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A Treviso scoppia la stagione dell'arte

Nuova linfa per i Musei civici. La rassegna “Omaggio a Gino Rossi” è stata organizzata da Marco Goldin, in concomitanza all’esposizione di August Rodin, che invece fa eco dalle sale di Santa Caterina dove è stata riaperta l’ala dedicata alla pinacoteca civica.

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A Treviso scoppia la stagione dell'arte

Nuova linfa per i Musei civici trevigiani. Al Bailo arrivano, a dialogare con le sculture di Arturo Martini, 18 dipinti di Gino Rossi, che si aggiungono ai 10 della collezione permanente e rimarranno esposti fino al 3 giugno. La rassegna “Omaggio a Gino Rossi” è stata organizzata da Marco Goldin e Linea d’Ombra, in concomitanza all’esposizione di August Rodin, che invece fa eco dalle sale di Santa Caterina dove inoltre, dopo il restauro, è stata riaperta l’ala dedicata alla pinacoteca civica con opere dal Medioevo al Settecento.
Inaugurata il 21 febbraio, la pinacoteca contiene un percorso cronologico in cui è stata esposta una selezione di 150 lavori tra affreschi, dipinti, sculture e manufatti che vogliono sottolineare la stretta interazione del Museo con il territorio, i collezionisti che l’hanno arricchito con le loro donazioni e gli artisti che a Treviso hanno operato. Torna così ad essere fruibile da parte del pubblico una delle più antiche istituzioni culturali trevigiane, fondata nel 1851.
Il costo dell’intervento è stato di 350 mila euro comprensivi, oltre che del nuovo allestimento, anche dei restauri, manutenzioni, trasporti e messa in sicurezza delle opere. Un lavoro di squadra, quello portato avanti dallo scorso maggio, che ha visto lavorare il gruppo responsabile del progetto museologico composto da Andrea Bellieni, Enrica Cozzi, Emilio Lippi, Maria Elisabetta Gerhardinger, Eugenio Manzato e Sergio Marinelli in sinergia con gli architetti Marco Rapposselli e Piero Puggina. Su un lungo corridoio, la Manica lunga, si aprono le altre sale espositive, 13 in totale, che partendo da una delle prime testimonianze di narrazione in pittura di un poema cavalleresco in lingua franco-veneta, con le Storie di Otinel, attraversano la storia dell’arte civile e religiosa fino a giungere alla conclusione del percorso con due tele di Giambattista e Giandomenico Tiepolo. Alcune delle opere sono visibili al pubblico per la prima volta. Tra gli artisti Gentile da Fabriano, Dario da Treviso, Cima da Conegliano, Giovanni Bellini, Pordenone, Lorenzo Lotto in rappresentanza del Rinascimento; Francesco Guardi, Rosalba Carriera, Giovanni Marchiori, Giambattista e Giandomenico Tiepolo per il Seicento e Settecento. Oltre agli affreschi, alle sculture e alle tele è stato dato spazio a documenti e alle cosiddette opere minori: oggetti di vario tipo che documentano il gusto collezionistico delle “Wunderkammer”, gli studioli privati fatti per stupire e che spesso costituiscono i nuclei dei primi musei aperti al pubblico.
“Sono particolarmente felice – ha affermato il direttore dei Musei civici Emilio Lippi – per questa realizzazione che viene a completare il progetto relativo a Santa Caterina, dopo l’allestimento della sezione archeologica nel 2007, il restauro delle «Storie di Sant’Orsola» con la creazione dell’auditorium nella chiesa nel 2009 e la recentissima sistemazione degli ambienti dedicati alle mostre temporanee (ala Foffano e sala Barbisan). E ringrazio la squadra che ha cooperato con grande passione e determinazione per ottenere questo risultato: il personale del Museo, i membri della commissione scientifica, i progettisti dell’allestimento, i restauratori”.
Evento raro è inoltre l’opportunità di vedere 28 quadri di Gino Rossi tutti insieme, come è ora possibile al Museo Bailo, altro museo civico dove è esposta la collezione permanente dell’Ottocento e Novecento e attualmente si può visitare anche la mostra temporanea dedicata ad un’altra grande pittrice del nostro territorio: Gina Roma.
Pochi i pezzi finora esposti del pittore trevigiano, artista geniale di cui tuttavia, a causa della sua storia che lo portò a morire richiuso nell’ospedale psichiatrico di sant’Artemio, non possediamo più di 130 opere totali, mentre molte sono andate perse o distrutte per effetto delle sue vicissitudini personali e familiari. “Uno dei più rari pittori italiani che, all’inizio del Novecento – ha spiegato il curatore Marco Goldin – hanno respirato per davvero l’aria della grande pittura figurativa europea, secondo una lezione che inizialmente proviene dall’opera finale di Gauguin e dai Fauves”.
“La spina dorsale del Bailo è Arturo Martini – ha dichiarato Lippi –, con questa mostra si rende davvero evidente il legame e i richiami tra i due artisti”.
La mostra presenta opere di tutti i periodi di Gino Rossi, da quello bretone a quello di Burano, da quello dei colli asolani ai colli del Montello, fino alle nature morte e ai ritratti di matrice post-cubista, per un percorso completo che consentirà di conoscere l’artista nelle sue diverse fasi di lavoro.

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