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Camposampiero: i sindaci e il parroco sono con i lavoratori della Fonderia Anselmi

A Camposampiero Katia Maccarrone e Fabio Bui (Loreggia) hanno passato lo scorso weekend sul tetto della fonderia Anselmi, dove 120 persone sono senza lavoro e senza cassa integrazione. E don Bosa ha celebrato nel piazzale della fabbrica occupata la messa domenicale.

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Camposampiero: i sindaci e il parroco sono con i lavoratori della Fonderia Anselmi

“Per il nostro territorio è un momento di svolta. Nel Camposampierese avevamo 14mila imprese, una ogni 8,7 abitanti. Non ci facciamo stritolare in questo modo. Posso comprendere la crisi della Riello di Piombino Dese, là c’è una multinazionale che fa delle scelte, dure, ma con cui ci si confronta sul piano logico, qua non c’è logica: c’è la scelta di chiudere tutto quando le commesse da tutto il mondo arrivano e quando ci sono ben due aziende disposte a rilevare la fonderia”. Katia Maccarrone, sindaco di Camposampiero, assieme al sindaco di Loreggia Fabio Bui, ha passato lo scorso weekend con gli operai della fonderia Anselmi sopra il tetto, dopo l’occupazione della fabbrica. Già ora ha trenta famiglie prive di reddito dal 19 dicembre 2016. Non è più possibile andare avanti, così sostiene richieste precise: avviare la cassa integrazione e permettere lo svolgimento dell’asta per rilevare la fonderia.
“Noi sindaci avvertiamo tutta la delicatezza del momento - dice -, ma non abbiamo strumenti per intervenire. Le risorse per il sociale sono poche, tuttavia cerchiamo di supportare le famiglie, di far conoscere la vicenda della fonderia. Devo ringraziare la Regione, il Governo, il prefetto che sono intervenuti”.
A portare la fonderia a Camposampiero sessant’anni fa aveva contribuito anche il Comune. Ci sono stati momenti in cui erano occupate 250 persone; per fare certe fusioni, di dimensioni molto grandi, è unica in Europa. “Ora il momento è cruciale, l’imprenditore vicentino che si era avventurato in questa impresa, è in fallimento. Non possiamo però pagare noi i suoi errori, deve arrivare qualcuno che conosca questo tipo di produzione, che presenti un piano industriale finalmente degno di questo nome”. La sindaca ha idee chiare: “Da questa storia dobbiamo uscire comprendendone la diversità. Non si deve giocare sul “tanto va così dappertutto”. Il nostro mondo deve poi imparare a fare rete, piccolo forse non è più così bello, se ci mettiamo in rete, se facciamo sinergia tra diverse imprese dello stesso settore, se agganciamo il grande con il piccolo, l’offerta si ampia e la disponibilità di credito diventa maggiore, mentre le possibilità di successo sul mercato globale aumetano”.
“Non può finire così”
“Sindaco quando mio padre torna a lavorare in fonderia?”. Glielo grida un bambino di sei anni dall’altra parte della strada, una mattina. Il bimbo andava a scuola, Fabio Bui stava andando in Municipio a svolgere il suo lavoro di sindaco di Loreggia. “La situazione della fonderia Anselmi mi preoccupava da mesi, ma da dicembre 2016 è in cima alla mie preoccupazioni - afferma il sindaco -, ma quelle parole di un bambino, che mi attribuiva la straordinaria capacità di risolvere tutte le situazioni, in particolare quella del suo papà, sono di continuo nella mia mente. Siamo saliti su quel tetto per non far morire la speranza, perché non può finire così, i licenziamenti non sono la normalità”.
La crisi finaziaria del 2008, il conseguente crollo di consumi e di liquidità sembrano giustificare tutto in una partita globale: la caduta di alcuni si giustifica con le leggi ferree dell’economia. “Rifiutiamo questa normalità. Questa chiusura non è una delle tante crisi. Qui ci sono precise responsabilità, un management non all’altezza e sempre in continuo cambiamento, scelte avventurose. Non è possibile che paghino i dipendenti e il territorio. Ci sono le commesse, gli impianti sono di alta qualità, perché si vuole chiudere? Perché non si garantiscono gli ammortizzatori sociali?”.
Questa per Bui è la madre di tutte le battaglie, se la sente addosso. “Sono alla fine del mandato e non può e non deve finire così. Alla responsabilità degli operai che mantengono in ordine la fabbrica e il depuratore, impendendo  danni ai macchinari e all’ambiente, si è risposto con lunghe e inutili riunioni, con rinvii. Il prefetto di Padova ha costretto al tavolo del dialogo i sindacati ma soprattutto la proprietà dell’azienda, sono fiducioso che riuscirà a farli ragionare, non voglio neppure immaginare cosa sarebbe il Camposampierese con 120 capifamiglia senza lavoro”.
La messa di don Claudio
Domenica scorsa don Claudio Bosa ha preso i paramenti, qualche arredo sacro ed è andato nella fonderia Anselmi, occupata dagli operai da tre mesi senza stipendio. “Sono venuti a chiedermi di fare la messa con loro. Il momento è difficile, da quando sono arrivato come parroco a Camposampiero forse questa è la fase più bassa per le speranze di questi lavoratori”.
Tanti di quei lavoratori collaborano alle attività parrocchiali, le famiglie sono conosciute, sono volti che portano il segno del travaglio di questi anni, segnato da un’azienda che non riusciva più a trovare la direzione giusta.  “Ho visto la partecipazione di tutti durante la Messa, anche di chi solitamente è lontano. Tutti hanno accettato la mia presenza solidale, nessuna invasione di campo, solo la vicinanza attenta della Chiesa. Mi ha aiutato il vangelo domenicale, quello della Samaritana. Ho cercato di spiegare che tutti hanno il diritto di avere il proprio pozzo da cui ricavare acqua per vivere, accanto a quel pozzo c’è Gesù che ci sostiene e accompagna. Ho  invitato a ricordare che c’è sempre qualcuno che sta peggio di noi e quindi, anche quando siamo nel bisogno, dobbiamo restare con il cuore aperto”.
Don Claudio ha portato la solidarietà agli operai da parte del vescovo, monsignor Gianfranco Agostino Gardin, e dei sei preti della collaborazione pastorale. “Mi sono sentito molto in sintonia con le parole che pochi giorni prima aveva pronunciato papa Francesco, quando ricordava che chi cancella posti di lavoro per interessi personali o per speculazioni finanziarie fa un atto gravissimo. Purtroppo ho il timore che alla fonderia possa succedere qualcosa di simile, mentre famiglie monoreddito, appesantite da mutui, soffrono una pena infinita”.
La fonderia era una realtà attiva, che produceva ancora occupazione in un territorio dove una fetta importante di immigrati ha perso il lavoro negli ultimi anni. “Finora non c’è stata tensione sociale, anche grazie al contributo della Caritas, siamo riusciti a venir incontro a queste situazioni, ma ora se la Fonderia licenziasse, la situazione si aggraverebbe di molto”.

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