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Silea: talenti spesi diversamente

La storia di Manuela Beni: da una malattia congenita alla gestione del parco con la sua associazione, Auser Polaris

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Manuela Beni

L’otto marzo 2010, Milano era coperta da una fitta coltre di neve. Manuela Beni (nella foto è a destra), insegnante di Silea, quel giorno lo ricorda perfettamente: con il marito Pierangelo si trovava all’interno della clinica Mangiagalli, per effettuare un ciclo di esami complessi, grazie ai quali le fu diagnosticata una malattia rara, congenita.
“A 47 anni, mi ritrovai da un giorno all’altro in carrozzina. In famiglia eravamo disperati, non sapevamo cosa ci avrebbe riservato il futuro. Ci misi quattro giorni a metabolizzare tutta quella rabbia e la paura che avevo dentro. Poi una cara amica mi disse di cercare dentro di me la chiave per interpretare quello che stavo vivendo. Lì ho capito che non mi potevo fermare, avrei trovato un modo nuovo per continuare a vivere intensamente la mia esistenza”.

Uno degli aspetti più complicati, per Manuela, fu dover rinunciare al lavoro, poiché le fu riconosciuta un’invalidità del 100%. “Facevo l’insegnante di scuola dell’infanzia, seguivo dei progetti didattici innovativi per conto dell’Istituto comprensivo per il quale lavoravo, avevo proposte per incarichi anche nazionali, mi piaceva un sacco quello che svolgevo. Insomma, fu molto difficile per me mollare”.

Da quel momento, Manuela decise di mettere in campo i suoi talenti in modo differente. Per prima cosa, si dedicò a fare formazione nelle scuole di infanzia paritaria e poi si dedicò al volontariato, con un occhio di riguardo per i bambini e le persone fragili, innanzitutto disabili.
Nel 2018 nacque l’esperienza di Polaris, associazione di volontariato, che oggi è Auser Polaris aps associazione di promozione sociale, con sede a Silea, di cui Manuela è presidente. “La partenza di Polaris fu celere, probabilmente per il percorso di condivisione propedeutico. Dopo due anni, gli associati erano già 430”.
Una svolta importante e significativa è arrivata nel 2021, in piena pandemia, quando Auser Polaris ha firmato una convenzione con il Comune di Silea per la gestione del parco dei Moreri, un polmone verde di 30 mila mq alle porte di Treviso.

“Il Parco - spiega Manuela - è divenuto immediatamente il fulcro della nostra progettualità con attività ed eventi di carattere educativo, sociale, sportivo, culturale, ricreativo per tutte le fasce d’età, con particolare attenzione ai bisogni delle persone. Attualmente abbiamo una trentina di ragazzi disabili con i quali collaboriamo, insieme alle loro famiglie, per costruire dei progetti di vita personalizzati. Con loro sviluppiamo attività per sviluppare competenze e pre-requisiti lavorativi, di autonomia (stiamo pensando anche a esperienze di cohousing), facciamo sport (rugby, canoa, ping pong) e poi iniziative per la gestione del tempo libero”.

Basta fare un giro in un qualsiasi pomeriggio della settimana, per rendersi che parco dei Moreri è davvero una realtà vivace e inclusiva. Oltre al verde, al bar e alle strutture fisiche, utilizzate per conferenze, corsi formativi, laboratori, feste di compleanno, c’è un’ampia area gioco e sport.
“Questo è un progetto che funziona bene, perché tanti sono i volontari e le persone che hanno a cuore il parco e le sue attività. La vita è un’avventura meravigliosa, piena di colori. La malattia ha insegnato a me, per prima, che ci vuole il coraggio per andare oltre. La forza la trovi in te stesso e negli altri, nella consapevolezza dei propri limiti; quando hai il coraggio di chiedere, dall’altra parte trovi disponibilità e aiuto”.

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