Montebellunese
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LE STORIE DEL CORONAVIRUS. Sul Montello i ristoratori dicono "Siamo in ginocchio"

Vedere i tavoli vuoti, le luci spente e rifiutare prenotazioni, fa salire un nodo alla gola. Molti matrimoni in catering che provengono dall’estero sono in bilico perché “le persone sono intimorite dalla situazione italiana".

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LE STORIE DEL CORONAVIRUS. Sul Montello i ristoratori dicono "Siamo in ginocchio"

Dentro la quiete del Montello, i ristoratori stanno vivendo il loro dramma iniziato con il diffondersi del COVID 19, che nella nostra provincia si è rivelato piuttosto aggressivo.

“In questi giorni il personale è a casa, in ferie e permessi arretrati, e sarà così fino a inizio aprile - dice Lina Crema, titolare del ristorante La Cucina di Crema di Giavera del Montello - la situazione è molto difficile: il nostro core business sono gli eventi, grandi e piccoli, dalle cresime, alle comunioni, ai matrimoni. Dall’ultimo weekend di febbraio abbiamo disdette di massa anche se alcuni clienti cercano di posticipare, ma alcune date, in particolare quelle di maggio, sono già occupate per precedenti prenotazioni e quindi siamo costretti a rinunciare”.

 

In dubbio anche i matrimoni degli stranieri in estate

Certo, vedere i tavoli vuoti, le luci spente e rifiutare prenotazioni, fa salire un nodo alla gola. Molti matrimoni in catering che provengono dall’estero sono in bilico perché “le persone sono intimorite dalla situazione italiana e non riescono ad avere certezze sul numero di invitati, anche se l’evento di matrimonio è fissato per i mesi di giugno, luglio o agosto”, continua Lina. E delle misure adottate dice: “Troviamo assolutamente corrette le restrizioni. Non riteniamo corretto, invece, che sia solo il settore della ristorazione e del turismo ad essere così fortemente coinvolto, confidiamo ad ogni modo, negli ammortizzatori economici necessari alla ripresa dell’attività”.

“Rispondo a nome del gruppo Montello a Tavola, siamo in riunione adesso - dice Ezio Guizzo del ristorante Boomerang di Santi Angeli - la situazione è grave a detta di tutti gli associati. Alcuni colleghi hanno chiuso il ristorante. Affrontiamo l’emergenza con spirito di sacrificio e speriamo si risolva al più presto”.

Non può parlare di normalità nemmeno l’antica trattoria Agnoletti, sempre di Giavera, che risente in particolare per l’obbligo di chiusura serale. Già perché sul Montello si organizzano poche cene di lavoro, là si va per l’ambiente, per trovarsi con gli amici.

“Domenica, ad esempio - ci racconta la signora Virginia Vendramin, madre di Andrea, Massimo e M. Lucia, titolari dell’attività - avevamo la prenotazione di un gruppo da Bassano del Grappa”. Cancellata e annullati pranzi di battesimo e di cresima. Il lunedì il ristorante è aperto, ma questa settimana i battenti sono rimasti chiusi e il parcheggio vuoto. “E’ il prezzo che paghiamo per il progresso - conclude Virginia sconsolata -, e dobbiamo rassegnarci”.

“Abbiamo già avuto venti cancellazioni di banchetti e di un matrimonio che si sarebbe dovuto celebrare il prossimo fine settimana” dice Giuliano Furlan, titolare del ristorante La Panoramica, a Nervesa della Battaglia. La Panoramica, un nome per raccontare il Montello che concede vedute incantevoli sulla pianura. Se fino alla settimana precedente ci si sentiva poco lontani dalla normalità, nel weekwnd trascorso c’è stato il crollo.

“Mai visto soli tre tavoli occupati nei giorni di venerdì, sabato e domenica. Eravamo abituati ai doppi turni”. Una mazzata improvvisa.

Da oggi è concesso l’asporto, dal quale La Panoramica non trae alcun beneficio. “Sì, c’è questa possibilità. Si fa entrare un cliente alla volta, ma noi non siamo attrezzati per l’asporto”.

E’ coprifuoco. Sul Montello c’è l’atmosfera del passato: insegne spente, voci spente, profumo di terra, di erba, non di buon cibo preparato con sapienza.

C’è da sperare che arrivino aiuti economici per queste aziende in ginocchio.

“Aiuti? Non ci penso proprio. Abbiamo avuto bombe d’acqua che ci hanno distrutto i vigneti. Soltanto silenzio come risposta”. Un silenzio umiliante per la dignità di chi vive del proprio lavoro.

“Nel weekend abbiamo predisposto metà dei coperti nel rispetto delle distanze - racconta Francesca Vettorel, dello storico locale che ha la licenza per cucina dal 1939 -, ma la richiesta è stata molto scarsa. A marzo per noi è l’inizio della stagione e da aprile di solito si funziona a pieno ritmo”. Ma così non sarà in questo 2020 perché sono già saltate le cerimonie classiche. “Non riesco a capire perché i parroci si rifiutino di celebrare i matrimoni. Sabato una coppia aveva chiesto di potersi sposare alla sola presenza dei testimoni, ma ha avuto il rifiuto”. Niente nozze e niente pranzo.

“La possibilità dell’asporto non ci riguarda. Comunque - conclude Francesca - sono contenta se questo può servire ad altri ristoranti, quelli in città ad esempio. I nostri clienti, che vengono da Treviso e da Venezia, non arriveranno certo per il take away”.

E comunque tutti i ristoratori sono d’accordo per le regole, ma devono essere ancora più rigide. Da martedì, tutto il paese è diventato “zona protetta”. I divieti vanno rispettati, come raccomandano i ristoratori del Montello, e i clienti, senza attendere controlli e sanzioni, devono capire l’emergenza se vogliono dare una mano al Paese e se tengono alla propria salute. L’impegno comune ci porterà  alla normalità. 

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