenta don Daniele: “Anche a me è stato riferito di questo atteggiamento da parte della cittadinanza”. La parrocchia ha cercato di garantire in queste settimane una presenza: “Non abbiamo fatto messe in streaming, invitando a seguire quelle del Vescovo, molto ben fatte. Piuttosto, mi è sembrato importante farmi vivo con il maggior numero possibile di persone al telefono, di far sentire la mia prossimità. Inoltre, abbiamo proposto un messaggio settimanale alle famiglie. Devo ringraziare anche le catechiste per la loro bella attenzione a mantenere il legame con i ragazzi. Naturalmente abbiamo dovuto rinviare cresima e prima comunione. Anche i matrimoni sono stati rinviati”.

Per far fronte all’emergenza Ca’ dei Fiori ha lanciato anche una sottoscrizione, rilanciata dal Coordinamento volontariato Treviso sud (Cvts). E’ possibile effettuare una donazione (fiscalmente detraibile) collegandosi al link: https://www.gofundme.com/f/emergenza-covid-aiutiamo-cdr-ca-dei-fiori-casale; oppure può esser fatto un bonifico bancario con la causale “donazione liberale emergenza coronavirus” alle seguenti coordinate bancarie: Associazione Ca’ dei Fiori onlus Iban: IT66E0306909606100000004388. “L’associazione è un patrimonio prezioso di tutta la comunità, non solo casalese”, scrive Marcello Criveller, presidente del Cvts.

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