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Treviso firma il patto educativo di comunità, per non lasciare indietro nessuno

Lo hanno promosso le scuole dell'Istituto comprensivo 5 Coletti. A sottoscriverlo il Comune e venti soggetti del privato sociale, che si impegnano insieme ad accompagnare la scuola nel suo ruolo educativo. Tante le iniziative per i bambini dei quartieri a nord della città

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Treviso firma il patto educativo di comunità, per non lasciare indietro nessuno

Un’alleanza fra scuola e famiglia, ma anche fra la scuola e l’intera comunità. Un patto educativo che parte dalla periferia cittadina con lo scopo di non lasciare indietro nessuno, grazie a un sistema educativo integrato. Si tratta del patto sottoscritto fra l’Istituto comprensivo 5 Coletti e il Comune di Treviso, che coinvolge altri 20 soggetti tra enti e associazioni del territorio dei quartieri di San Liberale, Monigo, San Paolo e Santa Bona. “E’ uno strumento introdotto dal Ministero dell’Istruzione per dare la possibilità alle Amministrazioni e al privato sociale di sottoscrivere dei patti con le scuole, per l’educazione integrata dei minori tra i 3 e i 14 anni - ha spiegato la dirigente scolastica dell’Ic 5 Ada Vendrame -. Il progetto è già stato portato avanti in diverse regioni italiane e io ho colto questa possibilità poiché l’Ic Coletti collabora da anni con la cooperativa La Esse e altre realtà del Terzo settore, dunque si trattava di dare un coordinamento, maggiore visibilità e potenziare una serie di progetti che già esistono, prendendo atto che la scuola non può fare tutto da sola, ma deve essere sostenuta e accompagnata dalla comunità”.

Tra le ultime iniziative portate avanti in sinergia ci sono progetti come Spazio Bisciò, a San Paolo, che ha aperto nella sede di proprietà di Ater che prima ospitava l’associazione I Care e che, promosso e sostenuto da fondazione Zanetti onlus e coordinato da La Esse, si pone come luogo di incontro e aggregazione per i bambini e le bambine dei quartieri nord della città. Le attività si svolgono dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 18.30. Nei mesi estivi, in luglio e in agosto, nel parco di via Albona, accanto alla scuola dell’infanzia Barbisan, ogni giovedì dalle 17 alle 18.30 sono organizzati gli appuntamenti di “Incontriamoci al parco”, uno spazio a libero accesso dedicato a bambine e bambini accompagnati dai loro genitori e coordinato dagli insegnanti della scuola primaria Carducci, che mettono a disposizione il loro tempo di ferie in maniera volontaria, “un atto di grande generosità”, come ha sottolineato Vendrame. Tra i soggetti firmatari del patto sono presenti anche le parrocchie dei quartieri coinvolti, con cui da tempo sono avviate diverse collaborazioni per attività, incontri, centri estivi e doposcuola delle suore Dorotee.

Tra le iniziative portate avanti durante tutto l’anno scolastico ci sono molte proposte seguite dalla cooperativa La Esse, come i laboratori educativi in orario curricolare , doposcuola e momenti di incontro con famiglie e minori. La comunità di Sant’Egidio organizza nell’oratorio dell’Immacolata la Scuola della pace per ragazzi dagli 8 agli 11 anni e l’alfabetizzazione per le mamme non italofone. “Grazie a una collaborazione con Avvocati per le persone e le famiglie - ha raccontato la dirigente scolastica - abbiamo promosso progetti di educazione civica attraverso il progetto Legalità”. E poi, con il Comune e altre realtà del privato sociale, laboratori sportivi aggregativi, progetti “Ama il tuo quartiere”, “Nonno mi racconti una storia”, laboratori educativi didattici per la scuola Primaria, Laboratori per il consolidamento e lo sviluppo delle abilità di lettura, sostegno nei progetti “Scuola - Territorio”, in collaborazione nelle attività territoriali - ludobus e “arrampicata orizzontale - Cantiere in Movimento. “Parliamo di quartieri in cui c’è un’alta percentuale di famiglie di origine straniera - ha concluso Vendrame - per questo promuoviamo un sistema educativo integrato che possa coinvolgere tutta la comunità. Questo, infatti, è il punto di partenza fondamentale per costruire la società del futuro, dando la possibilità a tutti gli alunni di fare esperienze in cui si sentano realizzati e gratificati, migliorando così il senso di autostima dei ragazzi e allontanando le possibilità di scivolare nell’emarginazione e rischiare la dispersione scolastica. Abbiamo già visto dei risultati, con alcuni alunni difficili che hanno superato bene l’esame di Stato, dimostrando di aver fatto un percorso di crescita. In questa realtà complessa ci aiuta anche un gruppo di genitori molto attivo che si adopera per fare da ponte con le famiglie straniere, per cui posso dire che il lavoro fin qui svolto corrisponde al mio ideale di scuola e di comunità”.

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