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Accattoni a Treviso: lotta al racket

La Giunta pensa ad una sorta di “foglio di via”. Qualcuno la accusa di “copiare” la Lega. Molti chiedono di non colpire i veri poveri. La risposta degli assessori Grigoletto e Manfio. Dice il vicesindaco: “Gentilini non è certo un riferimento. Noi coniughiamo legalità e solidarietà. E i veri poveri li conosciamo”

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Accattoni a Treviso: lotta al racket

Il Comune di Treviso “dichiara guerra” al racket dell’accattonaggio. E pensa ad una sorta di “foglio di via”, cercando il raccordo con le Amministrazioni di Padova e Venezia, ma anche con altri Comuni trevigiani. Una scelta che suscita qualche polemica (più di qualcuno ha fatto notare che non sempre un falso povero, o un povero vittima di racket, è distinguibile da un vero povero) e qualche ironia nell’opposizione della Lega, che vede nel pugno di ferro della Giunta una continuità con le politiche leghiste, a suo tempo attaccate dalla sinistra.
“Il fenomeno dell’accattonaggio molesto si sta propagando - risponde il vicesindaco Roberto Grigoletto, assessore alla Sicurezza e alla Polizia locale -. Personalmente penso che questo non sia slegato dalla situazione contingente che stiamo vivendo a livello socio-economico: io credo che la criminalità che sfrutta i cosiddetti accattoni molesti stia implementando le schiere degli sfruttati nelle grandi città come Treviso Padova Venezia e Vicenza, approfittando della situazione per confonderli con i veri poveri e far confondere i cittadini che ovviamente non hanno la possibilità di distinguerli da chi ha realmente bisogno. Io credo che noi dobbiamo fare in modo che la malavita organizzata non mandi più questi poveri cristi a mendicare in maniera molesta: allontanarli persegue questo scopo. E’ una questione di legalità. Noi intendiamo colpire la malavita, il racket. Vogliamo agire sul piano della legalità. A breve ci sarà un incontro tra assessori alla Sicurezza della PaTreVe e dei comandanti della polizia locale. Andremo anche a Roma, da Alfano: è un problema nazionale”.
Grigoletto respinge l’idea di un Manildo che si sta “gentilinizzando”: “Noi non vogliamo emulare nessuno, tantomeno Gentilini che per me non è mai stato né mai sarà un riferimento, né nei metodi né nei contenuti. Noi coniughiamo legalità e solidarietà. Noi abbiamo fatto per prima cosa una variante da 100 mila euro per chi ha più bisogno, per i più poveri. Loro mettevano il 5% nel capitolo del sociale.
I trevigiani che hanno bisogno dell’aiuto del Comune, i veri poveri li conosciamo; l’assessore Manfio conosce nomi e cognomi e li incontra ogni giorno. Nel bilancio che approveremo ad aprile prevediamo ancora fondi a disposizione. Su questo il Sindaco è determinatissimo. Ma credo che l’assessore Manfio, una donna molto pratica e sensibile, abbia in mente anche altre modalità e forme di intervento per andare incontro ai reali bisogni dei cittadini”.
Sulla natura del provedimento, Grigoletto precisa che “non si tratta di un «foglio di via» vero e proprio ma di un provvedimento che discende da decreto legislativo numero 30 del 2007 per stranieri comunitari, che prevede l’allontanamento dell’accattone molesto nei casi in cui non sia iscritto all’anagrafe, non svolga attività lavorativa e quindi non si possa auto sostenere, sia dedito alla questua, sia privo di legami familiari in Italia e goda di condizioni di salute tali che non impediscono il suo allontanamento. Finora, invece, ci siamo trovati davanti a casi di uno stesso mendicante sanzionato dalla nostra polizia locale dalle quaranta alle sessanta volte. Frutto di sanzioni inutili ed efficaci”.
Il vicesindaco promette: “Staremo attentissimi a non fare di tutta l’erba un fascio. Posso assicurare che poveri veri li conosciamo per nome e cognome in Comune. E’ nostra intenzione lavorare a più stretto contatto ancora con la Caritas diocesana, incrociando le rispettive banche dati della povertà a Treviso. E devolveremo alla Caritas o ad altre associazioni di volontariato le elemosine requisite dal 2009 ad oggi (non una grossa cifra), così i «finti poveri» potranno aiutare quelli veri”.
Dal canto suo l’assesore al Sociale Liana Manfio precisa: “Sappiamo che esistono situazioni diverse. E’ necessario fermare il racket, aiutando invece chi ha davvero bisogno. L’amministrazione ha già avviato delle azioni in tal senso. Nei mesi scorsi per esempio abbiamo lavorato all’apertura di un ostello notturno. Oggi nelle notti invernali, considerando anche la struttura della Caritas con la quale il Comune è in costante contatto, sono circa 58 le persone che a rotazione usufruiscono di questa possibilità”.
Tra gli obiettivi del mandato amministrativo della giunta Manildo c’è anche l’aumento delle risorse a favore del sociale. Sottolinea Manfio: “La dimensione della crisi economica ha messo in difficoltà tanti nostri nuclei familiari. In un anno, dal 1 gennaio al 31 dicembre del 2013 il Comune di Treviso è intervenuto mettendo a disposizione 715mila euro di contributi. Per la maggior parte, circa 560mila euro, si è trattato di contributi economici diretti e indiretti destinati al pagamento di bollette, assistenza domiciliare, alloggio, ricovero per adulti e anziani, latte e pannolini per i neonati”. Secondo i dati delle commissioni assistenza dal 1 gennaio del 2013 al 31 dicembre dello stesso anno, su 2.500 interventi richiesti il Comune ne ha concessi 1850 circa. Le richieste di contributo sono state in particolare di tipo economico: 1370 quelle arrivate in un anno ai servizi sociali, 900 quelle esaudite. Di queste 590 provengono da nuclei familiari che al Comune hanno chiesto aiuto per pagare le bollette, il riscaldamento, la mensa scolastica e altre spese correnti.

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