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Accoglienza migranti, la Giunta Conte rinnova il progetto Siproimi (ex Sprar) per 49 rifugiati

Le strutture di Treviso si occupano solo di uomini e donne adulti privi di vulnerabilità sociali e sono attive con 49 posti suddivisi fra Treviso (28), Mogliano (5), Ponzano (10) e Maserada (6). 39 sono dedicati agli uomini e 10 alle donne.

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Accoglienza migranti, la Giunta Conte rinnova il progetto Siproimi (ex Sprar) per 49 rifugiati

Il Comune di Treviso ha espresso l’intenzione di rinnovare il progetto di accoglienza Siproimi, ex Sprar, destinato all’integrazione sul territorio dei migranti titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati.

A differenza del servizio Sprar, modificato nel dicembre 2018 dal “decreto sicurezza” del primo Governo Conte, oggi il Siproimi esclude dal progetto di seconda accoglienza i richiedenti asilo per dedicarsi esclusivamente alle persone che hanno già ottenuto lo status di rifugiato.

Le strutture di Treviso si occupano solo di uomini e donne adulti privi di vulnerabilità sociali e sono attive con 49 posti suddivisi fra Treviso (28), Mogliano (5), Ponzano (10) e Maserada (6). 39 sono dedicati agli uomini e 10 alle donne.

I numeri dell’accoglienza di secondo livello sono certamente molto bassi, rispetto a quelli degli ospiti degli hub di primo livello, ma dovrebbero permettere la creazione di una rete di integrazione diffusa delle persone che possono pensare di costruirsi un nuovo futuro in Italia.

L’Amministrazione aveva aderito al progetto nel 2016, con la vecchia Giunta di centrosinistra, ora tuttavia questo viene rinnovato anche dal centrodestra: “Il progetto scade il 31 dicembre del 2020 – ha spiegato l’assessore al Sociale Gloria Tessarolo – ma il Governo ci chiede di confermare l’adesione per i prossimi anni entro il 31 di marzo, ecco perché ho già portato in Giunta l’intenzione di proseguire. Continueremo con lo stesso servizio, 49 posti per adulti non vulnerabili, ora vedremo che disponibilità economica darà il ministero e successivamente contatteremo anche gli altri Comuni coinvolti nel progetto”.

Dal settembre 2016 a febbraio 2020 per lo Sprar di Treviso, poi divenuto Siproimi, sono passate 172 persone, di queste 130 hanno completato il loro percorso e sono uscite creandosi una vita autonoma, mentre 42 sono ancora in carico. Il dato tuttavia non tiene conto del numero dei richiedenti asilo sul totale, per capire se ci siano persone che dopo il decreto del 2018 siano state escluse dal progetto, in realtà 2 richiedenti asilo sono ancora compresi tra i 42 che stanno completando il loro lavoro di integrazione.

“Si tratta di un percorso di sei mesi, rinnovabile per altri sei, molto intensivo - ha continuato l’assessore - e oneroso dal punto di vista economico per lo Stato, tuttavia ha dato buonissimi risultati grazie all’integrazione di diversi servizi, dal supporto psicologico a quello linguistico e alla mediazione culturale. Le persone sono accompagnate passo passo verso un’autonomia economica e residenziale. C’è una rete di aziende che sostiene il progetto e molti stage sono stati trasformati in contratti di lavoro, diverse persone hanno trovato alloggio fuori dal sistema di protezione e ormai vivono in maniera indipendente. E’ importante puntare su chi ha lo status di rifugiato, poiché così si investe in persone che rimarranno a lungo sul territorio, almeno 5 anni, ma i permessi per chi scappa da guerre e situazioni politicamente complesse che non si risolveranno a breve verranno rinnovati e dunque si tratta di integrare persone che daranno sviluppo al nostro Paese e dare un futuro anche alle seconde generazioni di stranieri che nasceranno qui”.

I rifugiati che accedono al servizio che vede Treviso come capofila sono tutti molto giovani, l’età media è sotto i 30 anni, e vengono principalmente dall’Afghanistan, dal Mali, dalla Nigeria e dal Pakistan.

I numeri del ministero dell’Interno indicano che fino a febbraio 2020 sul territorio italiano c’erano 808 progetti attivi, 608 ordinari, come quello di Treviso, 155 per minori non accompagnati e 45 per persone con disagio mentale o disabilità, per un totale di 31.264 posti funzionanti.

In Veneto 20 Enti locali, portano avanti 23 progetti che comprendono 755 posti totali, di cui 71 per minori non accompagnati e nessuno per persone con disagio mentale o disabilità.

Manuela Mazzariol

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