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Il Sì del sandonatese Richard al Sermig di Torino

Richard Zanutto, un giovane di 35 anni, originario della parrocchia Duomo, ha iniziato la sua avventura all’Arsenale della pace 12 anni fa, quando aveva già un lavoro e una prospettiva di vita stabile.

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Il Sì del sandonatese Richard al Sermig di Torino

“La vita può cambiare attraverso la lettura di un libro. La mia è iniziata a cambiare quando un giorno lessi un libro che raccontava la storia della trasformazione di una vecchia fabbrica di armi, l’arsenale di artiglieria e munizioni di Torino, in una casa di pace, speranza e accoglienza: l’Arsenale della pace. Fui incuriosito di quello che lessi, mi presi una settimana di ferie dal lavoro e andai li per fare una breve esperienza. Lo stupore di ciò che vidi e la concretezza di ciò che potei toccare con mano furono complici per una scelta che da lì a poco avrebbe dato un vero sapore alla mia vita. Il donarmi a Dio”.
Inizia così la storia di Richard Zanutto, un giovane di 35 anni, originario della parrocchia Duomo di San Donà di Piave, che ha iniziato la sua avventura all’Arsenale della pace 12 anni fa, quando aveva già un lavoro e una prospettiva di vita stabile.
In quella settimana iniziò il suo cammino per entrare a far parte della Fraternità della speranza, l’anima che abita l’Arsenale della pace che il Sermig (Servizio missionario giovani) ha trasformato da un arsenale dove si producevano armi e morte in una casa che accoglie centinaia di persone per dare speranza alle donne, agli uomini e ai bambini del nostro tempo.
Ma che cosa fa Richard al Sermig, qual è la sua attività quotidiana? “Qui il mio primo impegno è la preghiera e il custodire la mia vocazione nella fedeltà e nella obbedienza – ci dice Richard. Poi vengono i vari servizi che sono chiamato a fare: il cuoco all’asilo nido e scuola materna, fare le pulizie, seguire i giovani che passano all’arsenale per una visita o per fare un periodo di condivisione, il servizio liturgico e la sagrestia in arsenale e in parrocchia”.
Si, perché alcune settimane fa, il lungo lavoro del Sermig al servizio della Chiesa ha portato un altro frutto. L’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, ha infatti nominato amministratore di una parrocchia poco distante dall’Arsenale della pace, don Andrea Bisacchi (uno dei tre sacerdoti della Fraternità del Sermig, ordinato nel 2015), affidando di fatto la cura della parrocchia alla fraternità fondata da Ernesto Olivero.
Quindi Richard, assieme ad altri fratelli della fraternità, accompagna don Andrea nel suo servizio pastorale. “Cerco di dare testimonianza nell’essere semplicemente cristiano in tutte le cose che faccio. A volte le persone che vengono a contatto con la realtà del Sermig e scoprono le tante cose che facciamo per rispondere alle esigenze di coloro che bussano alla nostra porta mi dicono: quante cose fai, hai del tempo per te, non ti pesa fare tutto questo? Rispondo dicendo di guardare a Gesù, il suo atteggiamento, la sua vita. Io desidero essere un cristiano, cerco di esserlo nonostante i difetti, le fatiche della mia umanità. Per imparare a cucinare, devi studiare, devi farti insegnare da un maestro come fare: Gesù è il maestro della mia vita, è Lui che mi insegna attraverso il Vangelo come diventare cristiano. Essere cristiano significa per me essere buono, disponibile, cercare di far felici gli altri”.
Lo scorso 8 dicembre, nel giorno della festa della Fraternità e del Sì, Richard ha vissuto una tappa fondamentale e definitiva del suo cammino. L’8 dicembre è infatti il giorno in cui gli appartenenti alla Fraternità rinnovano il loro Sì a Dio nella fraternità. Consacrati e sposati insieme, essendo la Fraternità della speranza composta da donne e uomini, consacrati e famiglie. Per Richard, che è cresciuto ed ha iniziato il suo cammino di fede partecipando ai gruppi dell’Azione cattolica parrocchiale, che festeggia anch’essa la sua festa proprio il giorno dell’Immacolata Concezione di Maria, si tratta di un filo che lega tutta la sua storia. Lo scorso 8 dicembre, dunque, assieme ad altri compagni della Fraternità, Richard, dopo aver vissuto il cammino di costanza, cioè un tempo di formazione, ha ricevuto la Croce segno della sua appartenenza definitiva alla Fraternità.
“La croce che mi è stata consegnata e che porto al collo non è un segno o il ricordo di una tappa raggiunta. E’ l’impegno di ricordarmi che sono dentro un cammino che dura tutta la mia vita, mi ricorda la sintesi della nostra regola: Amati amiamo. Amato perdutamente da Dio, come lo siamo ognuno di noi, sono chiamato a restituire questo Amore che mi è donato gratuitamente, ai giovani che incontro, alle persone che ho vicino, a coloro che si affiancano nel mio cammino”.
“Vorrei lasciare un invito – conclude Richard - ai giovani della diocesi di Treviso per il prossimo 13 maggio quando a Padova vivremo il 5° appuntamento mondiale dei Giovani della pace organizzato dal Sermig. Sarà una giornata dove i giovani parleranno al mondo degli adulti portando i loro sogni, idee, desideri”.

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