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Barbara, da Padernello a Sidney

“La nostra storia - afferma Barbara -, pur essendo attuale, ricalca tante altre storie di emigrazione del passato, ma non è una bella favola come si potrebbe pensare, perché le difficoltà non mancano”. A Sidney lei lavora da casa per varie ditte, mentre lui crea siti web in un’agenzia d’informatica che ha filiali a Los Angeles e a Dallas.

Parole chiave: padernello (20), australia (3), emigrazione (25), giovani all'estero (3), lavoro (285)
Barbara Pietrobon con il marito Stefano

Giovani e lavoro, un’equazione difficile da conciliare di questi tempi. Molti lo cercano, altri si sono stancati di farlo. E ci sono di quelli, soprattutto laureati, che emigrano all’estero per costruirsi il futuro. Un esempio viene da Stefano e Barbara, lui padovano, ingegnere informatico, lei di Padernello di Paese, laureata in disegno industriale. Due giovani poco più che trentenni che nel 2008 hanno lasciato le rispettive famiglie per cercare nuovi orizzonti in Australia. Partiti ognuno di propria iniziativa, quando ancora non c’era la crisi economica, si sono casualmente incontrati a Sidney e da allora non si sono più lasciati, così ora sono marito e moglie.
A raccontarci la loro storia è Barbara Pietrobon, dei “Boni” di Padernello, che in Australia aveva trovato ospitalità dai concittadini Domenico e Nadia Zanatta, due coniugi emigrati negli anni Sessanta.
“La nostra storia - afferma Barbara -, pur essendo attuale, ricalca tante altre storie di emigrazione del passato, ma non è una bella favola come si potrebbe pensare, perché le difficoltà non mancano”. A Sidney lei lavora da casa per varie ditte, mentre lui crea siti web in un’agenzia d’informatica che ha filiali a Los Angeles e a Dallas.
Cosa li ha spinti a cercare lavoro all’estero? Stefano, dopo la laurea (2007) aveva trovato lavoro tramite l’università in una ditta di Milano, che lasciò di lì a poco. Mirava, infatti, a fare nuove esperienze all’estero con la prospettiva di mettersi in proprio in Italia. Era il marzo 2008 e la crisi ancora non era esplosa. Emigrò in Australia, e lì conobbe Barbara che lavorava come grafica pubblicitaria. Dopo alcuni mesi, telefonando ai parenti in Italia, appresero della crescente crisi occupazionale. Contemporaneamente l’Australia registrava un boom economico, tale che si videro arrivare tanti giovani italiani.
Come passate le giornate? “Lavoro come freelance – dice ancora Barbara -, ovvero da libera professionista. Faccio parte di un gruppo che opera via internet, a cui si rivolgono tante aziende per lavori di marketing e nuovi siti web”. Stefano, invece, persegue il progetto di mettersi in proprio. Qualche mese fa, ritornati temporaneamente in Italia, ha aperto una partita iva e da qui lavorava per ditte australiane. Ora i due coniugi si trovano nuovamente a Sidney, ma contano di rientrare presto in Italia, nonostante abbiano ottenuto anche la cittadinanza di quel Paese, “perché - tengono a precisare - per quanto accogliente e appetibile, l’Australia non potrà mai soppiantare il Paese dove siamo nati e cresciuti”. Dati l’esperienza e gli agganci acquisiti, l’obiettivo di Stefano e Barbara è praticare in libera professione in Italia, lavorando anche per l’estero. “Stando lontani constatiamo che «Made in Italy» è ancora un marchio che ha del magico, che molti c’invidiano. Il problema è questa nostra società ancorata a vecchi schemi, che non dà spazio al merito ma premia i raccomandati. In Australia, invece, indipendentemente dall’età, professione e luogo di provenienza, ognuno ha pari opportunità di dimostrare il proprio valore”, così affermano Stefano e Barbara, da Sidney. E lanciano un messaggio ai giovani: “A noi italiani sembra strano andare avanti-indietro, ma in questa parte di mondo spostarsi di casa, di nazione o di continente è la normalità”. (Mariano Berti)

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