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Paese, la storia: dalla terra al cielo

Abramo Bettio emigrò in Canada nel 1954, imbarcandosi sulla "Saturnia". Impiegato come muratore, ha poi saputo emergere in campo imprenditoriale. E' stato tra i fondatori dei "Trevisani nel mondo"

Paese, la storia: dalla terra al cielo

A Toronto lo conoscono come “quello che gioca a golf”, ma Abramo Bettio, classe 1931, oriundo di Paese, ha alle spalle ben altro. Dire che è passato dalla terra al cielo può sembrare un eufemismo, ma gli si addice come a pochi altri perché, può essere additato come simbolo dell’evoluzione dei veneti all’estero, uno di quelli che ha trasformato un deserto di povertà in un’opportunità economica.

Da Paese a Toronto

Terzo dei dieci figli di Vito dei Sherlìni davanti e di Cesira Favotto degli Smaniotto, una famiglia contadina che abitava nel borgo di Sovernigo, Abramo emigrò in Canada nel 1954, imbarcandosi sulla “Saturnia”. Dal porto di Halifax, raggiunse Montréal dove lo aspettavano due cugini che l’avevano preceduto. Senza niente in tasca, per prendere il pullman dovette farsi prestare otto dollari da un amico di Porcellengo. Da lì si trasferì definitivamente a Toronto trovando impiego come muratore, conteso dalle migliori imprese. E fu così che due anni dopo, raggiunto dalla fidanzata, Bruna Tognon di Villanova d’Istrana, mise su famiglia.

Da contadino a industriale

Nel 1957, in società con il concittadino Andrea Pozzebon detto Majèr, avviò una compagnia di costruzioni edili, ma tre anni dopo, a causa della crisi che investì il settore, ritornò a essere dipendente. Il Bettio tuttavia non era di quelli che si arrendono facilmente perché ormai il virus imprenditoriale l’aveva contagiato. Da allora ci fu un’evoluzione inarrestabile, con acquisizioni di altre società, fino al 1996 quando chiuse definitivamente con le costruzioni ripiegando in attività commerciali e finanziarie fondando la “Metric Masonry amalgamated ltd” e la “BI-Betmo Investments ltd”, due grandi compagnie che operano nel campo dell’edilizia industriale. A 90 anni appena compiuti, Abramo Bettio si avvale ora dei tre figli per la gestione del suo immenso patrimonio, Walter, Dino e Davide, un architetto, un ingegnere edile e un ottico, tutti con famiglia, che gli hanno dato 8 nipoti. Il primo tiene i rapporti con la clientela, il secondo si occupa della manutenzione degli immobili e il terzo dirige la contabilità.

Una famiglia di migranti

Altri fratelli di Abramo emigrarono dopo di lui: Valentino detto Bruno in Australia; Lorenzo, il più giovane, in Canada perdendo la vita in un incidente di lavoro; Giuseppina (suor Battistina), francescana missionaria del Sacro Cuore, negli Usa e poi in Svizzera e Francia dove vive tuttora. Altri, come Corrado e Nino risiedono a Paderno di Ponzano, Bertilla a Merlengo, Maria – già migrante in Svizzera e Belgio – a Paese, mentre Clara e Assunta sono decedute a Casier e a Quinto. C’erano poi in Sovernigo i Sherlìni “da drìo”, loro cugini, alcuni pure emigrati e altre religiose, ma questa sarebbe un’altra storia.

Impegno sociale

Non meno importante è stato l’impegno nel sociale di Abramo. Figura infatti tra i promotori, nel 1978, della “Trevisani nel Mondo”, membro del primo comitato esecutivo dell’Associazione voluta dal coetaneo don Canuto Toso. A Toronto, fondò con alcuni amici anche la Veneto Center Club, un centro sociale italo-canadese. Alla sua onorata età trascorre ora – Covid permettendo – i mesi invernali in Florida giocando a golf, ma il successo e il benessere non hanno mutato né la semplicità del suo animo né i valori di un tempo.

Amarcord

Abramo Bettio fino a qualche anno fa ritornava frequentemente a vedere il campanile del suo Paese. “Ora - dice - sono troppo anziano per viaggiare”, ma la mente ritorna spesso là dove sono piantate le sue radici. E come potrebbe dimenticare quando aiutava suo padre nei campi o lo accompagnava a vendere il latte di casa in casa? Gli sembra ancora di vederlo, Vito Sherlìn, classe 1898, mentre già alle cinque del mattino con il suo carrettino di bidoncini agganciato alla bicicletta lascia di casa in casa il prezioso alimento in cambio di pochi spiccioli. Il figlio lo ricorda ancora con tanta tenerezza per quella visita - nel 1969 - che gli fece in Canada con mamma Cesira. Per pagarsi il viaggio aveva venduto l’asino e due mucche. Nella circostanza suo padre, Cavaliere di Vittorio Veneto, gli aveva confidato: “Non ti lascerò nulla in eredità perché ciò che possedevo l’ho venduto per venirti a trovare”.

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