Treviso
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Storia degli alpini: dalle trincee alle sezioni

Avvio difficile per l'Ana, poi la grande popolarità con la sezione di Treviso tra le più numerose e attive d'Italia. Le penne nere trevigiane sono sempre state in prima linea nella solidarietà verso gli svantaggiati, molte le iniziative umanitarie tra cui il Banco Alimentare, l'Advar e la ricostruzione di una casa colonica per tossicodipendenti.

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Storia degli alpini: dalle trincee alle sezioni

Nel 1919 a Milano veniva istituita l’Associazione Nazionale Alpini che ben presto si diffuse soprattutto in alcuni centri del Nord dove più alta era la presenza di soldati che avevano prestato servizio tra le penne nere e che sui fronti montani avevano vissuto la tragica esperienza della guerra.

Anche in  provincia di Treviso, considerato il coinvolgimento di buona parte del territorio nel reclutamento alpino, ma soprattutto l’esperienza di solidarietà e di amicizia provata tra le trincee montane della Grande Guerra e nelle caserme, si costituirono delle sezioni, oltre che nel capoluogo, a Valdobbiadene, a Conegliano e a Vittorio Veneto.

A Treviso questo avvenne, dopo mesi di incontri e di progetti iniziati nella primavera del 1920, il 6 ottobre 1921 nella festosa cornice di uno degli alberghi più importanti della città, la Stella d’Oro, distrutto dai bombardamenti del 7 aprile del ‘44.

A dar vita alla sezione, un gruppo di ufficiali in rappresentanza di una quarantina di ex-alpini, molti dei quali iscritti alle altre associazioni “montanare” cittadine come il Cai e l’Uoei, che affidarono la presidenza della sezione a Roberto Matricardi, un abruzzese che allora prestava servizio al Comando della 3 Divisione Alpina a Treviso. L’assemblea, svoltasi in un clima tipicamente alpino tra tante libagioni e canti nostalgici, fu l’occasione per lanciare alcune iniziative nel ricordo degli alpini trevigiani caduti e all’insegna della valorizzazione degli ideali e delle tradizioni del Corpo e della montagna. Impegno che verrà continuato fino ai giorni nostri, nonostante il venir meno della leva obbligatoria e quindi delle adesioni all’associazione.

Non fu comunque una partenza facile: il clima politico-sociale di quegli anni, che sfociò nella presa del potere da parte del fascismo, non favorì l’affermazione della sezione e non solo a Treviso. Tra i soci, accanto all’amore incondizionato per la penna nera, era diffuso l’impegno politico, in contrasto con la conclamata apoliticità dell’Associazione, fatto che creò sicuramente incomprensioni tra gli iscritti.

La stessa situazione si verificò con il Cai cittadino che conobbe una crisi per motivi politici. Nel 1927 su “L’Alpino”, organo ufficiale dell’Associazione, si legge che la sezione di Treviso è stata sciolta; del resto da qualche anno, dal 1923 al 1927, le cronache cittadine non registravano una significativa presenza dell’Ana in città. L’adesione dei soci in quegli anni non era significativa; dai 40 iniziali erano diventati al momento dello scioglimento una cinquantina. Nel territorio della Marca però erano attive le altre sezioni e molti gruppi della pedemontana dipendenti da Bassano o da Feltre come Crespano e Cornuda.

 

Adunata 1929

Nell’aprile del 1929 a Roma si tenne la X adunata nazionale che il regime volle grandiosa e tra i tanti gagliardetti di sezione presenti è segnalato anche il vecchio gagliardetto di Treviso, fino ad allora custodito gelosamente dal primo segretario, Lino Perale. Ad accompagnarlo fu un gruppo di “scarponi trevigiani” guidati dal presidente Carlo Gavagnin, venuto a Treviso dalla Liguria per ricostituire la sezione. La prova di questo nuovo e definitivo avvio si ebbe il 16 novembre 1930 quando a Treviso si svolse un’adunata provinciale che vide la città invasa da qualche migliaio di penne nere e di artiglieri da montagna, in occasione dell’inaugurazione del gagliardetto della sezione e dei gruppi di Cusignana, Arcade, Volpago del Montello, Castelfranco e Quinto.

Nel 1936 con l’intervento del presidente nazionale Angelo Manaresi, venne organizzata un’altra adunata interprovinciale nel ricordo della Guerra d’Africa orientale. In quell’occasione il presidente Gavagnin parlò di 600 soci iscritti suddivisi in 12 gruppi e si impegnò a raggiungere presto il migliaio.

Impegno destinato a non essere onorato perché gli alpini trevigiani si apprestavano a vivere un’altra guerra, durante la quale la sezione subì un rallentamento e una definitiva chiusura delle attività.

 

Tempi migliori

Il dramma della seconda Guerra mondiale aveva prodotto anche tra gli scarponi trevigiani delle divisioni in particolare dopo l’8 settembre 1943 con lo sbandamento dell’esercito e il costituirsi di formazioni partigiane. Divisioni che in gran parte vennero presto superate, tanto che, all’indomani del 25 aprile 1945, si parla di ricostruire la sezione. Il protagonista indiscusso di tale rinascita fu “el mostacio” Ugo Gastaldello, reduce della Grande Guerra, gestore della trattoria alle “4 Corone”, di via Inferiore a Treviso: raccogliendo le adesioni dei vecchi soci e dei nuovi reduci, fece in modo che al primo appuntamento ufficiale a livello nazionale, a Milano nel 1946, la sezione di Treviso fosse presente con il suo presidente Ivone Dal Negro. Nell’ottobre del 1948 a Bassano, all’inaugurazione del mitico Ponte degli alpini, la sezione di Treviso, che contribuì al restauro, fu presente con 9 sottosezioni e 22 gruppi, segno eloquente di una rapida rinascita, tanto che nel 1951 Treviso era al 13° posto per numero di soci considerando le 68 sezioni che allora costituivano l’Ana.

L’aumentato consenso, dovuto anche ad un più esteso reclutamento alpino nei mandamenti di pianura, la necessità di tenere informati un numero sempre più crescente di soci, il desiderio di diffondere e conservare gli ideali del Corpo, fecero sì che nel 1955 venisse dato alle stampe il primo numero di “Fameja Alpina”, periodico sezionale diretto da Mario Altarui.  Un periodico che ancor oggi segue  con attenzione la vita dei gruppi e della sezione divenendo prezioso strumento per conoscere la  cronaca che con il passare degli anni è diventata storia. A partire dagli anni ’60, accanto al costante ricordo dei caduti in guerra, si fa sempre più dominante  l’ideale di solidarietà oltre che tra commilitoni, ma anche verso le emergenze della società. Un primo segno si ha dopo il disastro del Vajont ma soprattutto dopo il terremoto del 6 maggio 1976 in Friuli, quando gli alpini trevigiani, come del resto tutte le penne nere italiane, diventano simbolo di solidarietà nazionale. In tutte le calamità che colpiscono l’Italia gli alpini sono presenti con l’impegno fattivo mettendo a disposizione strutture e competenze grazie ad una collaudata ed aggiornata Protezione civile.

Gli alpini trevigiani sono sempre stati in prima linea nella solidarietà verso gli svantaggiati, aderiscono alle tante iniziative umanitarie dal Banco Alimentare (2004), all’Advar alla Lucciolata via di Natale e promotori di tanti progetti autonomi come il restauro di una casa colonica a Fontanelle per una comunità di recupero di tossicodipendenti voluta dall’amato presidente Francesco Cattai.

In questi ultimi anni la sezione non ha dimenticato la parte culturale simboleggiata dalle tante iniziative al Portello Sile, luogo per incontri e mostre voluto dall’indimenticabile presidente Francesco Zanardo e dal suo Consiglio.

La vecchia sede di via Inferiore si è trasformata in Centro Studi e Biblioteca. Non vanno dimenticate le numerose iniziative culturali dei gruppi che in tante realtà locali sono gli unici a tramandare tradizioni e storia del territorio. Mentre a livello nazionale va segnalato il concorso Parole Attorno al fuoco organizzato annualmente dal gruppo di Arcade. Costante, negli anni, il rapporto con le scuole del territorio.

Non può mancare nella storia degli alpini il rivivere lo spirito di festa e di amicizia tipico della naja scarpona, ne sono dimostrazione i luoghi dei loro ritrovi, trasferiti da ospitali osterie in dotate sedi autonome realizzate, soprattutto negli ultimi anni, con le loro braccia e le loro risorse e messe a disposizione delle varie comunità. Funzionale ed elegante la sede sezionale inaugurata a San Pelaio a Treviso nel 2005.

Indimenticabili poi le loro manifestazioni: sono vanto della sezione le due grandi adunate nazionali: del 1967 in ricordo del cinquantenario della fine della Grande Guerra e quella del 1994, quando sfidando delle oggettive difficoltà logistiche sfilarono 120 mila alpini. Successo che sicuramente arriderà all’Adunata del 2017.

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