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Onlus "ICare", dal bisogno al soccorso

L’associazione di volontari “I Care-Idee con l’Africa onlus” da 20 anni presidia il territorio trevigiano portando aiuti dove c’è più bisogno. Provvidenziale è stato il suo intervento durante i mesi di chiusura totale causata dalla pandemia, che ha permesso di consegnare a domicilio spese a oltre 450 famiglie.

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Onlus "ICare", dal bisogno al soccorso

L’associazione di volontari “I Care-Idee con l’Africa onlus” da 20 anni presidia il territorio trevigiano portando aiuti dove c’è più bisogno. Provvidenziale è stato il suo intervento durante i mesi di chiusura totale causata dalla pandemia, che ha permesso di consegnare a domicilio spese a oltre 450 famiglie. L’attività di “Soccorso alimentare” svolta dall’associazione ha infatti distribuito in sei mesi, da gennaio a giugno, 155 quintali di viveri e altri beni di prima necessità in sede e altri 250 a domicilio, attraverso una rete informale che con il passaparola ha raggiunto tante persone che in questo periodo si sono trovate in difficoltà economica, non solo nel Comune di Treviso, ma in tutta l’area limitrofa, da Villorba a Paese a Quinto, fino a Preganziol.

Prima dell’epidemia la distribuzione nella sede di viale Francia, nel quartiere San Paolo a Treviso, avveniva due volte al mese, oggi invece le consegne avvengono su richiesta quasi tutti i giorni, mentre alcuni volontari, come la signora Maria, sono sempre pronti a ricevere una chiamata e a uscire di casa per aprire gli uffici e consegnare qualcosa a chi ne avesse bisogno.

Solo lo scorso mese di dicembre, tuttavia, l’associazione si è trovata di fronte a un bivio: le difficoltà economiche e la mancanza di nuovi volontari suggerivano la chiusura delle attività. In poche settimane, invece, tutto è cambiato e con l’arrivo del virus è arrivata anche la scelta di rimettersi in gioco. “Grazie agli appelli sui media e al passaparola sono arrivate nuove risorse – ha spiegato il presidente Gianni Rasera –, si è passati dai tre o quattro volontari storici a una ventina di operatori, inoltre sono giunte molte donazioni: 6.655 euro con cui far fronte ai costi vivi legati alla distribuzione, e tante spese grazie alla solidarietà di privati, grande e piccola distribuzione e associazioni”.

 

Cresce il sostegno alle famiglie italiane

Gli effetti dell’emergenza sanitaria sul tessuto sociale sono stati profondi, basti pensare che se prima venivano aiutate dalle 80 alle 100 famiglie, il 60% delle quali di origine straniera, ora vengono sostenute dalle 400 alle 500 famiglie, per il 70-80% italiane. “Le famiglie italiane sono notevolmente aumentate – ha raccontato Giulia Nilandi, che si è occupata della distribuzione a domicilio –. Molte persone appartenenti al cosiddetto ceto medio si sono trovate improvvisamente senza risorse. Ho assistito a veri e propri drammi sociali, molti provavano vergogna nel chiedere aiuto, ma con il passaparola siamo riusciti ad arrivare a tantissime persone. Ricordo con commozione un detenuto agli arresti domiciliari, che non poteva uscire di casa nemmeno per fare la spesa. E una persona inferma a causa di un ictus che, vivendo sola, non vedeva nessuno da due mesi. Siamo una piccola struttura per cui le spese che arrivano nelle nostre mani vengono subito distribuite, senza burocrazia. Abbiamo cercato di portare non solo aiuti, ma anche ascolto e comprensione, affinché tutti si sentissero accolti”.

 

Aiuto anche alle comunità nomadi

Tra le richieste anche quella dell’associazione Nazione Rom e della comunità dei Sinti e Camminanti: “Si parla complessivamente di qualche centinaio di famiglie residenti a Istrana, Paese, Ponte della Priula, Castelfranco, Portogruaro, Vicenza e Padova, le quali ci hanno rappresentato una situazione drammatica – ha chiarito Rasera –. Da giorni erano senza viveri e non trovavano aiuto da nessuno o da pochi e in quantità irrisorie. Non c’era tempo di indagare, verificare, dubitare: sappiamo quanto pesino i pregiudizi verso queste comunità. La nostra associazione ha risposto senza indugi all’appello e abbiamo fornito viveri e altri beni a circa 150 famiglie”.

Si può quantificare in 2.500 euro il contributo in alimenti di privati cittadini, mentre il grosso delle donazioni arrivano dalla fondazione Banco alimentare di Udine, che da gennaio a giugno ha fornito 15 quintali al mese di viveri.

Circa 20 quintali, nello stesso periodo, sono stati donati dalla rete dei supermercati Vega, mentre settimanalmente vengono ritirate le eccedenze di Lidl e Metro, per un totale al momento di 35 quintali. Si sono mobilitati poi diversi panificatori, sensibilizzati dal panificio Bosco (Pancotto, Bosco, Breda e Vacillotto) che donano giornalmente tra i 15 e i 20 chili di pane non venduto.

 

Un lavoro di rete

Tra i risultati più significativi di questa esperienza, inoltre, I Care annovera la costruzione di una rete di solidarietà e collaborazione con una ventina di associazioni e gruppi informali di volontariato che oggi si approvvigionano al “Soccorso alimentare” e redistribuiscono i viveri.

Oltre ai volontari storici come Giulia, Maria, Angela, Tiziana, Rainiero e Francesco, nei mesi scorsi sono arrivate a portare il loro aiuto anche alcune persone che svolgevano lavori socialmente utili in convenzione con il Tribunale di Treviso. Altro apporto significativo arriva da Mohamed Camarà, un giovane di 26 anni originario della Guinea Conakry e attualmente residente alla caserma Serena. Mohamed, una volta conosciuta la realtà di I Care, ha deciso di mettersi in gioco e ora sta studiando per collaborare attraverso il Servizio civile.

Visto il valore dell’esperienza vissuta in questi mesi, l’associazione ha deciso di non arrendersi e proseguire la propria attività. L’Ater ha consegnato un nuovo spazio in comodato d’uso fino a fine anno: si tratta dell’ambiente che è stato per anni una tabaccheria e che ormai però è chiuso da lungo tempo, sempre sotto al Biscione, il gigantesco condominio di viale Francia, dove ci sono le altre due sedi. In quest’ambiente saranno raccolti gli aiuti destinati al Burkina Faso, in collaborazione con l’associazione Diaspora per sostenere un milione di profughi causati dalla guerriglia e dal rischio attentati nel Paese. Per continuare I Care chiederà di essere inserita nella rete regionale degli Empori solidali, ma avrà anche bisogno del sostegno di tutti coloro che possono donare qualcosa: beni di prima necessità o aiuti economici attraverso il 5x1000 con il codice fiscale 94078810267 o con un versamento a Banca Etica, Iban IT57B0501812000000011

017472, causale “Soccorso alimentare”.

Chi avesse necessità, infine, può contattare I Care ai numeri 348 1504530 – 0422 435622 o tramite e-mail a info@icaretreviso.it.

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