Sandonatese
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Musile l'abbraccio di vita del crocifisso dedicato ai "figli passati oltre"

I funerali dei 4 giovani morti a Jesolo sono stati accompagnati da un crocifisso ligneo, voluto da una mamma che ha perso il figlio, da dedicare a tutti i giovani della comunità morti prematuramente.

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Musile l'abbraccio di vita del crocifisso dedicato ai "figli passati oltre"

Le molte persone che erano presenti, la sera di mercoledì 17 luglio, alla partecipatissima veglia di preghiera per Eleonora, Leonardo, Giovanni e Riccardo, i quattro giovani di Musile di Piave tragicamente morti nell’incidente stradale di Jesolo la notte di sabato 13 luglio, avranno certamente notato il grande crocefisso che campeggiava appoggiato all’altare maggiore del Duomo di San Donà di Piave. Lo stesso Cristo stava sul traliccio di sostegno della copertura, vicino all’altare allestito nello stadio di Musile, giovedì 18 luglio per la celebrazione delle esequie dei quattro giovani. Un crocefisso maestoso, solenne, che ha una sua storia e che don Flavio Zecchin, parroco di Musile, racconta nel foglietto settimanale di avvisi parrocchiali.
Il desiderio di una mamma
“Due anni fa, una signora di Musile che ha perso un figlio e vuole mantenere l’anonimato, ha espresso il desiderio che fosse realizzato un crocifisso in ricordo non solo del suo, ma tutti i numerosi giovani di Musile che per incidenti, malattia o altre cause non sono più con noi - scrive don Flavio -. Un’immagine davanti alla quale si potesse pregare, alle cui braccia affidare le pene dei cuori di coloro che sono rimasti qui. Non voleva un Cristo straziato dal dolore, coperto di sangue, ma vivo, perché Egli è il risorto: ha vinto la morte e ora è il Signore della vita. Abbiamo impiegato un anno e una lunga ricerca per affinare l’idea grafica e cercare la modalità di realizzazione, finché abbiamo optato per la realizzazione di un Cristo in legno scolpito”.
E’ stato, così, individuato nel giovane scultore Ivo Zulian di Soraga di Fassa colui che poteva intagliare quest’opera: contattato poco prima della tempesta “Vaia”, che il 28 ottobre del 2018 ha devastato gli splendidi boschi del Nordest, ci è voluto un mese, per via delle strade disastrate, prima di poterlo incontrare e mettere a punto tutti i particolari. A primavera, dopo aver scelto e preparato il pezzo di legno di cirmolo, il signor Ivo s’è messo al lavoro e  ha consegnato il suo lavoro solo venti giorni fa.
L’opera lignea
La statua è colorata per sottolineare i particolari. Non ha la tradizionale corona di spine in testa e, sul volto sereno, spiccano due grandi occhi aperti, che addolciscono ancor più i tratti. “Gesù, che è passato attraverso le atroci sofferenze della passione e della morte in croce – spiega don Zecchin – non soffre più, è vivo. La morte non ha più potere su di lui. E’ il Signore dei vivi e dei morti. I giovani che sono stati strappati dalla morte sono ormai davanti a lui, sotto il suo sguardo. Non soffrono più e vivono nella pace. Sotto il suo sguardo sono anche tutti coloro che quaggiù ancora soffrono, al ricordo della scomparsa dei loro figli. Egli vede e conosce la pena dei cuori. Il Dio cristiano non è un Essere insensibile: sa cosa si prova alla morte di un figlio. Ha donato il suo Unigenito agli uomini che lo hanno condannato ingiustamente e ucciso”.
Il perizoma, l’indumento che stringe i fianchi di Gesù non è uno straccio, ma una veste sacerdotale, così si può vedere nei crocefissi del X-XI secolo (come quello di San Damiano che parlò a San Francesco). A significare che Cristo è il sommo sacerdote: egli intercede per noi presso il Padre e implora perdono e misericordia su tutti. Il perizoma è fermato in vita da un “nodo di Salomone”, antico simbolo cristiano che si trova raffigurato anche sul pavimento della basilica di Aquileia. E’ un nodo che tirato da un capo si apre con facilità, mentre dall’altro si chiude sempre più strettamente. Come dire: se l’uomo affronta la vita dal lato di Cristo, essa si dipana facilmente, ma se sceglie altre strade, la sua esistenza diventa sempre più complicata.
Il Cristo è sostenuto su una grande croce di tiglio alta 3,4 metri e larga 2,2 metri, bordata d’oro. Alle estremità, dei pannelli: in alto la scritta latina del motivo della condanna. A destra e sinistra del braccio orizzontale i volti pensosi di Maria e Giovanni, il discepolo amato. Entrambi stavano sotto la croce e riflettono sul mistero grande dell’amore di Cristo, ma sono anche un simbolo, perché fin dall’inizio in Maria i cristiani hanno visto la Chiesa ed in Giovanni il discepolo. “La loro presenza qui - scrive ancora il parroco - vuole significare che tutti noi siamo stati affidati, durante il cammino di questa vita, alle cure della Chiesa, ma anche che essa stessa ha bisogno della nostra cura e attenzione”.
“Il Cristo crocefisso «dei figli passati oltre» sarà posizionato a breve sul grande arco del presbiterio che sovrasta l’altare dove viene celebrata l’eucarestia, non appena la ditta incaricata sarà disponibile - conclude don Flavio Zecchin -, per vegliare e consolare il cammino della nostra comunità. Un grande grazie a colei che ha voluto donarci questo segno di fede”.

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