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Giavera del Montello: al via il percorso per il nuovo complesso parrocchiale

Tra incontri e questionari sono molte le iniziative che vedono coinvolta la parrocchia per la realizzazione della struttura, che comprenderà la chiesa, dopo la demolizione del tempio Regina Pacis, non più a norma, e gli spazi necessari alla comunità.

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Giavera del Montello: al via il percorso per il nuovo complesso parrocchiale

Un incontro aperto a tutta la comunità ha dato il via la settimana scorsa al percorso che porterà alla realizzazione del nuovo complesso parrocchiale di Giavera del Montello.

Un percorso di condivisione progettato insieme alla Diocesi di Treviso e all’Ufficio nazionale per i beni culturali, ecclesiastici e l’edilizia di culto della Cei. Introducendo l’incontro, al quale era presente un centinaio di persone, il parroco don Narciso Bernardis ha ricordato che il cammino di una comunità è fatto di passi: “Li ho tanto ascoltati in questi sei anni, come si ascoltano le gioie e le sofferenze di una famiglia, con i suoi grovigli e le situazioni irrisolte che fanno pur sempre parte di una storia di grazia. E vanno affrontate - ha ricordato - disposti al cambiamento, senza dimenticare i passi fatti, ma aprendosi alla fiducia nel futuro”. Il confronto e il dialogo erano iniziati da tempo tra i parroci che si sono succeduti, la popolazione, i Vescovi e i vari uffici della diocesi.

Per Giavera è ormai una necessità mettere mano alla situazione del tempio “Regina Pacis”, la cui aula superiore è inutilizzata da molti anni, per una dichiarazione di inagibilità e inabitabilità da parte del Sindaco. Le spese per rimetterlo a norma sarebbero troppo grandi. Già dieci anni fa uno studio parlava di quasi due milioni di euro.

Da anni le celebrazioni vengono fatte nella cripta, attualmente si tengono nella tensostruttura (che consente una maggiore capienza, viste le norme anti-contagio), mentre i funerali vengono celebrati nella chiesa storica.

“Pur avendo restaurato la chiesa storica, rimane il bisogno di risolvere le problematicità dell’edificio non a norma al centro del paese - ha spiegato don Narciso - e garantire alla comunità uno spazio dove è il cuore della sua vita: per la liturgia, la catechesi, per gli incontri tra le persone della parrocchia, della Collaborazione pastorale e del Vicariato e quanto si potrà sviluppare con una struttura semplice che risponda alle necessità attuali e future del territorio”.

“Giavera non è una tela bianca - spiega l’ing. Diego Malosso, responsabile unico del procedimento - convivono l’urgenza di discutere del futuro e la necessità di chiusura della vecchia struttura, che è una ferita aperta da molti anni”. Di solito una chiesa è un bene durevole in una comunità, ma qui si arriverà alla demolizione appena 40 anni dopo la costruzione, soprattutto per problemi legati alle condizioni del calcestruzzo. “Ci sono due relazione tecniche fatte negli anni da seri professionisti- sottolinea Malosso - e una istanza di inagibilità del Comune di diversi anni fa. Purtroppo su questo tipo di architettura i costi per la ristrutturazione sono superiori a quelli di un rifacimento”. I tempi per arrivare a una scelta definitiva sono quindi maturi a Giavera. Gli ultimi passaggi importanti sono stati i pareri del Collegio dei Consultori del Vescovo, del Consiglio Affari economici e Pastorale della parrocchia e dell’Ufficio diocesano dei Beni culturali e Arte sacra, che hanno aperto le porte al nuovo progetto. In questo percorso c’è stata la disponibilità della Cei di inserire Giavera in un progetto pilota che permette di accedere ai fondi dell’8 per mille per la costruzione di una nuova chiesa e delle opere parrocchiali. Ma non si tratta “solo” di avere dei fondi, quanto di un accompagnamento che l’Ufficio nazionale per i Beni culturali ecclesiastici garantisce passo passo. Oltre al parroco, all’incontro sono intervenuti mons. Mauro Motterlini, incaricato diocesano per l’edilizia di culto, l’arch. Alessandro Bellini (animatore delle attività partecipate) e l’ing. Malosso. Un contributo sulla formazione liturgica lo ha dato don Luigi Girardi, preside dell’Istituto di Liturgia Pastorale S. Giustina di Padova. La parrocchia ha pensato di stilare un questionario per raccogliere opinioni e suggerimenti per il percorso che si apre. E una prima restituzione di questo lavoro partecipativo sarà fatta il prossimo 25 luglio, in occasione della festa di S. Giacomo, che la parrocchia vivrà insieme al Vescovo. Prima, altri due incontri: il 2 luglio sull’Arte sacra con il critico Matteo Galbiati e con don Paolo Barbisan, direttore dell’ufficio diocesano per i Beni culturali e artistici; e il 16 luglio un pellegrinaggio virtuale alla scoperta di alcune chiese, S. Stefano di Rualis, Olmo di Martellago e San Leopoldo Mandic di Mirano.

“Da soli non potremmo farcela - sottolinea il parroco - ma la condivisione del percorso con la gente e gli organismi diocesani ci fanno ben sperare. Certo è un passaggio sofferto, pasquale, questo: un seme è chiamato a morire perché nasca qualcosa di nuovo”. (A.C.)

Fonte: Comunicato stampa
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