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Sant'Elena di Silea: la storia di Davide, giovane con sindrome di Down

Cento centesimi all’istituto Alberghiero sono il risultato di un forte impegno dello studente, ma anche della famiglia che lo ha sostenuto in questi anni

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Sant'Elena di Silea: la storia di Davide, giovane con sindrome di Down

Davide Benedetti, classe 2001, è un giovane di Sant’Elena di Silea, affetto da sindrome di down; nonostante tutte le fatiche e gli ostacoli con i quali deve fare i conti ogni santo giorno, a luglio scorso è riuscito a diplomarsi con il massimo dei voti all’istituto alberghiero Massimo Alberini di Lancenigo, con la specializzazione in gestione di sala.

Né lui né i suoi genitori speravano che si sarebbe diplomato così bene; mamma Graziella e papà Bernardino sapevano che Davide si era molto impegnato e che loro avevano fatto il massimo per sostenere il loro unico figlio, fin da quando era piccolissimo, cercando sempre le soluzioni e le attività educative che potessero sviluppare al meglio le sue potenzialità cognitive e relazionali, ma non speravano in un risultato così soddisfacente.

“Anche perché in questi due ultimi anni c’è stato il Covid-19 - spiega il papà - che ha rallentato il processo educativo e professionale, di tutti gli studenti. Davide, da parte sua, è stato molto bravo. Aveva iniziato solo da tre giorni il tirocinio in un bar di Catena di Villorba, dove era stato accolto benissimo ed era entusiasta del lavoro. Sennonché,è arrivato il lockdown, che ha bloccato tutto, e lo ha isolato a casa; per fortuna, lui ha sempre seguito la Dad, si collegava ogni giorno con la sua scuola, ma non è stato per nulla facile, specie ripensando all’isolamento sociale di quei giorni”.

Della professione che ha studiato, Davide racconta che gli “piace un sacco il rapporto con i clienti, allestire e spreparare i tavoli, scrivere i menù, raccogliere le comande. E poi adoro preparare il caffè e i cocktail. Lo faccio anche a casa, per aiutare la mamma”.

Premiato con una borsa di studio del Comune
Per il traguardo scolastico raggiunto è stato premiato sia dal Comune di Silea, con una borsa di studio, sia dalla Banca di Credito Cooperativo Pordenonese e Monsile, che in occasione della consegna delle borse di studio a 175 fra soci e figli di soci, il 23 settembre al teatro Verdi di Pordenone, a Davide ha riservato un trattamento speciale, facendogli dono di un impianto stereo.
“È stata una cerimonia davvero commovente - racconta mamma Graziella -. Davide, sul palco, era spontaneo, a proprio agio, quasi un istrione, nonostante tutto il pubblico di fronte. Lo stesso atteggiamento che ho visto durante la discussione per la maturità. Lì ho pensato che i corsi di teatro che ha fatto in questi anni con il gruppo Alcuni, gli sono serviti un sacco”.

L’aiuto della famiglia e di varie realtà
Nella formazione e nell’educazione di Davide, ci sono la scuola, con esperienze più o meno positive, sicuramente la famiglia (che durante il percorso scolastico si è sempre fatta aiutare da una figura professionale, che lo seguiva a casa, e che quando scoprì l’esistenza del metodo pedagogico Feuerstein, che punta al potenziamento cognitivo della persona, attraverso un metodo cosiddetto aperto, si attivò per trovare delle risposte), e da qualche anno l’associazione Polaris Auser di Silea, che lavora per l’inclusione sociale e che da gennaio 2021 ha in gestione il parco dei Moreri di Silea.

Una vita piena di attività
Qui Davide pratica il touch rugby il sabato mattina, fa il volontario al bar del parco, partecipa alle varie iniziative di aggregazione promosse dall’associazione; anche i suoi genitori sono impegnati in prima persona nelle attività di Polaris: la mamma nel coordinamento dei genitori, il papà come responsabile tecnico, essendo un geometra in pensione. Più volte alla settimana, poi, Davide esce in bici - un tandem rosso - con il suo papà.

Un lavoro in rete di inclusione sociale
“Con l’associazione - spiega la presidente di Auser Polaris di Silea, Manuela Beni - stiamo lavorando molto sull’inclusione sociale, situazione che evidenzia come oggi ci sia ancora troppa emarginazione dei fragili e del «diverso». Stiamo facendo un ottimo lavoro di collaborazione in rete con l’Ulss 2 Marca Trevigiana, altre istituzioni e realtà del territorio, attraverso le reti Interagendo e Synergasia. Questo è essenziale perché, con ragazzi con disabilità quali ad esempio Davide, è ancora più difficile costruire un progetto di vita personalizzato, in linea con i talenti e le potenzialità del singolo, costruito in co-progettazione e condiviso con le famiglie. Lui è fortunato che ha alle spalle due genitori che hanno le capacità per seguirlo e che lo aiutano a inserirsi nel mondo, ma è comunque complicato, a cominciare dall’esperienza lavorativa. Davide proprio in questi giorni sta iniziando un percorso propedeutico, di preparazione professionale, con la cooperativa sociale Solidarietà di Treviso, tramite un progetto dell’Ulss. Anche con Polaris abbiamo in cantiere tanti progetti meravigliosi, come “Il Boschetto”, di proprietà della famiglia di Davide, che l’ha messo a disposizione per i ragazzi, per realizzare delle attività a contatto con la natura, immersi nell’ambiente”.

Il cammino è ancora lungo, mamma Graziella e papà Bernardino lo sanno perfettamente, ma a Davide augurano che possa “trovare la sua strada nella vita ed essere felice, lavorando”. Per quanto li riguarda, stanno facendo il possibile per creare condizioni favorevoli, affinché tutto questo un giorno si realizzi.

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