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Un libro racconta la Resistenza a Piombino Dese

Un libro, curato da Patrizia Donà, racconta il tragico periodo tra il settembre 1943 e il 25 aprile 1945 a Piombino Dese. Il testo sarà presentato giovedì 10 novembre alle ore 20 in sala San Tommaso Moro a Piombino. 

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Un libro racconta la Resistenza a Piombino Dese

“Coraggio e resistenza” è il titolo di un libro di Patrizia Donà, sponsorizzato dalle associazioni combattentistiche e d’arma di Piombino Dese e patrocinato dal Comune, che illustra episodi avvenuti nel territorio di Piombino Dese in quel tragico periodo tra il settembre 1943 e il 25 aprile 1945. Dal libro è stato ricavato un docufilm, a cura della Venice Film, con lo scopo di proiettarlo nelle scuole del territorio. Il libro sarà presentato giovedì 10 novembre, alle ore 20, in sala San Tommaso Moro.

Periodo di rastrellamenti, imprigionamenti, uccisioni, contrasti mortali dovute alla presenza sia del movimento partigiano che dei repubblichini, in questa cornice si inseriscono anche le fragilità delle numerose famiglie che avevano propri cari al fronte, uomini in età di lavoro e padri di famiglia, moltissimi dei quali vennero in seguito deportati nei campi di lavoro forzato in Europa centrale a causa della non adesione alla neonata Repubblica Sociale. 

Il perché di questo libro è presto detto: i testimoni che hanno vissuto queste vicende sono quasi tutti scomparsi e non resta molto tempo per recuperare i racconti dei pochi superstiti novantenni. Il tempo è ormai finito per avere preziose testimonianze di prima mano. Fortunatamente vi sono gli archivi della Diocesi, della Parrocchie, del Comune, dell’Università di Padova, quelli fotografici di alcune famiglie e le testimonianze di seconda mano da parte di figli e nipoti. 

Come i loro fratelli maggiori al fronte, che scelsero la deportazione, molti giovani ragazzi di Piombino, Torreselle e Levada scelsero la clandestinità pur di non essere arruolati in milizie che combattevano per una causa ingiusta,  destinata alla sconfitta. Lo stato era allo sfacelo e i prigionieri alleati fuggivano dai campi di detenzione del Nord Italia. Importante fu il ruolo delle parrocchie, che divennero in questo caos un presidio di civiltà e di ragione, ed ebbero un ruolo guida sostituendosi allo Stato, che era percepito dai più come ingiusto e illegittimo.

Nel mese di novembre 1943, diversi piombinesi conducono al parroco dell’epoca, don Antonio Dal Colle, dei poveri inglesi e sudafricani, laceri, mezzi nudi, pieni di freddo e di fame affinché questi li soccorra. Segretamente, il parroco il fa vestire e collocare presso buone e caritatevoli famiglie. Ci sarebbe da scrivere moltissimo sulla personalità di mons. Antonio Dal Colle, che fu cappellano proprio nella martoriata Montebelluna durante la prima guerra mondiale, la cui esperienza è stata riportata in un diario. Si ricorda a Piombino ancor oggi la sua personalità carismatica che non si lasciava intimidire da alcuno. Chi sono queste caritatevoli famiglie? Erano famiglie che mettevano la persona al centro, a rischio della vita. Famiglie povere che condividevano il vitto con i prigionieri e sostennero nei mesi successivi il movimento partigiano; queste stesse famiglie, con “carità cristiana”, su richiesta del medico, ebbero l’occasione di ospitare alcuni giovani tedeschi feriti nei mitragliamenti aerei. La vita era al centro del loro agire e non lasciavano che l’odio prendesse il sopravvento sull’umanità. 

Nei momenti difficili, vi sono persone che con il loro coraggio riescono a perseguire ciò che è giusto. Si ricorda, nel libro, il medico Andrea Stiffoni e anche il cappellano di Piombino, don Vito Montin, che fu imprigionato per il sostegno dato ai propri parrocchiani sia nel nascondersi dai rastrellamenti ma anche nel preservare le vettovaglie. Don Luigi Vardanega, parroco di Torreselle, che salvò i suoi parrocchiani dalle rappresaglie e cercò di impedire azioni violente che avrebbero portato ulteriori e inutili sofferenze.

Importante fu l’opera di molti altri sacerdoti che in quegli anni che assunsero un ruolo guida delle proprie comunità. Numerosi furono gli atti di coraggio stoico e di eroismo tra la popolazione con riconoscenza post guerra da parte dei prigionieri salvati, inglesi, americani, sudafricani, slavi e russi. Il libro sulla resistenza di Patrizia Donà è un invito a non dimenticare e un richiamo alla ragione, perché la follia delle ideologie e la guerra sono ancora in agguato e possono farci ricadere in quel pozzo di orrore da cui è difficile uscire, e nel quale ogni famiglia ha lasciato dei propri cari. 

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