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San Donà in prima fila contro il gioco d'azzardo

Il sindaco Cereser, di fronte ai dati preoccupanti anche per il territorio del Veneto orientale, esorta la Regione ad approvare un'efficace legge. Il Comune ha aderito al Manifesto dei Sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo.

Parole chiave: gioco d'azzardo (28), ludopatia (30), san donà (297), cereser (12)
San Donà in prima fila contro il gioco d'azzardo

San Donà di Piave è stato tra i primi Comuni veneti ad aderire al Manifesto dei Sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo. Afferma il sindaco Andrea Cereser: "Il Manifesto raccoglie le richieste per una legge nazionale che rafforzi le funzioni e le competenze dei Comuni allo scopo di intervenire in modo efficace per arginare le dipendenze da gioco. Il Comune di San Donà, inoltre, ha anche mostrato la volontà di sostenere il Consiglio Regionale del Veneto affinché approvi in tempi brevi la Legge Regionale di contrasto al gioco d’azzardo. Questo a fronte di dati sull’entità del fenomeno sul nostro territorio che non possono essere ignorati".
Dal 2000 sono stati 275 i pazienti presi in carico dal SerD sandonatese per gioco d’azzardo patologico. Di essi 124 hanno necessitato o necessitano di cure di durata pluriennale. Dai 5 che hanno chiesto assistenza nel 2000 si è passati ai 53 del 2013, 41 di sesso maschile e 12 di sesso femminile. Di essi 15 sono di San Donà, gli altri di Comuni del circondario. Prosegue Cereser: "Non è detto che questo incremento sia un dato negativo perché potrebbe indicare la presa di coscienza di un problema. Ma questa potrebbe essere solo una parte di un fenomeno molto più esteso. Proiezioni basate su studi internazionali stimano che affetta da ludopatia patologica sarebbe una percentuale tra lo 0,4 e l’1,3 per cento della popolazione. Il che vorrebbe dire, nella San Donà, tra le oltre 150 e le quasi 550 persone. Ma, nonostante una chiara scelta di campo volta a contrastare un fenomeno dai costi sociali altissimi, e nonostante le richieste e le denunce dei cittadini in tal senso, la situazione resta paradossale".
Nell’Italia della burocrazia infinita, infatti, in un settore tanto delicato e dalle conseguenze sociali allarmanti, basta veramente poco per aprire una sala slot. Non serve nemmeno autorizzazione. Basta la semplice comunicazione sul possesso di alcuni requisiti. Gli stessi richiesti per qualunque altra attività commerciale. E fa nulla se la sala slot è vicino a una scuola o addirittura a un SerD. Né gli enti locali né l’autorità giudiziaria possono fare nulla.
Conclude il sindaco: "La complessità del problema richiede azioni integrate tra enti locali e sanità. Questo a fronte di numeri drammatici. Lo Stato ogni anno incassa 8 miliardi dal gioco, dei quali nulla va agli enti locali, a costo però di vere e proprie tragedie. É ora di invertire rotta. Di considerare non solo i guadagni ma anche i costi per la società. E, in sinergia con le strutture sanitarie, di dare strumenti agli enti locali, veri conoscitori del territorio, per disciplinare un settore tanto delicato".
 

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