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Edicole, sempre più serrande abbassate

Ogni giorno in Italia chiudono dalle tre alle quattro edicole. Il capoluogo della Marca non fa eccezione, come dimostrano alcuni esempi recenti: dalle Stiore a San Paolo, fino a viale Orleans.

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Edicole, sempre più serrande abbassate

Le edicole chiudono, e quelle di Treviso non fanno eccezione. Ha abbassato le saracinesche quella all’incrocio delle Stiore, attiva da oltre quarant’anni e passata dalla gestione del padre a quella della figlia: oggi è in pensione. Nessuno ha rilevato l’attività. Storia in parte diversa per il chiosco in viale Orleans, fuori dal quale appare il cartello affittasi/vendesi. Il fratello del proprietario ha raccontato che inizialmente, un anno fa, l’impresa era stata chiusa temporaneamente a causa di alcuni problemi di salute del titolare, ma la decisione di vendere, presa da circa un mese, è arrivata anche a causa della crisi dell’editoria e della constatazione che si tratti di un lavoro in cui ormai è impossibile far quadrare i conti. In un mese, inoltre, non hanno ricevuto nessuna proposta di affitto o acquisto dell’edicola.
Non è più rimasta nemmeno la struttura di quella del quartiere San Paolo che è stata smantellata da una settimana all’altra, improvvisamente, in velocità, per evitare di pagare l’occupazione del suolo pubblico oltre il necessario, quando ormai tutto è chiuso.
Alcune edicole, come quella di San Paolo, avevano provato a lanciare iniziative e variare l’offerta per rimanere a galla: per esempio fornendo servizi di fotocopie, stampe di e-mail, fax e ricariche telefoniche; o con “Lo dico dall’edicola” che cercava di creare una rete attorno al negozio, permettendo a chiunque volesse esprimersi con musica, poesia o altre forme d’arte, di farlo dal chiosco dei giornali e in diretta web, per incentivare la cultura e creare aggregazione sul territorio.
Tutto questo è risultato in ogni caso inutile. Luigi Mason, presidente della sezione trevigiana del Sindacato nazionale autonomo giornalai, aderente a Confcommercio, spiega che il trend del capoluogo non è un’eccezione e, infatti, a livello nazionale, i numeri sono impressionanti: ogni giorno chiudono dalle tre alle quattro edicole.
Una tendenza che sembra inesorabile, un mestiere, quello del giornalaio, destinato a scomparire con il pensionamento dell’ultima generazione attualmente attiva.
“Ormai il lavoro non ha più margine di guadagno – ha spiegato Mason, che possiede un negozio di giornali a Resana –. Le cause possono essere diverse, dalla crisi economica a quella dell’editoria, all’avvento di internet. Oggi vanno avanti quelli a cui manca poco alla pensione, ma siamo alla frutta. Non è un lavoro che possa attirare i giovani: i costi di gestione sono triplicati negli anni tra tasse rifiuti, imu, energia elettrica, affitto se il chiosco o il negozio non è di proprietà, mentre gli incassi sono meno della metà. Chi lascia di solito non cerca nemmeno di vendere, ma chiude e basta, perché l’agenzia delle entrate valuta l’attività a un prezzo molto superiore a quello a cui poi si riesce a vendere, e così tu ti ritrovi a svendere il tuo negozio e anche ad aprire un contenzioso con l’agenzia delle entrate che pensa che tu abbia preso parte dei soldi in nero. Dunque, si lascia perdere. L’unico modo per invertire la rotta sarebbe un nuovo contratto con gli editori. Il contratto nazionale è stato stipulato quindici anni fa e valeva cinque anni, per cui è scaduto da dieci anni. Gli editori giocano al ribasso su prezzi di giornali e riviste con sconti e promozioni, soprattutto sugli abbonamenti, il nostro margine è del 19% lordo sul prezzo di copertina, ma il 19% di niente è niente. D’estate di solito una gran parte degli introiti era su riviste come la Settimana enigmistica, ora da quest’anno ho visto un calo anche su quelle, perché gli editori danno la possibilità di avere gli stessi intrattenimenti su applicazioni gratuite per il telefono. Il problema è che gli editori hanno anche gli introiti delle pubblicità, noi invece guadagniamo solo sul venduto. A livello sindacale stiamo sollecitando il nuovo contratto, quindici giorni fa c’è stata una grossa manifestazione a Roma e abbiamo chiesto un incontro con il Governo, che si è dimostrato disponibile, ma ancora i tempi sono lunghi e non sappiamo come andremo a finire”.
E’ un dato di fatto che sempre meno persone frequentino le edicole, infatti i clienti sono soprattutto anziani, ancora abituati al quotidiano o alla rivista cartacea, o bambini, che invece comprano fumetti, album di figurine, giochi e gadget. Manca totalmente la fascia tra i 15 e i 45 anni che, se si informa, lo fa soprattutto online. “Se non si renderà appetibile il prodotto in vendita nelle edicole anche per questa fascia di età – ha concluso Mason – sarà impossibile che cambi qualcosa”.

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