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Treviso, "fuga" dal Quartiere Latino

La bellezza del luogo non è stata sufficiente a far decollare il progetto, e ora nella piazza dell’Umanesimo latino sono tante le sedi di negozi rimaste vuote. Fra le cause dello spopolamento dell’area non sembrano esserci affitti eccessivamente alti, anche se le spese di manutenzione degli esterni della piazza potrebbero non invogliare al trasferimento, ma piuttosto il mancato afflusso di gente.

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Treviso, "fuga" dal Quartiere Latino

Il centro storico di Treviso è fatto di luoghi “alla moda”, negozi e strade affollati, e al contrario piazze e vie che proprio non riescono a suscitare interesse: lontane da passeggiatori e curiosi rimangono deserte. E’ così per piazza Santa Maria Maggiore, per via San Nicolò, ed è così per la piazza del Quartiere latino, con la differenza che in questo caso si tratta di un’area di recente riqualificazione, nata nel 2006 dall’ex ospedale di San Leonardo, grazie al lavoro dell’architetto Paolo Portoghesi, come spazio a servizio dell’Università trevigiana.

La bellezza del luogo non è stata tuttavia sufficiente a far decollare il progetto, e ora nella piazza dell’Umanesimo latino sono tante le sedi di negozi rimaste vuote.

“Credo che il problema vero sia stato uno slittamento di destinazione – ha spiegato Guido Pomini, ex presidente Ascom che dal 2008 al 2014 ha gestito un negozio nell’area –. Quando è nato, doveva essere un luogo di passaggio, l’unione fra il centro storico e l’ex distretto militare al di là del fiume, che doveva diventare un nuovo quartiere. Quando è venuto meno il progetto sull’ex distretto, il Quartiere latino si è trasformato da luogo di passaggio a luogo di arrivo. Una piazza chiusa, e per questo meno frequentata. Quando ero referente Ascom per il centro storico ho chiesto a gran voce la pedonalizzazione di piazza Santa Maria dei Battuti, che poi è arrivata diversi anni dopo, e che ora può fare da trait d’union con il resto del centro storico”.

Fra le cause dello spopolamento dell’area non sembrano esserci affitti eccessivamente alti, anche se le spese di manutenzione degli esterni della piazza potrebbero non invogliare al trasferimento, ma piuttosto il mancato afflusso di gente.

Secondo Pomini, chi detiene la maggior parte della proprietà dovrebbe lavorare con la cittadinanza a un progetto per trovare una nuova anima al quartiere.

“Nel passato avevamo proposto il progetto per un distretto del lusso, un piccolo «Fondaco dei Tedeschi». Era il periodo delle grandi mostre a Ca’ dei Carraresi, ma oggi è impensabile, troppo poco turismo per far vivere le grandi firme che lavorano soprattutto con la clientela asiatica. E’ uno spazio meraviglioso, ma troppo piccolo perché i negozi si diversifichino al punto di creare una città nella città, troppo grande per essere un’area tematica, troppi residenti per un’area di soli locali e così manca una vocazione precisa. Ci vuole un’idea originale, e spero che non rimarranno solo uffici e servizi”.

Per l’ex presidente Ascom ci sono anche degli errori strutturali che fanno sì che i negozi non funzionino: “Per un negozio cambia tutto fra avere una porta aperta o chiusa, scendere tre gradini è un ostacolo, per non parlare della galleria. Le metrature sono piccole, bisognerebbe creare spazi più grandi, chi fa investimenti valuta queste cose”.

Fra i negozi che ancora resistono c’è lo storico “Carte Cattelan”, rilevato un paio di anni fa da Isabella Liberali. La titolare è molto scettica sul futuro della piazza, anche alla luce delle difficoltà economiche dovute allo stop imposto in questi mesi. “Perché il progetto non sia decollato non lo so - ha commentato -, ma posso dire che non c’è passaggio di gente. Chi viene da me, lo fa perché il marchio è conosciuto. D’altronde cosa può venire a fare la gente qui se non c’è niente? Arrivava qualche turista per visitare la struttura, e ora speriamo tornino, ma per esempio il sabato è un disastro, a luglio e agosto io chiudo il sabato. Ora ha chiuso anche il bar e non so se riaprirà. I negozi che potrebbero attirare gente non vengono, perché qui non passa nessuno”. Il negozio ha riaperto stringendo i denti, e si dà tempo fino a fine anno per vedere come si evolveranno le cose, però l’amarezza rimane: “L’anno scorso a Natale l’Amministrazione ci ha abbandonato, ha messo le luminarie fino a San Leonardo, dimenticandosi completamente di piazza Santa Maria dei Battuti e del Quartiere latino, è una zona bellissima, ma non ha un’anima. Tuttavia, la proprietà viene incontro con l’affitto, in un’altra collocazione più di passaggio lavorerei di più, ma forse non basterebbe a pagare le spese, perché a Treviso è così, gli affitti sono altissimi e i proprietari preferiscono lasciare sfitto che scendere con i prezzi”.

Più positivo il titolare dell’agenzia “Impresa Immobiliare”, che crede abbastanza nel progetto del Quartiere latino, tanto da aprire a inizio luglio una seconda sede a pochi metri dalla prima.

“Non è un quartiere particolarmente vivace - ha commentato Lucio D’Ambrosi -, tuttavia credo che il problema sia di tutto il centro storico. Anche le agenzie immobiliari hanno bisogno di vetrine e visibilità, sennò avremmo tutti uffici al secondo piano senza vetrina, che costano meno, e noi apriamo una seconda sede qui. In molte zone ci sono negozi vuoti, qui fa più impressione perché è uno spazio chiuso. Il centro si sta svuotando a causa di ipermercati e di colossi come Amazon, dobbiamo invertire questa tendenza se vogliamo una città non solo bella, ma anche sicura, perché negozi vuoti e vetrine spente portano a maggiore degrado e insicurezza. Sono fiducioso, e comunque il rilancio del quartiere deve avvenire di pari passo con quello di tutta la città”.

D’Ambrosi è ottimista anche sulla riapertura del Diner bar: “Avevano aperto da poco, spero che stiano solo aspettando la ripresa dell’Università per riprendere l’attività, senza gli studenti in giro è tutto più difficile per i locali”.

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