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A Massanzago il ricordo del "piccolo" Rolando

Così veniva chiamato padre Trevisan, morto a 93 anni. La commemorazione di mons. Rizzo e dei confratelli saveriani durante la celebrazione delle esequie

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A Massanzago il ricordo del "piccolo" Rolando

La comunità di Massanzago, giovedì 5 maggio, nel giorno del suo 93° compleanno, ha dato l’ultimo saluto a padre Rolando Trevisan, missionario saveriano. Attorno all’ultima sorella rimasta, Rosy, alle cognate e ai nipoti, si sono stretti per celebrare le esequie 18 sacerdoti, che hanno pregato insieme ai fedeli sull’umile bara rivolta all’assemblea, come si addice a un sacerdote; e sulla bara il Vangelo e la stola, segno sacerdotale per eccellenza. A presiedere l’eucarestia, a nome del vescovo Michele Tomasi e di tutta la diocesi, è stato mons. Giuseppe Rizzo, delegato per la Vita consacrata, che ha voluto ricordare, insieme a padre Rolando, i tanti missionari, sacerdoti, religiosi e religiose che, incarnando come meravigliosa parabola il Vangelo, hanno donato - talvolta letteralmente - la loro vita per Cristo. “Ora siamo davanti al corpo di padre Rolando - ha detto mons. Rizzo - consumato in un amore ardente a Cristo, lungo 93 anni: inestinguibile amore, bruciante come il fuoco del roveto che cambiò la vita di Mosè e del popolo a lui affidato… Dio ha messo nelle mani di padre Rolando la creta dell’umanità, anzitutto quella della propria umanità, e lui l’ha trasformata nello splendore dell’oro della grazia, divenendo, come il Creatore, per le anime che gli furono affidate, un umile artigiano della nuova umanità”.

“Petit Roland (Piccolo Rolando)”, così chiamato affettuosamente in Africa per la sua piccola statura, era nato il 5 maggio 1929; dopo aver studiato nel Seminario diocesano di Treviso, si fece saveriano a 31 anni, e dopo la prima professione religiosa, emise i voti perpetui a Bukavu, in Congo, Paese a cui in più riprese ritornerà e che sarà la sua nazione d’elezione, avendoci vissuto complessivamente per più di quarant’anni, ricoprendo diversi ruoli nella pastorale come viceparroco e parroco e moltissimo nella formazione e nella direzione spirituale. Padre Luigi Lo Stocco, che negli ultimi anni del decadimento fisico lo ha particolarmente assistito, ha ricordato nell’omelia di averlo salutato, anche il 2 maggio, giorno della sua morte, nella lingua swahili del Congo, e padre Rolando ha sorriso. Era l’ultima volta; era l’ultimo sorriso di un uomo chiamato per affetto “petit”, piccolo; ma quasi per contrappasso con un cuore grande, sorridente e luminoso che ha sperimentato l’amore e la dolcezza di Dio e l’ha trasmessa.

Dopo la commossa celebrazione ha preso la parola padre Emanuele, sacerdote congolese che ha avuto padre Rolando per diversi anni come padre spirituale e ne ha tratteggiato un toccante ricordo. Padre Rolando, ha detto p. Emanuele, se fosse morto in Congo sarebbe stato salutato da migliaia di persone, perché importante è stato il segno che ha lasciato lì, dove lo ricordano come un “grande formatore di cuori appassionati di Cristo”. Un uomo, un prete, un missionario dal sorriso accogliente, un uomo che pregava, ma soprattutto un uomo di Dio che sapeva, a volte anche ostinatamente, cercare quella luce unica, quell’impronta personale che brilla nel cuore di ogni uomo. Un segno della grande popolarità di quest’uomo, gigante nell’annunciare Cristo, lo si è visto nelle pagine Facebook dove i Saveriani hanno dato la notizia della sua morte: letteralmente, inondate soprattutto dalla “sua gente del Congo”, di ricordi, di apprezzamenti, di preghiere e lacrime.
Eppure la vita di padre Rolando non era stata semplice… in più di qualche occasione si è trovato nel mezzo di rivolte e contrasti militari; a volte anche individuato come bersaglio concreto in quanto straniero e prete. Ma mai è venuto meno il suo cristiano ottimismo, il suo sorriso, la sua fiducia nell’uomo. Moltissimi i ricordi che scorrono nelle menti anche di quanti a Massanzago lo hanno conosciuto e con i quali, gruppo missionario in primis, intratteneva rapporti. Rapporti che intratteneva anche con altre comunità e altri gruppi missionari, come quello di Salzano. I suoi racconti di missionario “sul campo” avevano talvolta il sapore epico, soprattutto in riferimento a episodi quasi prodigiosi che però padre Rolando minimizzava. In fondo lui era davvero “petit Roland”, un umile uomo che però, come spesso succede agli uomini e donne di Dio, nel farsi piccoli spalancano le grandezze del Signore.

E, riprendendo ancora le parole di mons. Rizzo, come l’angelo del Signore rapì Filippo, “veramente anche padre Rolando fu rapito dallo Spirito, solo così possiamo interpretare la sua vita, la sua decisione rapida e radicale di lasciare il clero diocesano e farsi parte della famiglia religiosa saveriana. Apparve allora chiaro che tutto quello che egli aveva vissuto prima era stato solo una preparazione alla precisa elezione missionaria”. Ciò emerge anche dalle testimonianze di chi, oggi in Casa del clero, lo ha conosciuto direttamente: “Noi tutti - ricostruisce sempre mons. Rizzo - siamo stati testimoni dell’entusiasmo evangelizzatore di padre Rolando e della sua capacità di contagiare del suo spirito missionario coloro che entravano in contatto con lui. Alcuni sacerdoti, come i suoi compagni di ordinazione don Renato Pagotto e don Antonio Paro, mi hanno raccontato del suo contributo, nei passaggi in Italia, al sorgere del Centro missionario diocesano”.
Ci resta “nel cuore una constatazione astronomica: le stelle che brillano sopra di noi, non sono più dove ci appaiono, sono andate lontano... ma la loro luce, partita miliardi di anni fa, continua a farci compagnia e a illuminare le nostre notti. Così è dei santi: non sono più con noi, ma la loro luce è inestinguibile. Padre Rolando non è più con noi, ma la sua luce consola le nostre notti e continua a indicarci il cammino”.

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