Treviso
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Accoglienza tutto l'anno nel dormitorio di via Pasubio

Dallo scorso primo aprile, per il secondo anno, la struttura di Santa Maria sul Sile rimane aperta anche nella bella stagione per continuare ad accogliere i senza fissa dimora. Caritas Tarvisina mette a disposizione la propria mensa serale per garantire la cena agli ospiti e con le parrocchie della città di Treviso finanzierà e coordinerà il progetto di accoglienza.

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Accoglienza tutto l'anno nel dormitorio di via Pasubio

Dal 1° aprile al 30 settembre 2017 il dormitorio di via Pasubio continua ad accogliere i senza fissa dimora del territorio. Infatti con il 31 marzo si è conclusa l’apertura programmata per “l’emergenza freddo” attraverso la convenzione tra il Comune di Treviso e la cooperativa La Esse che la gestiva.
Per poter mantenere la struttura aperta anche nel periodo primaverile ed estivo, il Comune di Treviso ha concesso in comodato d’uso gratuito l’immobile a Caritas Tarvisina, mantenendo a suo carico le spese per le utenze e strutturando una collaborazione nella programmazione e nella gestione, insieme a Caritas, degli inserimenti dei beneficiari in struttura.
Caritas Tarvisina mette a disposizione la propria mensa serale per garantire la cena agli ospiti di via Pasubio e insieme alle parrocchie della città di Treviso finanzierà economicamente e coordinerà il progetto di accoglienza. La gestione operativa resterà in carico alla cooperativa La Esse che da anni opera nel servizio in stretta collaborazione con il volontariato parrocchiale.
E’ una scelta della comunità cristiana che vive nella città di Treviso, nata dalla consapevolezza che non è possibile fare comunione con il Corpo di Cristo restando indifferenti, o peggio, alzando muri, verso il povero di turno che ospita la presenza di Gesù.
Accollarci il costo dell’ospitalità, mettendo a disposizione parte del proprio tempo per condividerlo con gli ospiti, vuol parlare di una Chiesa che davanti a questa forma di povertà non ha chiuso gli occhi guardando altrove e restando indifferente, ma ha creduto che prendersi cura di queste persone corrispondesse ad una precisa richiesta di Gesù e del suo Spirito rivolta a lei oggi.
Una scelta fatta nella consapevolezza che non siamo e non saremo capaci di rispondere all’intera domanda di ospitalità che da diversi angoli della città, come un grido, si alza chiedendo aiuto, riconoscimento e dignità, ma convinti che questa sia la nostra parte. Ci impegniamo senza chiedere perché altri non si impegnano, perché diversamente non saremo più riconoscibili come discepoli di Gesù. Impegnarci in questo progetto non è solo un onere economico, ma vuole essere una spinta alle comunità cristiane e alle istituzioni civili a rivedere priorità e scelte, a vincere la tentazione di stare alla finestra rintanandoci in un talk show a disquisire sulle cause della povertà senza mai sporcarsi le mani. Impegnarci in questa ospitalità sarà invece “sporcarsi le mani” per stare accanto al povero, riconoscendolo una persona, uno per il quale Cristo è morto in croce, sicuri che: “con gli “ultimi” e con gli emarginati, potremo tutti recuperare un genere diverso di vita” come ci scrivevano i nostri Vescovi nel lontano 1981. (Le parrocchie della città di Treviso e Caritas Tarvisina)

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