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Quinto, gemellaggio che cresce

Tra la cittadinanza e la comunità kosovara-albanese. Molteplici le iniziative che uniscono queste realtà e che rendono concreto il concetto di integrazione. Il tutto all’ombra del volto di santa Teresa di Calcutta

Quinto, gemellaggio che cresce

E’ un gemellaggio non scritto. E parla con gesti, cuori e azioni, piuttosto che con le formalità. Anche se un vincolo ufficiale è uno dei prossimi obiettivi in agenda. E’ quello tra la comunità kosovara-albanese di Quinto, tra le più attive e popolose della Marca, con la parrocchia e il Comune trevigiano. Molteplici, infatti, le iniziative che uniscono queste realtà e che rendono concreto, ogni giorno, il concetto di integrazione. Il tutto all’ombra del volto di santa Teresa di Calcutta, diventata il simbolo e il riferimento delle progettualità, poiché nata proprio nell’allora città kosovara di Skopje (oggi Macedonia), venerata in special modo dalla comunità kosovara-albanese, ma legatissima all’Italia.

Nel solo comune di Quinto, i cittadini di origine kosovara-albanese sono oltre 300. Molti sono imprenditori, con attività proprie in vari ambiti, e moltissimi sono bambini e giovani. Proprio per loro è iniziato, nell’estate 2016, il progetto, ospitato nei locali del vecchio oratorio di Quinto, sotto la canonica, con  il coordinamento di Bajram Desku, che ha fatto da apripista a tutto. Si tratta di una scuola per imparare il kosovaro-albanese per i bambini nati in Italia, che altrimenti non avrebbero alcuna, se non minima, conoscenza della propria lingua d’origine.

Da lì un continuum di iniziative: feste e incontri culturali, il dono di una statua di Madre Teresa alla comunità di Quinto (si trova lungo la Noalese, all’imbocco di via Marconi, a due passi dalle ex scuole Pio X), raccolte fondi per propri connazionali a fronte del terremoto dello scorso anno e a sostegno del comune, per supportare le famiglie in difficoltà a seguito della pandemia. Tutti progetti che hanno reso sempre più unite persone, associazioni e istituzioni, religiose e civili.

“L’Italia e gli italiani hanno fatto molto per il nostro Paese, in particolare dopo la guerra: per questo, portando avanti i nostri progetti, se necessario ci sentiamo di contraccambiare anche noi - riferisce Bajram Desku, responsabile della comunità kosovara-albanese di Quinto -. Senza il supporto della parrocchia di Quinto, con i suoi sacerdoti che si sono succeduti negli anni, e del Comune, le nostre iniziative non sarebbero state portate avanti. Per questo rinnovo a loro il grazie a nome mio e di tutta la comunità”.

Altri progetti in programma? “In queste settimane stiamo lavorando alla creazione di un fondo di solidarietà, che possa andare a sostenere, in caso di lutti, le famiglie di nostri connazionali che devono sobbarcarsi gli ingenti costi per il rimpatrio della salma. Allo stesso tempo, appena la pandemia ce lo permetterà, puntiamo a concretizzare il gemellaggio tra Quinto e la città di Klina (circa 40 mila abitanti, si trova a 60 chilometri dalla capitale del Kosovo Pristina): un modo per rafforzare ulteriormente il nostro legame”.

Questo legame, con ogni probabilità, sarà raccontato anche all’interno di un libro. In attesa di scrivere altre pagine che, quotidianamente, siano solidarietà e fratellanza.

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