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Treviso: in attesa delle grandi mostre spazio agli artisti locali da riscoprire

Ancora tutto da decidere il futuro dei Musei civici trevigiani, che dopo le grandi mostre di Marco Goldin e Linea d’ombra “vivacchiano” con le esposizioni permanenti e proseguono nella valorizzazione degli artisti trevigiani più importanti del ‘900, da Francesco Piazza a Gianni Ambrogio e infine Aldo Voltolin con le opere che rimarranno esposte al Bailo fino al 24 febbraio.

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Treviso: in attesa delle grandi mostre spazio agli artisti locali da riscoprire

Ancora tutto da decidere il futuro dei Musei civici trevigiani, che dopo le grandi mostre di Marco Goldin e Linea d’ombra “vivacchiano” con le esposizioni permanenti e proseguono nella valorizzazione degli artisti trevigiani più importanti del ‘900, da Francesco Piazza a Gianni Ambrogio e infine Aldo Voltolin con le opere che rimarranno esposte al Bailo fino al 24 febbraio.
Nel frattempo il famoso curatore d’arte e la sua società hanno firmato un accordo con l’Amministrazione padovana che porterà due grandi mostre nella città del Santo tra il 2020 e il 2022. Il progetto “Padova. La meraviglia del colore” prevede una monografica: “Van Gogh. I colori della vita”, dal 10 ottobre 2020 all’11 aprile 2021, e poi una seconda esposizione che terminerà nel 2022: “Storia dei cieli da Canaletto a Monet. L’incanto azzurro e altri colori dai vedutisti agli impressionisti”.
A Treviso impazza invece il toto nomi dei nuovi curatori che potrebbero succedere a Goldin. Si è parlato di Vittorio Sgarbi, recentemente nominato presidente della fondazione Canova di Possagno, e di Philippe Daverio, noto critico d’arte, famoso anche per le sue trasmissioni televisive di divulgazione artistica; ma la Giunta non si sbottona, non smentisce e non conferma. L’assessore alla Cultura Lavinia Preti Colonna non rilascia dichiarazioni in attesa dell’illustrazione del progetto per i Musei civici che verrà presentato nelle prossime settimane.
Poco meno reticente il sindaco Mario Conte che ha spiegato: “Prevediamo la collaborazione con dei curatori di altissimo livello, ma non possiamo fare nomi perché stiamo firmando i contratti in questi giorni. Quello che posso dire è che sarà un programma quadriennale, dal 2019 al 2022 e prevederà grandi mostre e altri eventi di portata minore ma costante. Le parole d’ordine saranno continuità, rete tra i musei e territorialità, non solo dando spazio agli artisti della Marca, ma anche collegando con il territorio gli artisti non trevigiani”.
Fino al 10 febbraio intanto il museo di santa Caterina e Ca’ Robegan ospitano assieme a Ca’ dei Ricchi, sede dell’associazione Treviso Ricerca Arte che la promuove, la mostra “Re.Use. Scarti, oggetti, ecologia nell’arte contemporanea” a cura di Valerio Dehò.
L’esposizione è composta da 87 opere di 58 artisti internazionali, tra cui molti di fama internazionale come Marcel Duchamp, Man Ray, Piero Manzoni, Michelangelo Pistoletto, Alberto Burri, Christo, Mimmo Rotella, Tony Cragg e Damien Hirst, e si propone di documentare in un arco cronologico che va dai primi decenni del Novecento fino ai giorni nostri, il rapporto continuo che l’arte ha avuto con gli oggetti d’uso comune e con gli scarti.
Le sale al pian terreno del Bailo ospitano invece fino al prossimo 24 febbraio l’esposizione delle opere di Aldo Voltolin, giovane pittore trevigiano che riscosse un discreto successo durante la propria vita, nonostante la morte precocissima, nel 1918, a 26 anni non ancora compiuti. La monografica ripercorre il suo percorso artistico iniziato probabilmente verso il 1910 con gli acquerelli esposti, a soli 18 anni, nella mostra organizzata da Arturo Martini a Treviso, nel negozio della sorella in Calmaggiore.
Già l’anno successivo l’artista ha una sala tutta per lui a Ca’ Pesaro, a Venezia, dove mette in mostra 25 dipinti. La vita e molte delle opere di questo artista rimangono ancora oggi un mistero. I Musei civici possiedono quattordici oli, mentre sette acquerelli sono di proprietà della Biblioteca comunale. Le altre opere sono in prestito da privati.
In una serata di presentazione lo scorso 5 febbraio Emilio Lippi, direttore dei Musei; Eugenio Manzato, Maria Elisabetta Gerhardinger e Raffaello Padovan hanno cercato di ricostruire la figura dell’artista, scoprendo, grazie ad alcuni carteggi con il pittore milanese Vittore Grubicy, nuovi dettagli sulle tele e aprendo nuove prospettive che verranno studiate in vista della revisione del catalogo. Durante la serata il professor Nico Stringa ha confermato l’acquisto, da una collezionista veronese, de l’Amica del cipresso, di Arturo Martini, che verrà esposta al Bailo.

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