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Santa Bona: serve più inclusione per una maggiore sicurezza

Lo scorso 25 giugno i locali della parrocchia di Santa Bona a Treviso sono stati presi di mira e vandalizzati in un’incursione notturna che non ha ancora trovato alcun responsabile. “Santa Bona è un quartiere molto bello, di persone in gamba e generose – dice il parroco don Federico Testa –, tuttavia si incontrano realtà sociali complesse, ci sono aree in cui non si è ancora fatto un lavoro serio di integrazione, dove si rischiano di creare ghetti. Credo ci sia già un progetto di una comunità che si prende cura dei propri spazi, ma rimangono delle sacche di non integrazione sulle quali devono intervenire le Istituzioni".

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Santa Bona: serve più inclusione per una maggiore sicurezza

Lo scorso 25 giugno i locali della parrocchia di Santa Bona a Treviso sono stati presi di mira e vandalizzati in un’incursione notturna che non ha ancora trovato alcun responsabile. I ladri sono entrati prima nelle stanze della Polisportiva dove hanno sottratto materiali da lavoro come fili di rame e ottone, poi negli ambienti dell’oratorio e del circolo Noi, che sono stati pesantemente danneggiati con finestre e porte divelte. Un furto e atto di vandalismo premeditato secondo il parroco don Federico Testa, che ha accertato che la rete per accedere agli spazi era stata tagliata con una tronchese già la notte precedente.

“Non è la prima volta che accadono cose di questo tipo – ha chiarito il sacerdote – era già successo tre anni fa, quando era parroco don Mauro Fedato. Chi è entrato era interessato al metallo utilizzato per i lavori di manutenzione, sapeva che lo avrebbe trovato. Poi, non essendoci altro da portare via nei locali del circolo Noi, ha distrutto tutto. Ora metteremo a posto un po’ alla volta, perché i danni non sono coperti dall’assicurazione. Mi preme tuttavia sottolineare la tempestiva reazione della comunità: 15 minuti dopo aver appreso la notizia i volontari erano già qui per dare una mano a sistemare, il bar ora è riaperto”.

I danni subiti avrebbero potuto scoraggiare la comunità già alle prese con le disposizioni anti-Covid, invece il circolo Noi è già tornato a essere un luogo di ritrovo e un punto di riferimento. Il bar e la Polisportiva hanno ripreso lentamente le loro attività dopo la chiusura forzata e oggi sono ricominciati l’attività sportiva consentita e gli incontri in oratorio, nella speranza di poter portare avanti anche qualche iniziativa in più, come il cinema all’aperto, concerti e serate di ritrovo.

Dal 6 al 31 luglio la Collaborazione pastorale di Santa Bona promuove inoltre l’Estate ragazzi, centri estivi per minori dai 6 ai 14 anni che si iscrivono nel progetto “Insieme per crescere” finanziato dalla Regione Veneto con risorse statali del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (vedi articolo in basso a destra).

Sabato 27 le insegnanti delle due scuole parrocchiali hanno incontrato i loro alunni all’aperto per una piccola festa di fine anno scolastico, un rito di passaggio per non lasciare che tutto rimanesse in sospeso. Anche gli Scout Agesci e Fse hanno ricominciato le loro attività organizzando incontri in piccoli gruppi e qualche uscita e camminata in montagna.

“Santa Bona è un quartiere molto bello, di persone in gamba e generose – ha proseguito don Federico –, tuttavia si incontrano realtà sociali complesse, la polizia dice che è un quartiere che va tenuto sotto controllo per furti e microcriminalità, ci sono aree in cui non si è ancora fatto un lavoro serio di integrazione, dove si rischiano di creare ghetti. Credo ci sia già un progetto di una comunità che si prende cura dei propri spazi, ma rimangono delle sacche di non integrazione sulle quali devono intervenire le Istituzioni, anche per evitare che i problemi si trasformino in pregiudizi e in una forma di durezza del tessuto sociale”.

Di episodio di “grandissima amarezza” parla anche il consigliere comunale di minoranza Fabio Pezzato che aggiunge: “Si tratta del secondo a Santa Bona, negli anni scorsi il circolo Noi di San Paolo è stato colpito quattro volte, è necessario che si comprenda che questi luoghi sono diventati un bersaglio, devono essere protetti, con assicurazioni adeguate e subito con una telecamera”.

“La zona – ha specificato Pezzato – è sempre stata problematica, in parte l’area dell’Immacolata lo è ancora, ma in generale non ci sono le criticità che si trovano invece, per esempio, a San Liberale. In ogni caso va così da molto tempo, l’assessore Manfio, con la Giunta precedente aveva iniziato un processo di partecipazione e di aggregazione, il controllo di vicinato poteva essere un buono strumento, ma è caduto nel nulla. Credo che i quartieri meritino le attenzioni straordinarie di tutta la comunità, le Istituzioni possono portare maggiori controlli, ma le risorse non limitate. Piuttosto sarebbe necessario che l’Amministrazione si muovesse per coordinare le azioni delle varie realtà che vivono nei quartieri, associazioni, parrocchie, per creare una proposta appetibile per i giovani, una proposta realmente inclusiva per tutti. Un percorso di questo tipo, con il coinvolgimento degli operatori del territorio, andrebbe a vantaggio dell’intera comunità”.

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