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L'ultimo saluto a Tina Cason, donna impegnata nella Chiesa

Se n’è andata il 3 gennaio a novant’anni Santa Bidoli Cason, nota a tutti come “Tina”, lasciando la figlia Luisiana, i nipoti Sara e Marco, con Alice. Mons. Giorgio Marcuzzo, nell’omelia delle esequie che si sono tenute lunedì 7 gennaio nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, ha ripercorso l’impegno ecclesiale e in particolare nell'Ac, a partire dal suo amore per la famiglia.

L'ultimo saluto a Tina Cason, donna impegnata nella Chiesa

E’ sempre stata una donna impegnata nella Chiesa, soprattutto nell’Azione cattolica, per la promozione dei laici e della donna nella comunità civile e cristiana. Se n’è andata il 3 gennaio a novant’anni Santa Bidoli Cason, nota a tutti come “Tina”, lasciando la figlia Luisiana, i nipoti Sara e Marco, con Alice. Mons. Giorgio Marcuzzo, nell’omelia delle esequie che si sono tenute lunedì 7 gennaio nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, ha ripercorso l’impegno ecclesiale e associativo di Tina, a partire dal suo amore per la famiglia.
Nell’Ac veva seguito con particolare attenzione il passaggio al nuovo Statuto del 1969. Era stata vicepresidente diocesana del settore Adulti e aveva maturato, fin dall’immediato dopo-Concilio, una spiccata sensibilità per il rinnovato ruolo dei laici nella Chiesa. Pur essendo convinta delle sue idee, era sempre disponibile al dialogo, specialmente con i giovani, e al confronto con chi non la pensava come lei. Con il marito aveva gestito anche delle case alpine, in particolare a Lorenzago di Cadore: il castello Mirabello e Villa Amica, dedicata ai soggiorni delle famiglie.
Nello svolgimento degli incarichi associativi aveva messo il massimo impegno, curando in modo particolare la promozione del mondo femminile. Un’attenzione, questa, che si era prolungata nel suo impegno all’interno del Cif, il Centro italiano femminile, nel Movimento per la vita e nel Centro aiuto alla vita. La vedovanza non le aveva impedito di continuare a impegnarsi per gli altri, nell’Ac e nella parrocchia della Chiesa Votiva.
Ha detto mons. Marcuzzo: “Tina è stata una credente impegnata fortemente nella Chiesa, a partire dalla propria famiglia, che ha sempre curato con determinazione e amore, costruita con Sergio suo marito e poi allietata da Luisiana e l’altro Sergio e dai nipoti (una grande nonna la definisce Sara). Intravvediamo quanto una donna sia il perno di una vita famigliare, il cuore pulsante di una famiglia, la porta accogliente per chi bussa. Una famiglia aperta alla collaborazione e ai problemi della società e della comunità cristiana”. Si è data molto da fare “con una presenza tenace e intelligente, dato il suo carattere cordiale, ma anche esigente, che la rendeva autorevole ma a volte anche direttiva”. Mons. Marcuzzo ha fatto poi riferimento agli ultimi anni della vita di Tina, quelli della malattia, “in un certo tempo anche grave, da cui uscì quasi miracolata. Grazie Luisiana, Sara e Marco per la vostra costante presenza vicino a lei”. Ora la chiamata al Sì ultimo da questa vita al Signore: “L’ho vista sempre più abbandonarsi serena tra le braccia del Padre in cui credeva e a cui aveva sempre affidato la sua vita”. (B.D.)

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