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Confcommercio: stop ai centri commerciali

La grande distribuzione cresciuta senza limiti di mercato e programmazione rischia di creare squilibri economici e ambientali. Presentati gli studi dell'associazione di categoria. L'appello di Salvadori per un terziario nuovo che guardi al passato per cambiare rotta.

Confcommercio: stop ai centri commerciali

Renato Salvadori, presidente di Confcommercio Treviso ha presentato mercoledì 6 luglio in conferenza stampa i risultati degli studi condotti dall'associazione di categoria sullo stato di fatto del commercio nella Marca.

L'associazione di commercianti propone dunque una riflessione sull'organizzazione della grande distribuzione e delinea nuovi modelli di politiche per il territorio che vadano nella direzione della riappropriazione degli spazi da parte della collettività partendo da una rete comune tra associazioni di categoria e amministrazioni che controllino la gestione degli insediamenti commerciali e regolarizzino il mercato.

Presenti all'incontro anche i dirigenti sindacali di Cgil, Cisl e Uil, Maria Rosa Pavanello, presidentre Anci Veneto, Maria Rosa Barazza, presidente dell'associazione comuni della Marca e Marco Tamaro, direttore di Fondazione Benetton.

Ciò che è emerso è innanzitutto la mancata programmazione degli anni passati che ha portato ad una gestione disordinata della grande distribuzione che si è concentrata spontaneamente in quattro direttrici di consumo dall'azione centrifuga rispetto al territorio e pervasiva in termini di mobilità e consumo del suolo. Se si sommano le aree commerciali esistenti, quelle approvate e non ancora costruite, quelle dismesse e da riqualificare, e le aree extra-provinciali che però attirano quotidianamente i trevigiani come ad esempio il Valecenter di Marcon, arriviamo ad una superficie di 652.943 mq, più del doppio della media italiana e circa un quinto dell'intero territorio della Marca.

Tra le problematiche più evidenti generate da tale invasione, quelle di ripetizione e sovrapposizione di merceologie, soprattutto nel settore tessile, abbigliamento e alimentari, che porta ad una cannibalizzazione tra imprese e al conseguente aumento delle aree aperte e poi dismesse e da recuperare (attualmente 9) e di ex aree commerciali oggi fuori dal mercato e dagli interessi (6, tra cui ad esempio l'ex Panorama di Villorba).

Oltre a ciò la diminuzione demografica nel nostro Paese diventa strutturale e non fa eccezione la Marca che perde 2000 abitanti tra il 2014 e il 2015. Inoltre la popolazione diventa sempre più longeva ed aumentano i “grandi anziani”, quelle persone cioè che hanno più di 80 anni e di conseguenza esigenze fondamentalmente diverse rispetto a quelle di una popolazione giovane.

La depressione demografica va a sommarsi a quella economica e finanziaria che si calcola abbia bruciato, solo con la crisi delle due banche “locali” circa l'8,5% del pil trevigiano e a una programmatica sfiduci dei consumatori nella ripresa dei mercati. Alla luce di quanto fotografato è emersa la necessita di una più concreta ed efficace programmazione delle attività terziarie sul territorio allo scopo di favorire sviluppo, sostenibilità dello stesso, occupazione, coesione sociale e qualità della vita evitano l'invasione di centri commerciali inutili e di mostri di cemento che diventano rapidamente obsoleti.

Una programmazione e razionalizzazione dunque assolutamente necessaria di cui dovranno farsi carico, come ha chiarito il presidente Renato Salvadori, le istituzioni politiche a partire dalla Regione in su, le uniche in grado di controllare e pianificare la ristrutturazione del settore.

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