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Case popolari, la Regione ha "ascoltato"

E’ arrivata la settimana scorsa la tanto attesa modifica alla legge regionale in materia di residenzialità pubblica. Il Consiglio regionale ha infatti approvato all’unanimità un emendamento presentato dall’assessore al Sociale Manuela Lanzarin in seno alla discussione sulla manovra economico-finanziaria.

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Case popolari, la Regione ha "ascoltato"

E’ arrivata la settimana scorsa la tanto attesa modifica alla legge regionale in materia di residenzialità pubblica. Il Consiglio regionale ha infatti approvato all’unanimità un emendamento presentato dall’assessore al Sociale Manuela Lanzarin in seno alla discussione sulla manovra economico-finanziaria.

In primo luogo, sono state elevate le soglie di reddito che consentono la permanenza negli alloggi pubblici. A fare da spartiacque la data di approvazione della riforma, il 3 novembre 2017: per chi ha ottenuto l’abitazione prima di tale data la soglia Isee-erp per la permanenza passa da 20 mila a 35 mila euro (il 75% in più), mentre chi ha ottenuto il contratto di affitto dopo tale data avrà un limite di 26 mila euro (+30%).

Tutelati, come chiesto a gran voce dai sindacati nei mesi scorsi, anziani e persone con disabilità; infatti gli over 65 e i nuclei familiari con una persona disabile o non autosufficiente a carico conserveranno l’abitazione anche al superamento della soglia massima.

Queste misure, secondo le dichiarazioni dell’assessore Lanzarin, “mettono in sicurezza circa 24 mila nuclei familiari, vale a dire il 60% degli inquilini”.

L’emendamento correttivo comprende anche altre misure, come una franchigia sui piccoli risparmi; la neutralizzazione dell’Iva, che non graverà sugli inquilini; la riduzione del valore “omi” (osservatorio del mercato immobiliare) della zona e lo scorporo dal calcolo reddituale di eventuali patrimoni immobiliari infruttuosi.

Tutto il mondo politico locale ha espresso soddisfazione per le modifiche apportate, tra questi il primo cittadino di Treviso Mario Conte che ha encomiato soprattutto la capacità di dialogo e di confronto che hanno portato ai correttivi della legge: “Tali correttivi, che andranno a tutelare anche i trevigiani meno abbienti, gli anziani e i nuclei familiari composti da una persona sola oltre che a scorporare dal calcolo i patrimoni infruttuosi, sono il frutto di un grande lavoro, per quanto riguarda i casi di Treviso, di confronto e analisi del presidente della Regione Veneto Luca Zaia e dell’assessore regionale Manuela Lanzarin con il presidente dell’Ater di Treviso Luca Barattin. Di fondamentale importanza – ha proseguito sindaco – sono stati anche gli incontri quotidiani con i cittadini che hanno permesso la predisposizione e la consegna agli amministratori regionali del dossier contenente le richieste e l’elencazione delle situazioni più critiche”.

Un plauso arriva anche dai sindacati, e in particolare dalla Cgil, che tuttavia ammonisce su alcune problematiche ancora da risolvere: “Si tratta di un primo passo che accoglie in parte quanto discusso, su spinta del sindacato, dalla Conferenza dei Sindaci Ater, mettendo mano alla soglia di reddito in uscita. Le altre problematiche, però, restano ancora tutte da affrontare – ha affermato Paolino Barbiero, segretario generale Spi Cgil di Treviso – e solo prendendole in considerazione, coinvolgendo oltre ai sindaci dei territorio anche le parti sociali per un fine comune, si può arrivare a una buona legge”.

“Bene l’individuazione di una soglia più alta in uscita e la tutela nei confronti di anziani e disabili – ha continuato il segretario –. Le altre questioni sul piatto, complementari a queste, restano però ancora irrisolte. Bisogna introdurre una valutazione puntuale del riferimento all’indice del mercato immobiliare, intervenire sull’attuale meccanismo di assegnazione degli immobili tenendo in considerazione che troppo spesso gli anziani soli risultano locatari di appartamenti sovradimensionati, per esigenze, costi di affitto e spese condominiali, ma che di certo non si possono sradicare dal loro contesto sociale di riferimento. Infine, ora che è stata introdotta una soglia di uscita, è su questa che vanno ricalcolati i canoni, calmierando così gli aumenti”.

A oggi infatti, gli inquilini che avevano superato la soglia massima dei 20 mila euro di Isee-erp si trovano a pagare il canone di affitto massimo, che dovrà essere invece ripensato in base ai nuovi parametri. Rimane sul tavolo anche la questione della carenza di alloggi: le persone che lasceranno libero un appartamento con questo nuovo emendamento saranno ancora meno e in ogni caso non sufficienti a coprire le richieste delle famiglie che hanno fatto richiesta e si trovano in graduatoria. I consiglieri democratici Stefano Fracasso e Claudio Sinigaglia, durante la discussione della legge di bilancio, avevano proposto lo stanziamento di 20 milioni di euro per nuove abitazioni, ma l’emendamento non è stato approvato.

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