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Reportage a Treviso: in bici, che "passione"...

Ciclabili poco sicure, sconnesse o che iniziano e finiscono nel giro di qualche metro; che sorgono come apparizioni da una fila di parcheggi, o usate come tali; che terminano nel nulla, spesso in curva, o vanno a morire su una siepe; ciclabili che non arrivano dove vorresti andare. Ecco l'esito del nostro reportage. Con fotografie eloquenti.

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Reportage a Treviso: in bici, che "passione"...

Ciclabili poco sicure, sconnesse o che iniziano e finiscono nel giro di qualche metro; che sorgono come apparizioni da una fila di parcheggi, o usate come tali; che terminano nel nulla, spesso in curva, o vanno a morire su una siepe; ciclabili che non arrivano dove vorresti andare.
Promuovere una mobilità sostenibile significa tra le altre cose incentivare l’utilizzo di mezzi alternativi come la bicicletta. Lo stato delle ciclovie trevigiane non è tuttavia dei migliori e mancano del tutto le infrastrutture per raggiungere pedalando i punti nevralgici della città, come la stazione o l’ospedale, nonché lo stresso centro storico, dato che la maggior parte delle arterie che vi afferiscono è priva di vie riservate alle due ruote o ciclopedonali.
In centro senza corsie
Le strade strette dell’interno mura sono per la maggior parte sprovviste di corsie riservate ai ciclisti, che spesso per raggiungere le mete desiderate fanno lo slalom tra le auto, anche in senso di marcia contrario, o sono costretti a scendere e proseguire a piedi. Stessa situazione nelle vie di quartiere, che tuttavia sono più larghe. Le corsie protette sono poche, tra le quali quella in viale Vittorio Veneto, molto stretta, la cui viabilità è da poco stata modificata riservando alle biciclette che vanno verso il centro una parte dei larghi passeggi prima esclusivamente pedonali.
Fine della pista
Altra ciclovia sicura è quella realizzata l’anno scorso in viale Montegrappa, che poi prosegue verso il quartiere di san Giuseppe, ma non verso l’incrocio delle Stiore, diventando all’altezza della curva dell’Eden una semplice linea disegnata a terra, che molto spesso le macchine scavalcano. In programma per la prossima primavera ci sono altre due ciclabili, quella di via Castagnole e quella di via sant’Antonino. Nella maggior parte delle grosse arterie comunali le ciclabili sono delimitate solo dalla segnaletica verticale e orizzontale, fungendo spesso da parcheggio temporaneo per auto in sosta e costringendo i ciclisti a pedalare in mezzo alla strada o superare l’ostacolo portando a mano il proprio mezzo di trasporto, come succede spesso in viale IV Novembre in direzione Fiera.
Alle volte, anche se separate dalla carreggiata vera e propria, sono di difficile fruizione a causa dell’asfalto sconnesso, come nel caso di quella in via Feltrina che termina peraltro all’improvviso su una siepe all’altezza dello stadio di rugby lasciano scoperto tutto il tratto finale fino a Castagnole, estremamente pericoloso per la presenza dei fossi da entrambi i lati e la mancanza di un anche seppur minimo marciapiede.
Mancano del tutto le vie ciclabili su viale Monfenera, viale Luzzati, via Montello e via Venier, con lo stretto sottopassaggio che porta verso l’ospedale regionale Ca’ Foncello.

Strutture incomplete
In alcuni punti le infrastrutture sono inutili o incomplete, come quelle in via dei Mille, che iniziano e finiscono in pochi metri, non portando sostanzialmente da nessuna parte, o quella in via VII aprile 1944, la via che passa dietro al supermercato Panorama e che potrebbe unire la Feltrina a viale Europa e dove tuttavia la corsia per le due ruote si interrompe nel nulla dopo pochi metri.
La circonvallazione esterna della città è quasi tutta percorribile su una pista promiscua per pedoni e biciclette, tuttavia la maggior parte degli attraversamenti sono solo pedonali e non ciclabili, costringendo i ciclisti più ligi al codice della strada a smontare e attraversare a piedi, gli altri ad infrangere le norme a loro rischio e pericolo.
Dal centro e dal quartiere san Zeno diventa complicato raggiungere in bicicletta anche l’ingresso della stazione, dove tuttavia sono presenti le rastrelliere per posteggiare utilizzate da tanti pendolari che lasciano lì la bici e si recano al lavoro, a scuola o all’università in treno.
In piazza Duomo, a seguire il senso di marcia della ciclabile, non si arriva da via Cesare Battisti, ma dal lato opposto dove la pista sembra sorgere dal nulla da una fila di parcheggi, mancando l’attraversamento ciclabile che colleghi via Canova con via fra’ Giocondo.
Eppure basterebbe poco...
Lungi dall’essere una panoramica esaustiva delle vie per le due ruote del comune di Treviso, con questi esempi si è voluto dimostrare come la strada per una mobilità sostenibile sicura sia ancora lunga. Alle volte basterebbe anche poco per migliorare un po’ la situazione, come ad esempio dipingere degli attraversamenti ciclabili accanto a quelli pedonali o proteggere con dei paletti anti invasione di corsia almeno i punti più pericolosi.

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