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Quartiere di Santa Maria Maggiore: un degrado da fermare

Adesso si guarda con speranza, ma anche con diffidenza e rassegnazione, al nuovo progetto di riqualificazione dell’ex Questura acquistata da un privato, l’imprenditore Roberto Alibardi.

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Quartiere di Santa Maria Maggiore: un degrado da fermare

Da almeno un decennio il quadrante di Santa Maria Maggiore, nel centro storico di Treviso, subisce un inesorabile svuotamento con enormi conseguenze sull’economia dei commercianti, pochi, che ancora rimangono. Non solo, ma l’assenza di attività e di passaggio di persone fa si che si espandano anche le macchie di incuria e degrado. Non hanno aiutato il ripopolamento le mostre a Santa Caterina, né il museo Nazionale collezione Salce, in via Carlo Alberto. Adesso si guarda con speranza, ma anche con diffidenza e rassegnazione, al nuovo progetto di riqualificazione dell’ex Questura acquistata da un privato, l’imprenditore Roberto Alibardi, in una compravendita da 12 milioni di euro con Fondazione Cassamarca la scorsa settimana.
I commercianti della zona infatti si dividono, tra chi nella rinascita del quartiere ci spera, senza farsi troppe illusioni, chi crede che sia stata imboccata la via giusta e chi invece proprio non ci crede più e considera la riqualificazione dell’ex Questura solo una goccia in un oceano fatto di buchi neri che circondano la piazza.
“Abbiamo ancora la speranza, ma prospettive poche – ha dichiarato Antonella Bragagnolo, proprietaria della tabaccheria –; il Comune non pensa minimamente a questa zona. Ci sono anche degli assessori che abitano qui, ma sembrano non accorgersi di nulla. Ci prendono in giro, il giovedì dovrebbe esserci mercato, un modo per portare gente nell’area: è rimasto un solo banchetto, dell’ortofrutta, che fa concorrenza al fruttivendolo. Il problema parte da tutti gli edifici vuoti, l’ex Simonetti, l’ex Enel. E’ stato necessario che tre persone finissero in ospedale prima che mettessero lo specchio che avevamo chiesto all’incrocio tra via Carlo Alberto e via Stangade. Avevamo un parcheggio qui a fianco, pagavamo 30 euro al mese e per noi commercianti era comodissimo, tre anni e mezzo fa hanno chiuso anche quello, per farne un maxi parcheggio dicevano, oggi è ancora tutto abbandonato. Con la scorsa Amministrazione ho parlato, ho litigato, ora non parlo neanche più. Intanto i negozi continuano a chiudere, e non solo qui, tutta la città diventerà un centro storico dormitorio”.
Ancora più pessimisti i proprietari del bar che sottolineano: “Se tutto il resto è chiuso, la riqualificazione dell’ex questura, se e quando si farà, non fa alcuna differenza. Bisogna partire dalle aree più grosse, quella dell’Enel, dell’Ex Simonetti, sennò questo progetto rimane una goccia nel mare”.
Un po’ più ottimista la proprietaria dell’argenteria Sandonà, proprio di fronte all’ex Questura: “Ben venga chi ha intenzione di fare qualcosa, e soprattutto di portare persone, qui ormai sono rimasti solo i piccioni e macchie di guano. Quest’estate qualcuno aveva lo stendino della biancheria ad asciugare sul portico... mi sono arrabbiata, ho pensato che fosse una questione di educazione e civiltà, ma poi ho concluso che oltre a me non lo avrà visto nessuno qui, perché non passa nessuno. A gennaio siamo rimasti un venerdì, sabato e domenica senza illuminazione pubblica e nessuno è intervenuto”.
L’abbandono della piazza, che negli anni ‘60 era la prima di Treviso per attività, raccontano i commercianti, ha un processo lento e una concomitanza di cause, a cominciare dagli edifici sfitti, fino alla chiusura, con il Put, del passaggio diretto delle auto in arrivo da Fiera, cosa che ha fatto perdere molto lavoro alla farmacia. “Per ovviare – spiegano – hanno messo una fermata dell’autobus, ma non è servito a nulla”. La chiusura della Questura ha dato il colpo di grazia. Inoltre alcuni proprietari chiedono affitti folli per gli esercizi dell’area.
“Oggi la piazza è popolata solo per gli eventi sportivi – hanno concluso –. Solo a marzo ce ne saranno quattro. Questi eventi chiudono la piazza ma non portano gente, gli atleti passano e se ne vanno”.

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