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Montebelluna, fondi in progetti sanitari

Nonostante la pandemia, Avi (Associazione volontariato insieme) continua l'attività. Tra i progetti l'apertura di una casa alloggio in città che ospita alcuni migranti nell'ambito di "Percorsi per la dignità"

Montebelluna, fondi in progetti sanitari

Periodo di bilanci per l’Avi (Associazione volontariato insieme) di Montebelluna  a cavallo fra 2020 e 2021 in un momento pieno di incognite in tutto il mondo. Ma Il Natale è stata anche l’occasione per rafforzare la speranza in un futuro migliore e dare nuova linfa alle diverse iniziative in atto e a ulteriori azioni, in particolare nelle zone più povere del continente africano.

“E’ stato un anno difficile e anche il mondo delle associazioni ne ha risentito - ci dicono i volontari dell’Avi - così i Campi di lavoro all’estero sono risultati impossibili da programmare, e molti nostri progetti, in primis quello delle adozioni scolastiche, sono stati fortemente penalizzati dalla pandemia. In questo difficile contesto abbiamo comunque cercato di mandare avanti la nostra attività”.

La raccolta fondi ha segnato pure quest’anno un buon successo; sono stati raggiunti infatti 15.000 euro che verranno utilizzati per i progetti sanitari, fra cui una cella frigorifero per l’obitorio dell’ospedale di Tharaka (Kenya), garantendo una maggior dignità per le persone morte, per i parenti e per il personale che lavora nella struttura.

Tra i progetti avviati, una sfida importante, è stata certamente l’apertura della casa alloggio a Montebelluna, nell’ambito di “Percorsi per la Dignità”, che ospita alcuni migranti. Tutto ciò è stato possibile grazie ai tanti volontari che hanno collaborato a ristrutturare l’edificio e a fornire arredi e suppellettili. Ora l’Avi è impegnata ad accompagnare questi cittadini stranieri verso una piena autonomia e integrazione.

Prosegue l’attività del Centro Kikora, a Mararal in Kenya, iniziativa di cooperazione internazionale a sostegno dei bambini di strada tramite il coinvolgimento della famiglia, della comunità e attraverso la formazione del personale locale. “Il Centro - ci raccontano i volontari Avi - non gode ancora di sicurezza economica ma, grazie a generose offerte private e a un contributo dell’elemosineria del Papa, lo abbiamo tenuto aperto e stiamo ancora lavorando con i bambini di strada”.

A Siaya, sempre in Kenya, continua anche il Progetto agricolo Rieti farm, che si propone di trasmettere alle famiglie di agricoltori tecniche innovative di coltivazione. Di recente, poi, è stato elaborata una seconda fase dell’attività, incentrata sulla trasformazione dei prodotti e l’inserimento di nuove produzioni.

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