Sandonatese
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Accoglienza e mediazione linguistica con i ragazzi ucraini al Montale di San Donà

La comunità sandonatese ha accolto circa 400 profughi scappati dalla guerra: di questi, circa 100 sono in età scolare. Di fronte a questa emergenza educativa e sociale, il liceo si è reso disponibile a garantire istruzione e un barlume di serenità

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Accoglienza e mediazione linguistica con i ragazzi ucraini al Montale di San Donà

Dall’inizio del conflitto in Ucraina la comunità sandonatese ha accolto circa 400 profughi scappati dalla distruzione della guerra: di questi, circa 100 sono in età scolare. Di fronte a questa emergenza educativa e sociale, il liceo statale classico e linguistico “E. Montale” di S. Donà di Piave, supportato dall’Amministrazione comunale e dall’ufficio scolastico, si è subito reso disponibile a garantire a questi giovani la loro istruzione e un barlume di serenità.

Al termine dell’anno scolastico, abbiamo incontrato gli studenti e i professori che hanno partecipato a questa iniziativa chiedendo loro di raccontare l’esperienza di accoglienza vissuta e il conforto portato ai bambini e agli adolescenti scappati dalla guerra in Ucraina.
“Abbiamo attivato già i primi di marzo due progetti”, racconta la professoressa di conversazione di lingua russa Mariya Oliynyk, referente del progetto di mediazione linguistica nelle varie scuole della zona (da San Stino a Jesolo Lido) con i bambini delle scuole dell’infanzia, delle elementari e medie. “Questo progetto di mediazione linguistica ha coinvolto circa 70 studenti, tra gli allievi del triennio del liceo che studiano la lingua e cultura russa e alcuni ex-alunni. Il loro supporto alle attività didattiche è stato importantissimo, specialmente i primi giorni dopo il loro arrivo in Italia”, sottolinea la professoressa.

Il secondo progetto, organizzato dalle altre docenti di Russo del liceo, Emanuela Bonacorsi (recentemente vincitrice del premio Strega internazionale per la miglior traduzione, ndr) e Laura Bidoggia, consisteva invece in corsi di italiano per stranieri, dedicati in orario pomeridiano ai ragazzi più grandi, tra i 14 e i 18 anni.
“Questi corsi hanno coinvolto i docenti di Russo e il Comune di San Donà, che ha procurato i libri di testo”, racconta il professor Enrico Davanzo, che ha preso parte a questo secondo progetto.
L’esperienza è stata sotto ogni punto di vista una conseguenza della guerra in corso. I ragazzi sono scappati di casa all’improvviso, portando con loro solamente un paio di pantaloni e una maglietta. “Una situazione di questo tipo provoca un enorme stress emotivo nei bambini - spiega ancora la professoressa Oliynyk - molti di loro vivono un malessere nascosto che li fa sobbalzare di notte. Questi piccoli non capiscono per quale motivo hanno dovuto lasciare all’improvviso la loro casa, la loro famiglia mentre i padri e i fratelli maggiori sono rimasti in Ucraina a combattere”.
In un contesto così delicato questi giovani hanno potuto contare sul conforto dei mediatori linguistici, che in questi mesi hanno svolto un lavoro preziosissimo.

“All’inizio i ragazzi faticavano a parlare in russo, in quanto la identificavano con la lingua dei cattivi - ci dice Ilaria, una delle studentesse mediatrici di questo progetto -. Ho infatti scoperto che l’ucraino è una lingua diversa dal russo: per questo i primi giorni è stato difficile comunicare con questi ragazzi, anche per spiegare le cose più semplici, come collegare piccole figure al loro nome italiano. Non tutti, infatti, comprendevano la lingua russa. Dopo qualche giorno tuttavia i bambini si sono aperti, diventando molto calorosi nei miei confronti. Grazie al fatto che riuscivo a intuire il loro stato d’animo, in poco tempo sono diventata per loro un punto di riferimento, e mi abbracciavano ogni volta che mi vedevano. C’erano giorni in cui alcuni di loro erano agitati, pensando ai propri cari rimasti a combattere: ho cercato di aiutarli a tranquillizzarsi, di distrarli da questi pensieri e, per quanto fosse possibile, di farli sorridere”, conclude Ilaria.
Il progetto ha avuto un riscontro positivo anche su altre mediatrici: molte di loro hanno sottolineato come questa sia stata un’esperienza di crescita formativa, specialmente dal punto di vista umano: “E’ impagabile vedere il sorriso di un bambino”, ha scritto una di loro.

Il progetto ha commosso anche le famiglie dei ragazzi ucraini, per la disponibilità e la buona volontà che hanno dimostrato i mediatori linguistici, solamente qualche anno più grandi dei loro figli.
Quest’esperienza è stata una ripercussione della guerra vissuta da tutto il territorio del Basso Piave.
E’ commovente vedere come, da una circostanza drammatica come questa, sia nata un’occasione significativa di accoglienza, che ha creato profondi legami, soprattutto gettando un ponte tra giovani con lingue e culture diverse. La comunità sandonatese ha sperimentato due volte nel Novecento gli orrori della guerra: in questi mesi ha avuto modo di ricordarsi di questo passato, soccorrendo chi si è trovato in difficoltà.

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