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Treviso, così rinasce piazza Borsa

La Camera di commercio rimane in piazza Borsa e studia con il Comune il progetto per la riqualificazione del palazzo e dell’intera area. “L’Amministrazione attende il nostro progetto per lavorare insieme su tutta l’area, diverrà un polo vivo nel cuore della citt", afferma il presidente Pozza.

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Treviso, così rinasce piazza Borsa

Con la fine del mese di febbraio si è conclusa la vicenda del trasferimento della Camera di commercio nella cittadella delle Istituzioni. Scaduto senza ulteriori novità l’ultimatum di fondazione Cassamarca per la compravendita della torre C dell’Appiani a entrambe le parti non è stato possibile che constatare il nulla di fatto.

L’emergenza coronavirus ha poi cancellato tutte le ulteriori iniziative che ora ripartono. La Camera di commercio rimane in piazza Borsa e studia con il Comune il progetto per la riqualificazione del palazzo e dell’intera area.

Una parola fine è stata dunque messa alla questione trasferimento, tuttavia la controversia giudiziaria prosegue e a settembre ci sarà una nuova udienza.

Dopo anni di tentennamenti nel marzo 2019 l’operazione sembrava cosa fatta, per un costo complessivo di 30 milioni di euro tra uffici e parcheggi. Fondazione Cassamarca ha dunque inserito l’importo di 30.000.000 di euro nel Documento programmatico triennale sottoposto all’approvazione del ministero dell’Economia e delle Finanze, ovvero l’organo che esercita la vigilanza e il controllo sulla Fondazione.

Nel frattempo, però, in autunno è arrivata una nuova perizia dello stesso Mef che deprezzava il valore dell’immobile costringendo ad abbassare la possibilità di spesa della Camera di Commercio.

“Non abbiamo raggiunto un accordo sul prezzo – ha spiegato il presidente dell’Ente camerale Mario Pozza –. La Fondazione non poteva scendere e noi non potevamo salire, perché saremmo andati incontro a un esposto della Corte dei conti, per cui rimaniamo in piazza Borsa. Abbiamo provato anche a chiedere al ministero di Economia e Finanza di risolvere l’impasse ma senza risultato. La causa civile è tuttavia ancora in corso e potrebbe condannarci o assolverci dal pagamento di un risarcimento”.

 

Una nuova partita

Sul piatto ora dunque c’è una nuova partita, che si gioca sul rifacimento di uno stabile risalente alla fine della Seconda guerra mondiale e si lega alla volontà di dare un nuovo volto al cuore della città e ai suoi giardini, tra le rare aree verdi del centro storico.

“Con l’emergenza sanitaria abbiamo attivato per molti dipendenti lo smart working ed è stato un successo – ha continuato Pozza –, molte pratiche ormai avvengono online con la firma digitale e dunque non avremo bisogno di tutti gli uffici che avevamo prima; probabilmente continueremo con il telelavoro e una parte delle nostre strutture sarà venduta. Non escludo che potranno aprire nuovi negozi, mentre rimarrà parte della sala espositiva a servizio di mostre e delle nostre imprese che vorranno promuovere i loro prodotti; riaprirà anche lo storico bar Borsa, la cui licenza è di proprietà della Camera di commercio”.

 

Area da valorizzare

Con la ristrutturazione dell’edificio saranno rifatti gli ascensori, le porte di sicurezza e tutto ciò che è necessario a rendere fruibile l’accesso anche alle persone con disabilità. Inoltre l’adiacente palazzo storico, dalle preziose sale affrescate, sarà valorizzato rendendolo visitabile al pubblico.

“L’Amministrazione comunale attende il nostro progetto per lavorare insieme su tutta l’area, diverrà un polo vivo nel cuore della città. Alcune zone oggi hanno delle criticità, ma mai come in questo momento in cui abbiamo dovuto rimanere chiusi in casa ci siamo resi conto dell’importanza dei parchi e delle aree verdi, per cui vorremmo che tutta la zona dei giardini di Sant’Andrea, riviera Santa Margherita e via Fiumicelli fosse compresa nel disegno, con nuovi accessi alla città e una diversa logistica. Saremmo già in una fase avanzata se non avessimo dovuto fermarci a causa della pandemia”.

A questo punto, scongiurato il pericolo di un nuovo enorme buco nero in città città, rimane da capire cosa ne sarà della torre C dell’Appiani, costruita e lasciata vuota a deteriorarsi per anni.

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