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Doposcuola a Santa Bona con i ragazzi più fragili

Sono riprese durante l'estate le attività al "Mandorlo" con le suore dorotee per seguire e accompagnare nello studio, grazie a insegnanti e volontari, i bambini che dalla chiusura delle scuole erano rimasti indietro

Doposcuola a Santa Bona con i ragazzi più fragili

La chiusura delle scuole lo scorso febbraio ha portato con sé molti esempi virtuosi di didattica a distanza e tentativi degli insegnati di non lasciare indietro i ragazzi nello studio. Tuttavia ci sono bambini che sono rimasti esclusi. Si tratta dei più fragili, di quelli che non potevano collegarsi online o che avevano alle spalle famiglie prive di mezzi culturali e linguistici in grado di aiutarli.

E’ soprattutto per questi ultimi che è ripartito quest’estate il doposcuola delle suore maestre dorotee della comunità “Il Mandorlo”, che operano nella Collaborazione di Santa Bona (parrocchie dell’Immacolata, Monigo, San Giuseppe, San Liberale, San Paolo e Santa Bona).
“Tra le tante richieste - ha spiegato suor Liliana - quella più urgente è di seguire e accompagnare i bambini nello studio, perché per molti questo tempo è stato abbandonato e trascurato. C’erano bambini di prima elementare che dopo sei mesi di stop avevano dimenticato tutto. Per loro è stato un anno completamente perso, un anno in cui sono rimasti soli”.

Per far fronte alle difficoltà dunque già a giugno è ripresa l’attività del centro di ascolto e distribuzione di aiuti a San Paolo e Santa Bona, mentre maturava la scelta di riprendere il progetto del doposcuola in sicurezza. “Era necessario coinvolgere l’autorità civile e religiosa. Quindi abbiamo convocato il sindaco per avere un consenso e lui ci ha consigliato di ripartire con pochi ragazzi e di prendere le precauzioni dovute. Ha fornito anche delle mascherine, ha avvertito il Prefetto circa l’attività, ha richiesto gli elenchi di ogni gruppo di bambini. Le insegnanti invece ci hanno fornito un programma didattico di recupero”.
A quel punto sono state contattate le famiglie, dalle quali è arrivato un riscontro positivo all’iniziativa e il doposcuola è ripartito grazie ai volontari delle parrocchie: “Abbiamo deciso di dividere i bambini in tre gruppi – ha chiarito la religiosa –, prendere 10 bambini alla volta per due settimane, tre giorni a settimana dalle 9.30 alle 12. Abbiamo iniziato il 23 giugno e terminato il 14 agosto”. I casi con più lacune sono stati seguiti poi anche per tutto il mese di agosto.

La comunità delle suore dorotee è presente a Santa Bona da quasi 10 anni. Le religiose sono arrivate sul territorio senza un servizio preciso, ma con il compito di guardarsi attorno e comprendere le necessità della popolazione, con uno sguardo più attento verso gli ultimi.
In prima battuta, visto l’alta presenza di persone di origine straniera, è nata la scuola di italiano per adulti a cui le mamme partecipavano portando con sé i loro bambini che pian piano sono cresciuti. Quando questi hanno iniziato a frequentare la scola primaria è nata la decisione di accompagnarli nello studio e nelle relazioni fra scuola e famiglia. Da qui il progetto è cresciuto e si è ampliato con i ragazzi. Prima della pandemia il lunedì pomeriggio era dedicato ai ragazzi delle scuole medie e anche superiori, giovani cresciuti con il supporto del doposcuola e che tornano per trovare un luogo in cui sentirsi accolti e coltivare relazioni. Mercoledì e venerdì sono dedicati ai bambini delle elementari che vengono inviati alla struttura dal un coordinamento delle insegnanti delle scuole primarie della zona, che scelgono quelli con più necessità di supporto.Una volta al mese inoltre ci si ritrovava tutti insieme al sabato per laboratori senza compiti, per un momento dedicato alle relazioni. “I ragazzi che vengono da noi arrivano da tante realtà differenti, io seguo la Pastorale per i Rom e Sinti, ci sono bambini cristiani e musulmani, è un luogo di accoglienza, di ritrovo e di integrazione”.

Il lavoro delle suore dorotee implica la costruzione di un rapporto di collaborazione con le scuole e di fiducia con le famiglie.
Ora il progetto dovrebbe ripartire a ottobre per seguire il nuovo anno scolastico, tuttavia andando verso l’inverno e non potendo più usare gli spazi esterni i numeri dovranno essere per forza ridotti: “Dovremo fare una scelta, di 34 bambini iscritti potremo seguirne solo 14 o 15, di questo ci rammarichiamo molto, ma non abbiamo altre soluzioni, per cui abbiamo chiesto agli insegnanti di valutare quali siano i casi che hanno più necessità. Se riusciremo aggiungeremo dei giorni, ma tutto dipende dai volontari. Questo tempo ci sta chiedendo tanto, anche perché i problemi dei ragazzi sono sicuramente aumentati, non certo diminuiti”. Il doposcuola è totalmente gratuito per le famiglie.

Nella Collaborazione suor Liliana ha preso contatto con oltre 300 cittadini di origine Rom e Sinti nel tentativo di accompagnare i ragazzi in un percorso scolastico e culturale che permetta loro di intraprendere la strada che conduce all’inserimento nella società.
Queste persone infatti sono spesso vittime di uno stigma sociale e di pregiudizi che le lasciano ai margini delle relazioni sociali: “L’unico modo che hanno questi ragazzi per provare a integrarsi è studiare – ha concluso suor Liliana – e per permettere ciò è necessario si instauri una relazione di fiducia e collaborazione con le famiglie, allora possono chiedere aiuto e far uscire le loro capacità e le loro risorse, incanalarsi in un percorso che possa dare loro più opportunità; si tratta di una strada lunga, ma si inizia coinvolgendoli nella normale realtà quotidiana, nei colloqui genitori insegnanti, nelle attività del doposcuola. Sono piccole cose, non arriviamo dappertutto, ci sono situazioni da condannare, paure da abbattere, ma è una bella scommessa e alle volte riusciamo ad avere delle soddisfazioni”.

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