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Povertà a Treviso, sì agli aiuti, no al racket

Aumenta l’accattonaggio in città. La Giunta cerca soluzioni, varando un piano organico contro la povertà, in rete con associazioni e terzo settore. Ma dichiarando guerra alle organizzazioni che sfruttano molte persone.

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Povertà a Treviso, sì agli aiuti, no al racket

Anche nella città di Treviso il fenomeno dell’accattonaggio è presente e visibile. Il Comune negli anni passati aveva avviato una collaborazione con Venezia, Padova e Vicenza per far fronte al problema che, come spiega il vice sindaco Roberto Grigoletto, si inquadra in un racket organizzato che scavalca i confini comunali e coinvolge diverse province venete.
Con il cambio di amministrazione a Venezia e a Padova il progetto è stato accantonato e ora il Comune di Treviso si trova ad affrontare la situazione da solo: “Non c’è più stata da parte di Venezia e Padova la disponibilità a collaborare su questo tema – ha dichiarato Grigoletto –. Treviso da sola può svolgere un’azione solo parziale; si tratta di un racket difficile da arginare, ma stiamo comunque portando avanti un’azione di contrasto sul territorio: i nostri vigili, che girano in borghese soprattutto il martedì e il sabato, nei giorni di mercato, requisiscono le elemosine, sanzionano le persone che sono sorprese a chiederle e in caso di recidivi segnalano il fatto alla Questura che può dare il foglio di via dal Comune”.
Il vice sindaco ha sollecitato dunque i cittadini a inviare segnalazioni alla Polizia locale e a non lasciare elemosine: “Sequestriamo somme ingenti, che andrebbero ad alimentare lo sfruttamento di queste persone da parte di organizzazioni malavitose. Il Comune si occupa attraverso l’assistenza sociale di chi ha bisogno, non sono necessarie le elemosine”.
Controlli sui migranti ospitati
Da qualche tempo tuttavia il fenomeno si è allargato e sono diversi i migranti richiedenti asilo che escono dai centri di accoglienza per chiedere l’elemosina fuori dai supermercati o in zona ospedale. “La prossima settimana – ha continuato Grigoletto – sarà indetta una riunione con tutti i responsabili delle strutture di accoglienza. Vorrei che arrivassimo alla firma di un protocollo di intesa perché queste strutture si assumano la responsabilità del controllo sui migranti che ospitano. I richiedenti asilo ricevono vitto, alloggio e un piccolo pocket money, non hanno bisogno di chiedere l’elemosina”.
Ciò che accade evidenzia un problema di fondo nel sistema dell’accoglienza che in diversi casi non è in grado, così come è stato gestito finora, di creare una reale integrazione.
“Dei problemi riguardanti l’accoglienza dei migranti parleremo anche con il ministro Minniti. Non è una novità che servano procedure di riconoscimento più rapide. Chi non ha diritto allo status di rifugiato deve essere rimpatriato. Per quanto riguarda il lavoro credo che i richiedenti asilo dovrebbero svolgere lavori socialmente utili, per restituire alla comunità ciò che gli viene dato. Ma un comune da solo non può farsi carico di tutto. Chi otterrà la protezione internazionale sarà poi a carico per quanto riguarda i servizi e l’assistenza sociale dei comuni, per questo chiediamo al ministro dell’Interno una legge che obblighi a posteriori la ridistribuzione, che prima non c’è stata, di queste persone sul territorio”.
Treviso riceverà per la gestione dell’accoglienza un bonus dal Governo di 400 mila euro come rimborso delle spese che si stanno sostenendo. Questi fondi verranno reinvestiti in sicurezza e decoro urbano.
Impegno per le povertà
Se da un lato l’Amministrazione cerca di mantenere una linea rigida contro determinati fenomeni, dall’altro si sta mobilitando per sostenere le diverse povertà presenti in città. L’assessorato al sociale ha istituito un Tavolo permanente contro la povertà al quale siedono Caritas, gli Operatori di strada, la cooperativa LaEsse, la comunità di sant’Egidio, le associazioni Civico 63 e Caminantes, il Centro servizi per il volontariato, l’Emporio solidale, le parrocchie di San Pio X e Santa Maria del Sile. La prima delibera del Tavolo è stata quella di aprire il dormitorio comunale per senza dimora oltre l’emergenza freddo, durante tutto l’anno: “Per me il dormitorio – ha commentato Grigoletto – deve potersi connotare come un luogo all’interno del quale persone che per vari motivi si trovano ai margini della società vengono aiutati a ritrovare la strada e a ripartire”. Inoltre si sta pensando a dei progetti per i profughi, in modo tale che quando usciranno dai percorsi di accoglienza non siano lasciati a loro stessi. Su questo è stato avviato un dialogo con la Prefettura e con il ministro dell’Interno.
Sta per essere approvato in Consiglio il nuovo testo per l’erogazione del minimo vitale alle persone in difficoltà. La riscrizione del regolamento risalente al 1982 prevederà l’elargizione dei fondi attraverso l’attestazione del reddito in base al modello Isee. Completata infine la ristrutturazione di 17 alloggi di residenzialità pubblica, mentre è stato approvato il bando per il contributo per gli affitti elargito alle giovani coppie che vorranno vivere in città.

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