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Si formano a Treviso i primi counselor della fertilità

Rivolto a una ventina di partecipanti tra laureati in medicina, ostetricia, infermieristica, psicologia, farmacia e servizio sociale, il corso di formazione sperimentale biennale - di 50 ore suddivise in 8 giornate di formazione per il primo anno - fa parte di un progetto sperimentale di ricerca, in collaborazione tra enti pubblici e privati, che si propone di promuovere il counseling per la consapevolezza della fertilità nella coppia all’interno delle strutture sanitarie e consultori

Parole chiave: treviso (1518), centro della famiglia (48), fertilità (7)
Si formano a Treviso i primi counselor della fertilità

Ha avuto avvio sabato 12 ottobre il corso biennale in “Counseling per la Consapevolezza della Fertilità di coppia” organizzato e promosso dall’Ulss 2 Marca Trevigiana in collaborazione con il Centro della Famiglia. A presentare l’evento formativo e dare inizio all’attività didattica erano presenti il dg dell’Azienda Sanitaria Trevigiana Francesco Benazzi, il direttore di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Ca' Foncello Enrico Busato, il presidente del Centro della Famiglia Francesco Pesce, il coordinatore dell’équipe di psicologia clinica del Consultorio sociosanitario del Centro della Famiglia e responsabile della formazione Mario Cusinato e l’assessore al Sociale del Comune di Treviso Gloria Tessarolo.

Rivolto a una ventina di partecipanti tra laureati in medicina, ostetricia, infermieristica, psicologia, farmacia e servizio sociale, il corso di formazione sperimentale biennale - di 50 ore suddivise in 8 giornate di formazione per il primo anno - fa parte di un progetto sperimentale di ricerca, in collaborazione tra enti pubblici e privati, che si propone di promuovere il counseling per la consapevolezza della fertilità nella coppia all’interno delle strutture sanitarie e consultori, nell’ottica di offrire una risposta multidisciplinare ai bisogni dei coniugi.

L’attività didattica, nata dalle esigenze recentemente evidenziate anche dalla letteratura scientifica in merito alla crescente denatalità e all’emergenza sociale che essa rappresenta, mira a formare counselor professionalmente preparati a livello multidisciplinare, partendo proprio dalle ragioni socioculturali che incidono attualmente sulla generatività umana e dagli orientamenti etici che favoriscono le scelte in quest’area, per arrivare poi ad affrontare gli aspetti anatomici e fisiologici individuali.

L’intervento formativo ha altresì valore di ricerca, con l’obiettivo di verificare la possibilità di tradurre le competenze acquisite in servizi offerti all’interno dei luoghi preposti a intercettare i bisogni delle coppie e delle famiglie di oggi. Infatti, la gestione consapevole della fertilità e il superamento dell’infertilità rappresentano per ogni coppia una sfida alla propria progettualità di famiglia.

L’operatore, il counselor, avrà allora ha il compito di insegnare le metodiche riguardanti la consapevolezza della fertilità in un quadro valoriale di stile di vita di coppia; di accompagnare la coppia per acquisire tale consapevolezza e, per il superamento dell’infertilità, supportare la costruzione di un quadro diagnostico per identificare gli opportuni rimedi terapeutici da adottare; di gestire il collegamento tra la coppia e gli specialisti nell’ambito della fertilità umana per le consulenze ritenute utili; di sostenere la coppia – qualora emerga il quadro di sterilità certa – nella identificazione della propria scelta di realizzazione del progetto generativo, sondando le possibili modalità: la via dell’adozione, le esperienze di affido, le molteplici forme di generatività e genitorialità sociale fino alla genitorialità a distanza.

“Anche nell’esperienza del primo anno del Consultorio del Centro della Famiglia abbiamo riscontrato e toccato con mano le criticità connesse alla fertilità, all’avere dei figli, che vivono oggi le coppie, nonché le problematiche legate al loro progetto di famiglia. Non sono solo problematiche di carattere fisico e biologico - spiega il presidente del Centro della Famiglia Francesco Pesce - dettate dalla più avanzata età nella quale si fanno figli. Ed è proprio per questo che serve un supporto multidisciplinare. Grazie alla collaborazione con l’ULSS 2 abbiamo allora deciso di dare vita a questo corso per professionisti nell’ambito socio-sanitario, perché diventino counselor preparati a dare risposta a questo tipo di bisogni delle coppie e siano poi in grado, nei loro ambienti professionali, di creare dei servizi ad hoc per il benessere delle nostre famiglie, e così affrontare quell’emergenza sociale che è la denatalità”.

“Grazie alla collaborazione con il Centro della Famiglia, vogliamo come Ulss, attraverso questo corso sperimentale unico in Veneto, mettere in campo una serie di azioni che possano aiutare la coppia che vuole figli - aggiunge il direttore generale dell’Azienda Sanitaria Trevigiana Francesco Benazzi -. Una delle maggiori cause della denatalità e, dunque, della minore fertilità è l’innalzarsi dell’età nella quale le donne hanno il primo figlio, oggi di 32 anni. Con l’avvio di questo corso abbracciamo un approccio diverso rispetto alla medicalizzazione della procreazione che la PMA rappresenta. Un approccio multidisciplinare - sottolinea il dg dell’Ulss 2 - che guarda in particolare al benessere della donna e della coppia, offrendo un percorso diverso, una strada clinicamente meno invasiva. Portare la coppia alla conoscenza della finestra fertile e alla consapevolezza della propria relazione, i dati ce lo stanno dimostrando, aiuta la fertilità e la naturalità della procreazione”.

Fonte: Comunicato stampa
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