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A San Pelagio un orto che aggrega

Ne quartiere sono state messa a dimora 12 nuove piante. La storia di questo spazio verde a due passi dal centro città tuttavia inizia ben prima, nel 2015, quando un privato cittadino, Raffaele Donadi, stanco di vedere il terreno in via Gramsci in uno stato di semi abbandono, chiede al Comune il permesso per utilizzarlo per degli orti. Con esiti insperati.

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A San Pelagio un orto che aggrega

In seno all’iniziativa del Comune di Treviso “Adotta un albero”, nel quartiere di San Pelagio, lo scorso primo febbraio, sono state messa a dimora 12 nuove piante che aiuteranno a rendere più respirabile l’aria in città. Si tratta infatti di specie ad alto assorbimento di anidride carbonica che contribuiranno a una Treviso più ecologica e sana.

La storia di questo spazio verde a due passi dal centro città tuttavia inizia ben prima, nel 2015, quando un privato cittadino, Raffaele Donadi, stanco di vedere il terreno in via Gramsci in uno stato di semi abbandono, chiede al Comune il permesso per utilizzarlo per degli orti.

“Il terreno, adibito a verde pubblico, era in uno stato di degrado – ha raccontato Donadi – il Comune passava a tagliare il prato ogni due tre mesi, ma nel frattempo l’erba ricresceva alta, così con degli amici abbiamo pensato di proporre di trasformarlo in orti, abbiamo indetto alcuni incontri nel quartiere per capire se l’iniziativa poteva avere successo e poi, visto l’interesse riscontrato, ci siamo rivolti al Comune”.

Così, il Circolo culturale e ricreativo di San Pelagio si è costituito in associazione e ha partecipato al bando per l’assegnazione del terreno, che ha vinto. L’Amministrazione ha dunque assegnato lo spazio a titolo gratuito e installato una pompa da cui attingere l’acqua; poi i volontari hanno completato l’impianto di irrigazione e alcune recinzioni sul lato che confina con il campo da calcio, per evitare che il pallone, finendo sulle culture, potesse danneggiarle.

Dopo due anni di trafile burocratiche i cittadini di San Pelagio hanno avuto dunque il loro orto e oggi a coltivarlo sono circa una quarantina. Inoltre l’associazione ospita la comunità di Sant’Egidio e collabora con la scuola per l’infanzia San Pio X, l’asilo parrocchiale del quartiere: “I bambini in classe avevano fatto crescere delle piantine di fagioli nel cotone, una cosa che si fa spesso nelle scuole, poi sono venuti nell’orto con le maestre e hanno piantato i germogli, si sono occupati di annaffiarli; con il nostro aiuto e quello di alcuni genitori, che si sono messi a disposizione, hanno potuto raccogliere pomodori e zucchine, oltre ai fagioli, e alla fine dell’anno la cuoca ha cucinato le verdure fresche per i piccoli. E’ stato un gioco educativo che ha anche visto collaborare le famiglie”.

Un’area infine è adibita a orto comune: il raccolto viene lavorato insieme da tutti e va in beneficenza.

Si tratta di prodotti di agricoltura biologica, la concimaia dove vengono buttati gli scarti genera terreno fertile e non vengono utilizzati pesticidi o insetticidi. “Sarebbe un controsenso, certo avere gli orti è un modo per passare il tempo e per socializzare, ma anche un modo per mangiare sano, riscoprire sapori ormai dimenticati, rispettando i tempi naturali di maturazione degli ortaggi. C’è anche qualche albero da frutto, che ancora deve crescere, e poi l’anno scorso abbiamo lasciato uno spazio per la coltivazione di angurie, meloni e zucche, che quando crescono hanno bisogno di volumi importanti. Si vedevano passando dalla strada ed era una meraviglia!”.

Non si tratta però solo di lavorare la terra: il progetto ha creato una comunità, l’orto è diventato un luogo di aggregazione e di aiuto reciproco.

“Il primo anno abbiamo organizzato una cena inaugurale con tutto il quartiere, a cui hanno partecipato anche le autorità – ha proseguito Donadi –, da allora a fine giugno una volta all’anno ci troviamo per un pranzo comunitario, per condividere i prodotti della terra. Siamo partiti in 26, alla fin del primo anno eravamo in 35, l’anno scorso in 40 e il numero di iscritti ormai, dopo tre anni, è consolidato. Mi ha colpito la partecipazione: quando abbiamo iniziato i lavori per l’impianto di irrigazione avevamo paura di essere in pochi, invece sono arrivate così tante persone che non avevamo più pale! Siamo diventati una comunità, ci conosciamo tutti e ci aiutiamo, sia nell’orto che fuori, se abbiamo qualche piccolo problema in casa. Tra le tante donne che lavorano la terra ci sono anche una signora rumena e una polacca, che hanno portato colture diverse in un clima di interscambio e di apertura”.

Attorno al perimetro dei terreni coltivati si può camminare o portare a passeggio il cane, non sono interamente recintati, per permettere la socializzazione fra le persone: “Oggi si tende a passare il tempo più in città che non nel quartiere, questo è un modo per tornare a conoscerci tra di noi, San Pelagio ha 4/5 mila abitanti, così allontaniamo l’idea che la periferia serva solo da dormitorio. Infine dove abbiamo piantato gli alberi, quando saranno abbastanza grandi da fare ombra vorremmo mettere delle panchine e realizzare un percorso vita che diventi punto di riferimento e di incontro per il quartiere”.

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