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A San Paolo l'edicola parlante

Si chiama “Lo dico dall’edicola”: uno spazio libero offerto dal titolare del chiosco Giovanni Barel per promuovere la cultura. Accanto ad altre idee ed iniziative di socializzazione. Che piacciono ai cittadini.

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A San Paolo l'edicola parlante

Si chiama “Lo dico dall’edicola” ed è la nuova iniziativa promossa da Giovanni Barel dell’edicola del quartiere San Paolo, a Treviso. Barel, che gestisce il chiosco da 5 anni, ha lanciato su Facebook la sua campagna offrendo lo spazio dell’edicola per promuovere la cultura. Chiunque fosse interessato potrà recarsi all’Edicola S. Paolo e proporsi per registrare un video, che poi sarà diffuso sui social.
“Ho voluto aprire lo spazio dell’edicola a tutti i semplici cittadini che hanno qualcosa da dire – ha spiegato il negoziante –. Diamo spazio solo a cose positive, a riflessioni, commenti, proposte, musica e letteratura, nell’ottica di offrire alla cittadinanza qualcosa di bello ed edificante”. Ha cominciato lui stesso, postando sulla pagina Facebook della propria attività alcuni video. Nel primo, oltre a presentare il progetto, l’edicolante parla di due grandi poeti: Verlaine e Ungaretti. Nel secondo invece si dà spazio ad un poeta locale, che recita la propria poesia. In occasione della festa di san Valentino è uscito un altro video di Giovanni Barel, mentre si attendono nuove collaborazioni. I testi letti da Barel sono scritti anche da altre persone che però non se la sono sentita di apparire davanti alla telecamera. Il 4 di marzo l’edicola ospiterà un gruppo di poeti che accompagneranno i loro versi alla musica.
Da quando l’attività è stata rilevata da Barel non è mai stata solo una semplice rivendita di giornali: “Non ero mai stato un edicolante prima – ha spiegato –, ma mi è sempre piaciuta l’idea del contatto con il pubblico. Ho cercato di attrezzare l’edicola con tutti i servizi che nel quartiere mancavano. Qui si possono pagare le bollette, fare ricariche, fotocopie, mandare fax, ritirare referti medici. Se qualcuno ha bisogno, può usare internet. Ho voluto anche cambiare il nome della rivendita, prima era solo un’edicola, ora si chiama «Edicola S. Paolo», non solo perché questo è il nome del quartiere, ma perché mi piaceva l’idea che avesse il nome di colui che è considerato il primo giornalista della storia”.
In questo modo il chiosco è diventato un punto di riferimento per gli abitanti della zona che passano di lì anche solo per un saluto e quattro chiacchiere. Fuori dall’edicola un paio di sedie, utili soprattutto quando arriverà la bella stagione per fermarsi e socializzare un po’. Entusiasti gli abitanti del quartiere, che passano, fanno i complimenti. Giovanni chiama tutti per nome, ricorda che giornale comprano, ha una parola cortese o una battuta simpatica per ciascuno. Il suo modo di fare crea relazioni, crea comunità.
Questa non è la prima iniziativa culturale che viene organizzata, e non sarà l’ultima: “Avevo proposto qualche tempo fa ai miei clienti di lasciare un «giornale sospeso», come per il caffè sospeso a Napoli, chi voleva poteva lasciare un giornale pagato per qualcuno che volesse acquistarlo e non ne avesse la possibilità, ma la proposta non ha riscosso molto successo, forse anche perché non era stata pubblicizzata sui social network. «Lo dico dall’edicola» invece su Facebook ha avuto già 500 visualizzazioni e molto riscontro mediatico. E’ venuta anche la Rai la settimana scorsa. Mi piacerebbe che con il tempo crescesse e diventasse uno spazio quotidiano, come l’Edicola di Fiorello, ma senza avere velleità di essere come lui. Riproporrò senz’altro anche il «giornale sospeso» e sto pensando anche a cose diverse, come «liberare i libri», ma questa deve essere pensata più approfonditamente, perché io i libri li vendo anche”.
“Lo dico dall’edicola” prende spunto da un’idea di un gruppo di ragazzi di Perugia che hanno rilevato un’edicola chiusa del centro storico e ne hanno fatto un centro culturale in cui si propongono libri, ma anche esposizioni grafiche e performance musicali: l’Edicola 518. “Mi piacerebbe usare lo spazio delle locandine per esposizioni di grafici e designer, spero che qualcuno si proponga per iniziare una collaborazione”.
Nel frattempo l’edicolante sostiene l’associazione del quartiere nelle sue iniziative. L’edicola è anche il punto di raccolta dei disegni dei bambini che serviranno a decorare le portinerie del “Biscione”, l’enorme palazzo di edilizia popolare che sorge alle spalle del chiosco e che rappresenta il centro del quartiere dove nell’ultimo periodo si sono moltiplicate le iniziative a partire dall’apertura di una galleria d’arte. Sullo sfondo un’idea programmatica di cultura e di bello: “Questo, come tante aree di periferia, è considerato un quartiere dormitorio, io vorrei creare un punto di riferimento e di aggregazione. In fondo la cultura, con così tante cose brutte che succedono nel mondo, è l’unica che può salvarci da qualsiasi cosa”.

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