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Enex di Paese, l'impero del ghiaccio

Fondata nel 2004 dall'ing. Sergio Girotto, primo sostenitore al mondo dell'utilizzo su scala industriale di Co2 naturale, produce sistemi per la refrigerazione ad alta efficienza. Oggi sta lavorando per le Olimpiadi 2026

Enex di Paese, l'impero del ghiaccio

Non fa mascherine e neppure presidi sanitari, eppure, nonostante la crisi pandemica, è un’azienda che cresce a percentuali “cinesi”. Per quest’anno l’obiettivo era del 30%, se non fosse stato per il Covid. E’ la Enex di Paese, fondata nel 2004 dall’ing. Sergio Girotto, primo sostenitore al mondo dell’utilizzo su scala industriale di Co2 naturale. L’azienda progetta e produce sistemi per la refrigerazione ad alta efficienza, utilizzando esclusivamente fluidi presenti in natura, in particolare l’anidride carbonica, recependo le normative europee e quanto previsto dai trattati internazionali sul clima.

Ciò significa che i suoi prodotti non solo sono ecosostenibili, ma addirittura fanno scuola, essendo la Enex leader mondiale, apripista nel suo ambito, proprietaria di alcuni brevetti internazionali, applicati anche a chiller e pompe di calore industriali, sempre a Co2. I suoi sistemi non solo non concorrono ad ampliare il buco dell’ozono, ma, al contrario, con il loro innovativo processo aiutano l’ambiente. E lo dimostra il fatto che il suo titolare, pur essendo una persona che non ama la notorietà, più volte è stato invitato a esporre le sue scoperte, ovvero le tecnologie applicate ai suoi prodotti, nelle migliori riviste del settore.

Un’azienda di carattere internazionale

Principale clientela della Enex è la grande distribuzione, e poi ospedali, alberghi, industrie alimentari, stadi del ghiaccio. Tra questi, quello di Brunico in vista delle Olimpiadi invernali del 2026. I primi a comprendere la straordinaria potenzialità dei suoi prodotti sono stati gli svizzeri che alla Enex hanno spalancato le porte fin dai primordi, e ciò la dice lunga in fatto di tecnologia, affidabilità e precisione. Con le sue straordinarie referenze, la Enex non ha conquistato soltanto il mercato nazionale, ma esporta in tutti i Paesi europei e in tante altre Nazioni del mondo (Brasile, Perù, Ecuador, Giordania, Israele, ecc.).

Com’è nata la Enex?

L’azienda è germogliata dall’intuizione di Sergio Girotto, dei “Rossi” di Postioma, una famiglia le cui tracce risalgono al 1575, poco dopo il Concilio di Trento. Classe 1956, con due figli laureati, il titolare di questa industria d’avanguardia già nel duemila, “quando ancora nessuno ci credeva”, comprese che questi sistemi, cosiddetti green, avrebbero avuto un grande sviluppo nel prossimo futuro. Così, dopo alcune esperienze lavorative come dipendente, nel 2004, Girotto, forte delle sue convinzioni, decise di mettersi in proprio avviando una piccola azienda in Friuli, spostandosi qualche anno dopo a Ponzano Veneto e nel 2011 a Padernello di Paese, con uno stabilimento produttivo di 4.000 mq. di superficie. Tutte le lavorazioni si svolgono al suo interno, compreso il collaudo che avviene in un apposito bunker per le prove di pressione. La serietà del titolare e la continua, anche se costosa ricerca, sostenuta però dai contributi dell’Unione europea, hanno portato l’azienda a lusinghieri ritorni economici. Basti pensare che dal 2004 a oggi ha consegnato ben 2.400 grossi impianti, e dal 2017 ha aumentato il fatturato del 60%, raggiungendo lo scorso anno un giro d’affari di oltre 10 milioni di euro.

Il valore aggiunto della Enex

Girotto è convinto che il successo dell’azienda non riguardi soltanto lui, che il capitale materiale da solo non basterebbe se mancasse quello umano, il più importante. Simili livelli si raggiungono con maestranze qualificate sì, ma anche consapevoli di operare per la salvaguardia dell’ambiente e quindi per la salute e la qualità della vita, in sostanza per il bene comune: valori fondamentali. Sono una cinquantina gli occupati, di alta specializzazione: una decina gli ingegneri, e poi saldatori, isolatori, elettricisti, carpentieri, oltre al personale amministrativo. Sono costoro, con il loro impegno, a qualificare l’operato della fabbrica. In fondo, le macchine, per quanto evolute, vanno pur sempre manovrate dalla mano dell’uomo; meglio ancora se costui ci mette il cuore. A fare la differenza è la passione per il proprio lavoro, la consapevolezza di dare un contributo al miglioramento della qualità del vivere.

Da industriale sensibile e aperto alle novità, Girotto ha assunto e formato nella sua azienda anche due migranti, “di quelli sbarcati a Lampedusa”, precisa. Ebbene, pure loro sono diventati dei “bravi tecnici specializzati, ora anche ben integrati nella comunità locale”. Ha pure inserito nella parte produttiva anche personale femminile.

Il futuro dell’azienda

Nessuno dei due figli di Sergio Girotto ha voluto seguire le orme del padre, pur avendo il percorso spianato. Ma egli non se ne fa un cruccio: “E’ giusto che i figli scelgano la propria strada, ne va della loro felicità”, afferma. Dicendosi peraltro fiero della direzione che hanno intrapreso. Pensa che, nonostante il momento felice di cui gode la sua creatura, il lavoro non sia tutto. “La vita è ben altro - afferma - e non bisogna essere egoisti nei suoi confronti: a un certo punto bisogna avere il coraggio di passare il testimone, di dare fiducia a qualche bravo collaboratore e cedere il passo”.

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