Treviso
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Il quartiere San Paolo si mobilita contro il nuovo supermercato

Consegnate all'ufficio Protocollo del Comune di Treviso 1.856 Proposte di modifica al Piano degli interventi sottoscritte da 641 firmatari contrari alla nuova area commerciale in viale Nazioni Unite. A rischio l'ultimo appezzamento verde della zona. Il sindaco dialoga con la proprietà per trovare una soluzione alternativa

Il quartiere San Paolo si mobilita contro il nuovo supermercato

Anche il quartiere San Paolo di Treviso potrebbe avere un suo supermercato. La notizia ha mobilitato residenti e attività produttive (le pochissime che ancora resistono), fermamente contrari alla nuova area commerciale prevista nel Piano degli interventi del Comune.
La zona è già circondata da supermercati, dal Lando sulla Feltrina al Sole Market e all’Alì a Santa Bona, senza contare i poco distanti Alìper di Castagnole e Panorama alle Stiore e inoltre la nuova struttura verrebbe costruita nell’unica area verde ormai rimasta in viale Nazioni Unite.

“Sorge un dubbio più che lecito – commentano dall’associazione Quartiere San Paolo –: è veramente necessario costruire un ennesimo supermercato? Perché San Paolo, quartiere fragile anche per la sua fisionomia urbanistica scriteriata, deve perdere il suo ultimo pezzo di verde? A fronte della dubbia utilità si aggiungono inoltre i problemi legati al danno ambientale e alla viabilità”.

Così l’associazione ha lanciato una raccolta firme da presentare all’Amministrazione. Tre i fogli che era possibile sottoscrivere fino a lunedì 9 novembre e che presentavano altrettante annotazioni e richieste al Comune.
“Nel Piano degli interventi approvato viene dato il via libera a 1500 metri quadri di terreno a uso commerciale, mentre i restanti, di un appezzamento totale di 23 mila metri quadri, saranno destinati a uso residenziale” spiega Samuele Conte, 23 anni, studente universitario e residente del quartiere, che ha posizionato in viale Italia il banchetto per la raccolta delle firme. “Inoltre è prevista una nuova strada di collegamento fra viale Nazioni Unite e Borgo Furo, che sbucherà proprio davanti agli orti urbani”.

Nessuno vuole questo nuovo supermercato, anche il sindaco Mario Conte si è mostrato scettico, ma allora dove sta il problema? “Il problema – ha spiegato Samuele – sta nel fatto che il privato che dovrebbe costruire possedeva un altro appezzamento nel quartiere, dove non gli è stato mai permesso di costruire e dunque dopo un contenzioso con il Comune negli anni scorsi gli è stato offerto quel terreno come contropartita. L’unico modo che abbiamo dunque per cercare di scongiurare la costruzione è passare attraverso il Municipio, è per questo che abbiamo preparato tre Proposte di modifica al Piano degli interventi con la richiesta di mutare la destinazione urbanistica del terreno”.

Nelle tre Proposte si sottolinea come un nuovo insediamento commerciale andrebbe a impattare sulla viabilità del quartiere, anche con la circolazione di mezzi pesanti in strade in cui circolano molte biciclette e dove non c’è nemmeno una pista ciclabile. Inoltre si evidenzia la necessità di rigenerare il patrimonio edilizio già esistente: la clientela di un nuovo market sarebbe iper localistica e comprometterebbe il precario equilibrio dei pochi negozi rimasti ancora aperti in viale Francia, sotto il “Biscione” dove una volta la sera si illuminavano tante vetrine e dove oggi invece rimane aperto un piccolo casolino e lo storico fruttivendolo che dalla fine degli anni ’70 offre un servizio di prossimità ai residenti del quartiere portando anche la spesa a domicilio: “Lavoriamo da una vita per dare un servizio di qualità ai nostri clienti - hanno dichiarato i proprietari - certo che qui non è più come una volta, si sono spente tutte le vetrine, l’area è fatta male, non ci sono parcheggi, un nuovo supermercato potrebbe risultare più comodo a chi fa la spesa in macchina, le persone potrebbero provare per curiosità e non tornare indietro, abbiamo una clientela fidelizzata, ma come si suol dire «Anche una fontana aperta davanti a un bar porta via lavoro». Speriamo vivamente che non apra”. Infine le proposte denunciano “l’ennesimo sperpero di suolo pubblico” e chiedono che l’area cambi destinazione, da commerciale a zona di tipo F, quella di parchi giochi, boschi urbani o servizi pubblici per il quartiere. “I residenti del quartiere hanno già tantissime idee per la restituzione dell’area alla collettività, c’è bisogno di luoghi di aggregazione, di luoghi dove creare comunità” ha chiarito Samuele.

Così martedì 10 novembre Samuele e Alfio Bolzanello, presidente dell’associazione, hanno portato le schede raccolte all’ufficio Protocollo del Comune: “Abbiamo raggiunto 641 firmatari, che hanno sottoscritto 1.856 proposte (ogni persona poteva scegliere quali dei tre fogli firmare ndr). In questo conteggio tuttavia non rientrano le numerose proposte mandate direttamente via mail che stimiamo essere una settantina”.

In tutto questo, il sindaco ci tiene a far sapere che l’Amministrazione sta lavorando per scongiurare l’apertura: “Capisco il malcontento dei cittadini, purtroppo dal 2017 la proprietà ha un diritto acquisito sul terreno, per cui l’unica cosa che possiamo fare è avviare un dialogo e un confronto con la proprietà e lo abbiamo fatto, prima ancora che venisse indetta la petizione. Continuiamo sulla strada del dialogo per trovare una soluzione alternativa. Anche noi vogliamo un quartiere più verde, ma la proprietà deve rientrare dell’investimento, può essere che riusciamo a trasformare tutto in area residenziale, non c’è nulla di certo ma quello che riusciamo a salvare lo salviamo”.

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