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Acoglienza, progetto riuscito a Loreggia

Dal 16 gennaio di quest’anno i due giovani, ospitati dalla comunità di Loreggia nell’ambito del progetto Caritas “Rifugiati in parrocchia”, hanno cominciato il loro percorso di vita in autonomia. Non sono più a carico della parrocchia, dal punto di vista economico o di altre forme di accompagnamento.

Parole chiave: loreggia (9), migranti (152), accoglienza (158)
Acoglienza, progetto riuscito a Loreggia

Dal 16 gennaio di quest’anno i due giovani, ospitati dalla comunità di Loreggia nell’ambito del progetto Caritas “Rifugiati in parrocchia”, hanno cominciato il loro percorso di vita in autonomia. Non sono più a carico della parrocchia, dal punto di vista economico o di altre forme di accompagnamento, mentre continuerà naturalmente il rapporto umano di amicizia solidale che è nata in questo anno di cammino condiviso. Il percorso di inserimento è partito più di un anno e mezzo fa, seguendo un progetto elaborato dalla Caritas diocesana; è stato discusso e approvato dal Consiglio pastorale parrocchiale ed è stato portato avanti da un gruppo di persone, il “Gruppo di accoglienza” composto da una decina di volontari, che si sono rese disponibili per accompagnare l’inserimento di questi due giovani.
Dal punto di vista economico, il progetto ha comportato una spesa complessiva pari a circa 12.500 euro. La parrocchia si è fatta carico delle spese per l’affitto di un appartamento (euro 5.500 circa). Una famiglia della parrocchia ha sostenuto le spese per le bollette (euro 2.000 circa). La Caritas diocesana ha contribuito con 5.000 euro alle spese per il vitto e le spese personali (200 euro mensili per ciascuno dei rifugiati). Il progetto non ha usufruito di alcun contributo pubblico.
“E’ stata una esperienza che ha impegnato una parte del nostro tempo e delle nostre energie, ma che ci ha arricchito moralmente - sono le parole di Giovanni Berti, responsabile del Gruppo di accoglienza -, perché abbiamo cercato di rispondere all’invito all’accoglienza evangelica che veniva, e continua a venire, da papa Francesco, avendo come riferimento la pagina del Vangelo del Buon Samaritano, parabola che ci chiama a essere prossimo per chi è in difficoltà, senza voltarci dall’altra parte, facendo finta che il problema non esista o non ci riguardi”.
Il compito del Gruppo di accoglienza è iniziato con la ricerca di un alloggio, del mobilio e degli elettrodomestici per arredarlo ed è continuato giorno per giorno, con l’accompagnamento per fare la spesa, l’insegnamento degli elementi fondamentali della lingua italiana, l’assistenza per le pratiche burocratiche per i vari permessi.
Il compito più duro è stata la ricerca di un lavoro che entrambi, fortunatamente, hanno trovato e stanno svolgendo con grande serietà. Adesso i due ragazzi rifugiati abitano in un appartamento con un contratto fatto a nome loro e hanno un lavoro di cui sono soddisfatti e che sperano possa durare a lungo.
Nella relazione sull’esperienza fatta da Giovanni Berti per il Bollettino parrocchiale si ringraziano tutti coloro che a vario titolo hanno dato il loro aiuto e il loro contributo per il progetto. Da chi ha offerto il materiale per l’arredamento dell’appartamento, all’impiegato comunale disponibile per la preparazione delle pratiche; dal poliziotto collaborativo per il rilascio del permesso di soggiorno, al proprietario che ha messo a disposizione l’appartamento, fino ai datori di lavoro che li hanno accolti alle loro dipendenze e alla famiglia che si è fatta carico delle spese per i servizi dell’appartamento. Il ringraziamento è sottolineato dal fatto che tutte queste persone hanno saputo e voluto dare fiducia a chi era straniero ed era nel bisogno. D’altro canto si è riscontrata anche della diffidenza e della contrarietà avvertita a volte da parte di chi mette davanti sempre le difficoltà o sostiene che i migranti bisogna “aiutarli a casa loro” ma non alza un dito per risolvere nessuno di questi problemi.
Ora i due giovani hanno un lavoro, si sono inseriti nel contesto sociale, sono maturati nelle responsabilità. Purtroppo, però, dopo più di tre anni che sono in Italia, non è stato ancora completato il loro iter burocratico che riconosca o meno il diritto a un permesso di soggiorno permanente e questa incertezza rappresenta la preoccupazione più forte per loro. In ogni caso, l’esperienza di Loreggia dimostra che il problema dei migranti presenti oggi nel nostro territorio è governabile e che la strada dell’integrazione attiva può portare a soluzioni positive per i migranti e per la società che li accoglie.
Paolo Tonin

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